L’allenamento alla bellezza.

Scattare una fotografia con la giusta inquadratura è un’arte complessa.
Non credo sia solo questione di luci e obiettivi, ma soprattutto di occhio: sensibilità per i colori, scelte compositive, punti di vista, rispetto del soggetto e delle geometrie.
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Valorizzare la bellezza richiede talento, ma soprattutto un costante allenamento.
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Frequentare luoghi densi di arte e cultura aiuta ad affinare lo sguardo. Ci invitano a scorgere il dettaglio e ad amarlo, per poi risalire in superficie, goderne la visione d’insieme e tuffarsi di nuovo in quell’incantevole interstizio.
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La Galleria Borghese a Roma, ad esempio, è un luogo in cui bisognerebbe perdersi per giornate intere, per uscirne portando con sé fotografie di pura arte.


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Lo stesso vale per il Guggenheim di Bilbao, dove il meraviglioso gioco di superfici, luci e riflessi risveglia la mente e l’anima.
E poi c’è Madrid. Non mi riferisco al Prado – che trovo autoreferenziale e freddo – bensì al Thyssen-Bornemisza: un museo amorevole, generoso, profondamente appassionato.
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Osservare dall’alto città come New York, Barcellona e Torino fa comprendere l’importanza degli allineamenti rigorosi, esattamente come accade praticando yoga.
Sono linee rette, essenziali e grafiche, che guidano la vista verso il suo naturale punto di appoggio e, con eleganza, determinano l’armonia dei corpi.
Tra un respiro e l’altro. Con impegno e determinazione.

Anche la natura offre le sue lezioni: un frangipane e un fiore di vaniglia selvatica sono aulici, di un’eleganza quasi elisabettiana, dalle forme morbide e dense. Il profumo della vaniglia si insinua nei sensi e genera esso stesso eleganza.
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Così come la musica di Mozart: un’esperienza sublime che evoca emozioni incancellabili, quasi fosse una formula matematica perfetta da cui scaturiscono armonia, grazia e incanto.
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Credo sia fondamentale immergersi ripetutamente nella bellezza e praticare quotidiani rituali di estetica.
Questo significa anche prendere le distanze da tutto ciò che è sgraziato: dai gesti esagerati, dalle urla e dai pensieri meschini.
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Perché è solo attraverso la delicata, costante ricerca di ciò che rappresenta il nostro riferimento estetico, che possiamo trovare un autentico appagamento.
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Pubblicato da Maurizio Bramezza

Blogger, anchor man, moderator, yoga teacher and Happiness Coach

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