Il talento non spaventa perché è arrogante ma perché mette in crisi.
Dove arriva smonta le abitudini.
Pone domande che nessuno osa fare.
Non si accontenta del “si è sempre fatto così”.
E costringe a guardare dove stai andando e chiederti se stai facendo abbastanza.
Il talento è uno specchio, infrangibile.
E spesso agli smargiassi non piace ciò che riflette.
Perché se c’è qualcuno che può fare meglio, più velocemente e con più visione… allora significa che é meglio di te.
Significa che il sistema può evolvere, ma ha scelto di restare fermo.
Il talento fa paura ai capi che necessitano di controllo.
Fa paura a chi confonde il ruolo con il valore.
Fa paura a chi vuole sottomissione, non condivisione.
Peggio di questo c’è solo chi sceglie i mediocri per riuscire ad emergere.
Chi dice no al futuro per proteggere un presente che scricchiola.
Eh no, il talento non è per tutti.
Serve coraggio per riconoscerlo.
Umiltà per accoglierlo.
Visione per farlo crescere.
Il talento non rovina i team, sgretola le zone di comfort.
E se una zona di comfort basta a farvi dire “no” a chi può fare la differenza… allora il problema non è il talento.
È la vostra ingordigia e mancanza di senso etico.

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