Se tu sei felice lo siamo anche noi

furono le parole che pronunciò mia mamma quando nella mia cucina le dissi: “mamma io sto con un ragazzo”.

Le parole più semplici, belle e cariche di amore che un genitore possa dire al proprio figlio. Già perché in quella frase non c’era un “ok stai con un uomo e lo accetto”, ma andava oltre: “comunque tu sia – brutto, bello, alto, basso, intelligente o zuccone, con i capelli neri o tinti biondo platino noi ti amiamo per ciò che sei”.

Ed è proprio questa secondo me la bellezza di mettere al mondo dei figli: volere il loro bene, sul serio, non a parole. I film sono una cosa, la vita è altra.

Noi ci piacciamo 😘

La verita’ e’ che ho avuto piu’ paura io a vivermi, di quanta ne abbiano avuta loro. Vi spiego meglio.

A me i maschi sono sempre piaciuti, fin da bambino; magari per altri non è stato così, ma per me si; pero’ si sono infilate in mezzo l’educazione religiosa con il suo stupido senso di colpa, le regole sociali condivise tipo – un maschio deve stare con una donna!- ma soprattutto io avevo paura di dire a me stesso che non ero una pera ma una mela, che a me non piaceva il rosso ma il verde, che io non adoravo andare in montagna ma al mare, che io non scrivevo con la destra ma con la sinistra.

Durante gli anni dell’adolescenza e della giovinezza ero bloccato, avevo paura di commettere un errore, di fare brutta figura, di uscire dai canoni sociali, di non essere come invece avrei dovuto. Non mi sono vissuto, nemmeno di nascosto, nulla. Fermo, piatto e calmo come un lago verso l’imbrunire, quando ormai soffia solo più un refolo di vento ma nulla muove perché non ne ha la forza.

Pensate alla differenza enorme tra queste due semplici affermazioni: “mi piace o non mi piace”, contro “è giusto o non è giusto”. Piace a tutti voi il caviale? E il tartufo? Adorate tutti il formaggio?

Troppe volte ci lasciamo guidare dalle regole sociali, religiose o di buon costume; poche purtroppo dal vivere la nostra pienezza, dal godere di noi così come siamo: nudi, crudi, veri, semplici e belli allo stesso tempo.

Come vedete non ne ho fatto una questione di “si nasce o si diventa?”, “accettare la diversità”, “apertura verso gli altri”.

Balle, balle ed ancora balle. Qui si tratta semplicemente di avere dei gusti. E non tutti sono alla menta, fortunatamente.

Oggi, all’età di cinquant’anni ho capito che la bellezza sta proprio in questo: rispettare i propri bisogni innanzitutto, poi quelli degli altri soprattutto quando ci riguardano! Solo cosi’ possiamo finalmente vivere la pienezza del nostro essere nell’accettazione di pregi, difetti, limiti e capacità. E se mi guardo attorno io vedo tanti amici che mi cercano, che vogliono stare con me, che hanno il desiderio di incontrarmi, di avere un mio parere, di praticare yoga insieme, lavorare con me o più semplicemente scrivermi un messaggio.

Ma la bellezza più grande è sapere che io sono la sintesi di due persone – mio papà e mia mamma – che nella loro semplicità sono sempre andati oltre la meschinità sociale, l’ignoranza, la bassezza, la paura; ed oggi io come uomo sento la grande responsabilità di fare in modo che anche solo una persona tra di voi colga questo messaggio, lo faccia proprio e mi aiuti a creare bellezza.

Ascoltami

Pubblicato da Maurizio Bramezza

Blogger & Happiness Coach

12 pensieri riguardo “Se tu sei felice lo siamo anche noi

  1. Avrei voluto la stessa risposta da parte di mio padre, non fu così e purtroppo, in seguito, mi rese la persona più triste ed insicura, deridendo i miei scarsi successi in un liceo scelto da lui che io detestavo e che ho finito solo grazie al supporto di ottimi compagni di scuola. Ci misi anni a riprendermi dalla sua derisione e dal suo scherno ogni qual volta portavo un brutto voto, e mamma che taceva furono fonte di dolore e sofferenza e bulimia. Mio fratello poi, che per predisposizione naturale fece la carriera scolastica che amava e che era quella che papà avrebbe voluto anche per me, mi ha sempre trattata anche lui come una fallita. Grazie un padre despota mi son rovinata la vita a lottare prima di tutto contro la mia insicurezza che ha fatto sì che mi passasse davanti gente molto meno preparata e in gamba di me. La cosa che mi rattrista e che in questo caso, trovare bellezza, non ci riesco ancora è già tanto che riesca a parlarne e per questo devo dire grazie a due psicologi eccezionali che ho incontrato quando ho toccato il fondo. Peccato. Quel mese di luglio, dopo la terza media, comunicata la mia intenzione di far il liceo artistico sarebbe bastato sentirmi dire:”L’ importante è che tu sia felice”. Mi spiace, ma non tutti i genitori amano i loro figli.

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