Dal terrazzo del lodge la vista si apre sulla foresta impenetrabile, dove mille sfumature di verde paion dirti: “perché non m’ami?”.
Il primo colore sono voci di bambini che giocano in fondo alla valle, sfumato da suoni di sottofondo.
Anzi no: adorabili melodie di cicale, uccelli, galli, e ancora note sorde di gocce che cadono da foglie turgide mentre il tagliente canto del freddo di montagna sovrasta ogni cosa.
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Mentre scelgo i colori dalla tavolozza per disegnare una teoria di uomini che torna al villaggio – da dove non so – un passerotto si posa su un esile ramo, esattamente davanti a me.
Pare mi osservi e nel frattempo fa ciondolare il fiore rosa cipria che audace arricchisce la sommità della pianta.
Ora vola!, dischiude le ali, sceglie un altro ramo e poco sopra spunta un tenero scoiattolo.
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Sulla sinistra arbusti ed alberi di ogni tipo.

Alberi verde intenso a fronde piatte, paiono eleganti vassoi dove adagiare lo sguardo pregno di immagini, lacrime e pensieri.
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Ancora lo scoiattolo! Percorre il ramo instancabile, per cercare chissà cosa.
Veloce, senza una meta apparente.
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La pennellata successiva crea nebbia che inebria gli alberi.
É piovuto dunque l’acqua si sta trasformando in umidità.

A variare colore, il sottofondo di un muggito, profondo ed acuto allo stesso tempo.
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Frutti, fiori amaranto, rosa antico, di ogni forma e fattezza, giallo,violetto, oblunghi, rotondi, magenta, indaco e molti altri, tanti quanti la creatività del paradiso ne possa creare.
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Un momento che pare una vita, un secondo lungo quanto un millennio perché in Africa tutto prende spazio con lentezza e tranquillità.
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Sto dipingendo natura, sto raccontando un meraviglioso quadro, sto aprendo il mio cuore a tanta immensa bellezza.
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E non ne sono degno.
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