Lascia che la bellezza ti attraversi.

Per la prima volta, quest’anno, abbiamo scoperto le coste venete.
E sono diverse.
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Dalle spiagge liguri, certamente.
Ma forse anche da un certo modo di vivere il mare.

Le spiagge immense.


Spiagge ampie, ordinate, accessibili.
Pedalò allineati sul bagnasciuga.
Famiglie numerose, bambini, nonni e zie.
E stranieri d’oltralpe che camminano piano, lasciando che la sabbia fine affondi sotto i piedi.
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Caorle ha qualcosa di profondamente italiano.
Lo trovi nei nomi degli hotel, nelle piccole abitudini, nei gesti ripetuti ogni estate.
Nella semplicità delle cose che, proprio perché semplici, finiscono per diventare memoria.
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La sabbia stropicciata a fine giornata.


La spiaggia un po’ stropicciata alla fine della giornata, i castelli di sabbia costruiti e abbandonati, la piccola chiesetta.
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Sono diventati il nostro angolo della domenica.
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E mentre guardo tutto questo penso che forse la bellezza non abbia bisogno di stupire.
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A volte è sufficiente fermarsi.
Guardare.
E lasciarsi attraversare.

Lei è deliziosa.

Dallo Yoga al Management.

In questi due giorni di pratica con Roberto Bocchi — una delle pietre miliari dell’Ashtanga in Italia — una sua frase mi è rimasta impressa:

«Io come Maestro non correggo molto, fornisco indicazioni.
Il grosso del lavoro deve farlo l’allievo.
Lo yoga è disciplina, impegno, costanza».

E chi l’avrebbe mai pensato che ci sarei riuscito?

Riflettendoci, il parallelismo con il mondo del management è immediato e potente.
Quante volte ho cercato nel mio manager la risposta pronta a un dubbio, dimenticando che la soluzione passa attraverso un processo personale, a volte tortuoso, ma che spetta a me completare?

Il mio sorriso dopo aver praticato.

E dall’altra parte della scrivania, la sfida più grande da leader non è correggere l’errore immediato, ma costruire le condizioni affinché non si ripeta.

Guidare senza sostituirsi, dare direzione senza togliere autonomia.
In sintesi: disciplina nel quotidiano e visione a lungo termine.

Era follia per me pensare di piegarmi cosi tanto.

Nove anni fa non riuscivo a toccarmi i piedi.
Oggi mi fletto con naturalezza.

Allena il corpo con costanza e la mente (o il metodo) seguirà.

L’estate con le due parentesi.

Nelle due settimane di vacanza che ho trascorso prima in Corsica e poi in Trentino ci sono state due parentesi, apparentemente non collegate tra loro, che mi hanno fatto riflettere parecchio.

La prima è una cosa bella: la cena con tutti i dipendenti, organizzata il 13 agosto.

È stata una serata piacevole perché ho avuto modo di conoscere molti colleghi che ancora non avevo incontrato, di presentare la strategia di questa bella realtà e, soprattutto, di vedere colleghi e famiglie felici.

Non mi è pesato per nulla interrompere la vacanza. Mi piace lavorare in Chiggiato perché ho la possibilità di mettere a disposizione tutta l’esperienza maturata in 35 anni di lavoro.

Credo che un manager della mia età, che non abbia ancora capito che è arrivato il momento di restituire ciò che ha imparato, non ha compreso fino in fondo il senso del proprio mestiere.

Il cibo al Silena è eccellente

La seconda parentesi, invece, è stata molto triste.

È mancato Franco, colui che, quando avevo trent’anni, mi offrì la possibilità di entrare nel magico mondo della comunicazione e della consulenza.

Franco aveva 63 anni ed era una persona davvero straordinaria, per la sua etica professionale e umana.
Un manager generoso e, allo stesso tempo, un imprenditore determinato.

Grazie a Franco ho avuto modo di conoscere, imparare, ridere, ragionare e, soprattutto, ascoltare.

Sì, perché Franco conosceva il valore dell’ascolto. E dopo aver ascoltato sapeva reagire con parole semplici, spesso balsamiche.

Adoro questo laghetto artificiale

Faccio fatica a trovare un senso alla sua scomparsa così precoce. Non riesco ad accettarla.

E allora ecco le due parentesi.

Che poi, a pensarci bene, parentesi non sono affatto.

Sono piuttosto due conferme di una convinzione che sento sempre più forte: il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo.

Lo yoga mi ha cambiato la vita

Ed è per questo che dobbiamo investirlo nel modo migliore possibile.

Nel lavoro, mettendo a disposizione ciò che abbiamo imparato.

Nelle persone, lasciando qualcosa di noi.

E nella vita, cercando di non sprecare nemmeno un istante di quello che ci è stato concesso.

L’allenamento alla bellezza.

Scattare una fotografia con la giusta inquadratura è un’arte complessa.
Non credo sia solo questione di luci e obiettivi, ma soprattutto di occhio: sensibilità per i colori, scelte compositive, punti di vista, rispetto del soggetto e delle geometrie.
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Valorizzare la bellezza richiede talento, ma soprattutto un costante allenamento.
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Frequentare luoghi densi di arte e cultura aiuta ad affinare lo sguardo. Ci invitano a scorgere il dettaglio e ad amarlo, per poi risalire in superficie, goderne la visione d’insieme e tuffarsi di nuovo in quell’incantevole interstizio.
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La Galleria Borghese a Roma, ad esempio, è un luogo in cui bisognerebbe perdersi per giornate intere, per uscirne portando con sé fotografie di pura arte.


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Lo stesso vale per il Guggenheim di Bilbao, dove il meraviglioso gioco di superfici, luci e riflessi risveglia la mente e l’anima.
E poi c’è Madrid. Non mi riferisco al Prado – che trovo autoreferenziale e freddo – bensì al Thyssen-Bornemisza: un museo amorevole, generoso, profondamente appassionato.
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Osservare dall’alto città come New York, Barcellona e Torino fa comprendere l’importanza degli allineamenti rigorosi, esattamente come accade praticando yoga.
Sono linee rette, essenziali e grafiche, che guidano la vista verso il suo naturale punto di appoggio e, con eleganza, determinano l’armonia dei corpi.
Tra un respiro e l’altro. Con impegno e determinazione.

Anche la natura offre le sue lezioni: un frangipane e un fiore di vaniglia selvatica sono aulici, di un’eleganza quasi elisabettiana, dalle forme morbide e dense. Il profumo della vaniglia si insinua nei sensi e genera esso stesso eleganza.
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Così come la musica di Mozart: un’esperienza sublime che evoca emozioni incancellabili, quasi fosse una formula matematica perfetta da cui scaturiscono armonia, grazia e incanto.
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Credo sia fondamentale immergersi ripetutamente nella bellezza e praticare quotidiani rituali di estetica.
Questo significa anche prendere le distanze da tutto ciò che è sgraziato: dai gesti esagerati, dalle urla e dai pensieri meschini.
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Perché è solo attraverso la delicata, costante ricerca di ciò che rappresenta il nostro riferimento estetico, che possiamo trovare un autentico appagamento.
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«Tu la fai troppo facile.»


Me lo ha detto la mia amica @mialuis_official durante un’intervista, per poi aggiungere: «Sono certa che dietro il tuo percorso umano e professionale ci siano determinazione, costanza, rinunce e persino lacrime.»

Ci ho pensato a lungo. La verità è che serve tutto questo, ma serve anche una buona dose di fortuna. È come agli esami: puoi aver studiato ogni capitolo, ma c’è sempre l’imprevisto della domanda che ti spiazza.
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Eppure, di una cosa sono certo: avere la lucidità di riconoscersi felici e fortunati è una forma altissima di intelligenza.


Oggi, ad esempio, sono in aeroporto: ho interrotto le mie vacanze per tornare in ufficio per un evento aziendale. Potrei essere arrabbiato o rammaricato? Forse sì, ma preferisco pensare che durante il viaggio potrei incrociare persone speciali e che, questa sera, il mio discorso riuscirà a lasciare qualcosa di mio in chi mi ascolterà.
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Questi tre scatti catturano proprio questo: attimi infinitesimali di felicità. Le pagine di un romanzo a bordo piscina, il tempo condiviso a cena con Davide, il respiro sereno di chi è in salute.
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Non dare mai nulla per scontato e osservare il mondo da plurimi punti di vista. Forse la felicità è tutta qui.
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Quanta bellezza nella felicità.

Non vedo libri.

Davide dice che sono un buon osservatore. Non so se sia vero, ma so di notare i dettagli importanti. Come dice il proverbio, il diavolo si nasconde nei dettagli.

L’altro giorno ho fatto un viaggio di sei ore in nave e ho avuto modo di osservare i comportamenti delle persone. Alcuni erano sdraiati a terra, altri si stavano abbuffando al bar e altri ancora scrollavano i cellulari con una certa insistenza, cercando qualcosa che non trovavano mai.

Sorprendentemente, non ho visto nessuno con un libro in mano, né di carta né digitale.

Ora, il mio sguardo si posa sulla spiaggia, dove famiglie e persone si godono il loro tempo libero. Ancora una volta, non c’è un libro in vista.

E non è finita qui. Ho notato la stessa cosa nelle sale d’attesa degli aeroporti, sui treni, sugli autobus e nelle stazioni. La gente beve, mangia, telefona, discute e parla ad alta voce, ma nessuno legge.

È davvero triste.

Ora, non voglio passare per il solito snob o, come direbbero altri, per un “zecca comunista”, ma sono fermamente convinto che la lettura, l’approfondimento e la cultura siano essenziali per sviluppare il senso critico.

Concordo anche con Travaglio, un giornalista che non mi sta particolarmente simpatico, sul fatto che Berlusconi, oltre ad essere stato un mafioso (fu condannato) e un ladro, abbia contribuito all’imbarbarimento della nostra società. Ciò che ha propinato per 25 anni nelle sue televisioni era disgustoso e ha generato il peggior appiattimento culturale possibile in quegli anni. Oggi siamo il risultato del suo operato.

Non mi stupisce affatto che un giovane ventunenne, venuto a cercare lavoro nell’azienda in cui lavoro, abbia detto con afflato: “Ho deciso di non fare l’università di ingegneria perché non serve a nulla per il mio mestiere”.

Quando la mia collega ed io abbiamo sentito queste parole, abbiamo cercato di approfondire chiedendogli le ragioni. Ha confermato i nostri timori e ha dimostrato che la mancanza di conoscenza genera populismo, carenza di pensiero e povertà etica.

Questo mondo, e soprattutto l’Italia di oggi, mi spaventano. Qui tutto è possibile, il contrario di ciò che si diceva ieri diventa vero, le promesse politiche, urlate e continue, vengono disattese, e avanza il cugino, amico o fratello d’Italia (finta).

Il mondo è un sistema complesso che richiede una leadership culturalmente preparata, stoicamente etica e raffinatamente democratica.

Sono profondamente deluso.

L’unica bellezza si realizzerà quando i populisti, le finte cristiane e i neo-fascisti torneranno nelle loro tane.

E allora si che potrò affermare: quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌍

Piccoli attimi.

Quando chiudo gli occhi posso ancora sentire la stretta del nonno che mi tiene in braccio, e l’altalena fatta a mano da lui, e le caldarroste che abbrustoliva per me a Venaria, e il rumore che faceva lo sterzo della Fiat 850 azzurro acquamarina, e gli occhi gonfi che strofinavo per l’allergia, e il viaggio con il nonno a Diano Castello.

Sono piccoli momenti di pura felicità anche il tanto desiderato trenino che mamma acquistò un pomeriggio d’inverno, e le macchinine con cui giocavo e il lego e la possente macchina che imballava il fieno, e il gioco dei quattro angoli in via Fontanesi, e il sudore lungo la schiena mentre giocavo a nascondino le sere d’estate.

Adoro questo ristorante 💙

Sono attimi che fuggono come le salite al Monte San Giorgio, la festa del 25 aprile ai Galli, le fughe mattutine in bici sognando di avere una roulotte attaccata, la prima volta che dormii da solo in colonia a Pian dell’Alpe e mi preoccupai perché papà e mamma non arrivavano.

Notti e giorni, istanti, settimane e momenti liceali: io che volevo a tutti i costi essere un paninaro, e il castello di Laura, e le domeniche trascorse a studiare da Pepy, e la maturità, e ancora Viale Curreno la strada che conduceva al liceo, e le macchine lussuose delle mie compagne.

Mesi e secondi, attimi infinitesimali che servono a prendere decisioni reversibili come la volta in cui volli raggiungere Silvia in Guadalupa, e le spiagge bianche, e le lacrime perché non ero io ma volevo esserlo, e il cane di Ale, la moto di Eugenio e le serate con la mia compagnia.

E odori, profumi e parole che hanno arricchito la mia vita fino ad essere ciò che vedi oggi, e sono fiero di me.

E allora?

Convivo con la consapevolezza che fra due generazioni o meglio anche prima nessuno saprà più chi sono, che sono un granello tra la sabbia del mare.

Ascolto il Sè e questo conta per me, per noi, e allora assaporo il momento.

Quanta bellezza in mio papà.

L’azienda dove mio papà ha lavorato per anni prima come tecnico e successivamente come manager, ha pubblicato questo disegno con il titolo: “prima del CAD e 3d” significando appunto che i disegni venivano tutti tracciati a mano.
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Vedendo la storia ho immediatamente riconosciuto la mano e lo stile di mio papà. Era un suo disegno.
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Mi sono emozionato tantissimo perché ricordo con estrema lucidità l’impegno, la determinazione e precisione del mio babbo.
Si svegliava presto, alcune volte anche alle quattro del mattino e se aveva un problema da risolvere si recava in ufficio lavorava rincasando molto tardi, anche la notte.
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“Se una cosa è da fare la si fa senza aspettare domani, va fatta subito e bene”. Il suo senso di responsabilità è unico.
Se a casa vede qualcosa che non va si mette subito all’opera per riparare, sostituire o organizzare.
È sempre disponibile ad aiutarmi, venire a sostituire una lampadina o riparare l’irrigatore automatico.
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Lo scorgevo spesso il sabato pomeriggio o la domenica chino sul tavolo da pranzo a studiare volumi di elettrotecnica, organizzazione aziendale e management. Il resto del weekend lo trascorreva a fare giardinaggio oppure in bicicletta.
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Un vero esempio di uomo retto, dedito al lavoro, intellettualmente onesto e completamente dedito alla causa.
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È stato poco a casa? Forse sì ma il suo stile è stato IL riferimento per me.
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Mio papà è in pensione da anni, oggi ottuagenario è ancora un uomo impegnato nello studio, una persona che si diletta di pittura, disegno, fotografia, visite museali, letture scientifiche e pesca con la mosca.
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E durante gli anni del liceo trovava anche il tempo di portarmi a scuola la mattina, quando il bus delle 6:40 non passava.
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Papà sei tuttora un grande esempio, spero che tu sia fiero di me. 🙏❤️
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Quanta bellezza in mio papà ed in questo mondo 🙏❤️🌍

La mia Liguria.

Nonno Carlo mi portava in villeggiatura in Liguria, affittava un appartamento – sempre lo stesso – affinché potessi respirare aria pura.
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Con lui, il mio nonno preferito, facevamo lunghe camminate ad Oneglia, Diano Marina e Diano castello.

Adoro questi edifici

Partivamo da Torino percorrendo il col di Nava, e quando arrivavo in punta capivo che mancava poco a scorgere il mare, altre volte invece passavamo dall’autostrada cosicché quando vedevo le ciminiere bianche e rosse di Savona, capivo che il viaggio era quasi terminato.
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Domandavo spesso “nonno quando arriviamo?“ e lui con amore mi forniva sempre la stessa risposta: “Suma quasi rivà”
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Ah la buganvillea 💓

Nonno Carlo mi ha insegnato a passeggiare, ad apprezzare le sue spiegazioni in piemontese mentre mi raccontava come si raccogliessero le olive, come si facessero seccare i funghi o ancora quanto fosse bello alzare le braccia e lasciarsi accarezzare dalla brezza marina.
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Negli anni settanta tutti i torinesi andavano in Liguria, io un po’ di più perché il nonno aveva affittato la casa anche per l’inverno, per svernare.
Ogni tanto partivamo lui ed io e scendevamo al mare, in modo semplice senza tanti fronzoli proprio come i liguri.

Caftano e pantaloni blu notte con profili oro in lino greco 💙


La Liguria di ponente è una terra straordinaria: ricca di materie prime eccellenti, determinazione, sguardi duri, parole sincere e cibo vero, forse un po’ mi assomiglia.
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Ogni volta che vengo qui, torno bambino.
Davide mi ha detto che gli ho fatto scoprire una Liguria diversa, che non gli apparteneva.
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Quando attraverso il confine, dimentico tutti i pensieri, i problemi e vivo il momento, con apertura, curiosità e voglia di incontrare.
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Bordighera in particolare è fluida perché è il mix perfetto di decadenza, abitazioni eleganti, austerità e calore.
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E anche questo weekend non mi ha deluso: abbiamo conosciuto persone del luogo, perché non è vero che i liguri non vogliono i turisti; al contrario: accettano chi usa gentilezza, educazione e cerca la bellezza.

La sera a Bordighera

Il copione

Sono salito con un copione e ad un certo punto l’ho abbandonato, avevo bisogno essere il vero me.
Ed il pubblico lo ha percepito.


C’era anche Davide seduto tra la folla, l’avrei riconosciuto tra mille. Mi ha appositamente raggiunto: non mi aveva mai visto condurre.


Sentivo una grande responsabilità: ero lì per valorizzare i 45 anni di un’azienda unica ed una famiglia inarrestabile.
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Quando sono salito sentivo caldo, soffrivo la stanchezza ed ero provato dall’arsura pugliese. Quando sono sceso ero raggiante perché avevo ammirato persone sorridere, piangere e riflettere.


Nello scrigno ho riposto sentimenti bellissimi, qualche lacrima e tanti sorrisi.
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Un manager alla mia età deve aver imparato a condividere generosamente i propri sbagli, abbandonare l’Io a favore del Se, avere il coraggio di dire le cose come stanno.
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All’inizio c’è la carriera successivamente il piacere di condividere esperienze e valorizzare talenti.
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Amo la vita così come amo il mio lavoro.
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È una grande fortuna.

QBQM

cercatore di bellezza, inguaribile ottimista e viaggiatore forsennato

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