Perché non so scrivere ma adoro scrivervi.

Vi ricordate quando la maestra delle elementari ci dava come compito a casa i pensierini da scrivere? Io molto bene: panico totale.

Passavo ore a scervellarmi per trovare qualcosa da scrivere; passavo poi a pietire l’aiuto di mamma, che invariabilmente peggiorava la situazione strappando la pagina poiché la grafia non era ordinata o perché avevo fatto le orecchie all’angolo del foglio.

Pensierini per la testa.

Un vero incubo.

Poi vennero i temi alle medie. Lì me la cavavo un po’ meglio perché ci facevano dividere il foglio a metà per poter scrivere le correzioni a lato, quindi con poco sforzo arrivavo a riempire sei o sette pagine. Anche al liceo andava abbastanza bene dal momento che sceglievo quasi sempre il tema di letteratura, così dovevo semplicemente riscrivere quello che avevo studiato. Non ho mai amato i temi di attualità, avevo opinioni su quasi tutto ma le parole non uscivano dalla penna. Ricordo che una volta, per sfidare me stesso, provai anche a scrivere un libro: non avevo un’idea di base, non mi ero preparato uno schema da cui partire, ma con una certa spavalderia decisi di ambientare la storia in un tribunale marino durante il processo agli esseri umani per aver inquinato il mare; insomma alla tenera età di 14 anni ero una “Greta de’ noj artri” ante litteram, ma mi arenai dopo le prime pagine.

Considerando inoltre che dalla seconda alla quinta liceo ho avuto un’insegnante di lettere veramente capra, le cui occupazioni principali erano nell’ordine: coprire con un foulard (tra l’altro nemmeno di Hermès) inequivocabili segni sul collo, sventolare il suo presunto anello nobiliare (anche se a me quel Migliavacca mi sapeva più di altro che non di nobiltà), e per ultimo commentare Dante leggendo in modo becero le note a fondo pagina; vi potrete quindi spiegare facilmente perché il componimento letterario non fosse proprio il mio forte e fossi a dire poco incerto delle mie capacità di scriba.

Poi nulla, il buio più assoluto. Ho sempre pensato di non avere la capacità di scrivere un testo, nemmeno un pensierino; finché, qualche anno fa, iniziai a stendere delle email professionali e mi resi conto che non solo sapevo mettere in fila le parole ma riuscivo anche a trasmettere delle emozioni. Non per questo posso dire di aver mai avuto il fuoco sacro dello scrittore.

E poi c’era una frase che mi girava sempre in testa: “Bisogna smettere di scrivere ed iniziare a leggere”; la ritengo una grande regola tutt’ora, solo che per “colpa” di Davide ho aperto questo blog quasi per scherzo e poi ci ho preso gusto.

Da quando ho iniziato circa un mese fa, la cosa che mi ha più colpito è stato l’apprezzamento per il mio stile: “fresco, diretto, chiaro, divertente, concreto, ottimista, felice”, questi sono gli aggettivi che molti lettori hanno utilizzato per definirlo!

Ora, io non so se il mio stile potrà continuare a piacere, non so quanti lo apprezzeranno e quanti mi seguiranno, so solo che potermi raccontare, sapere che riesco a condividere le mie esperienze e magari a illuminare i miei amici, o anche solo accendere un sorriso sulle labbra di qualcuno dei miei followers, rende bellissime le emozioni che provo.

Ascoltami 🙂

Grazie.

Pubblicato da Maurizio Bramezza

Blogger & Happiness Coach

9 pensieri riguardo “Perché non so scrivere ma adoro scrivervi.

  1. L’insegnante di lettere con il foulard “l’altro nemmeno di Hermès” ? Orrore 🤣🤣
    A parte questo commento che è logicamente una celia, continua a scrivere e raccontarci
    sempre cose interessanti con il garbo che ti contraddistingue 🥰

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  2. Mi sono ritrovata appieno nell’incubo dei pensierini e dei temi 😊 Aggiungerei il terribile “fate un disegno a piacere” che mi ha lasciato convinta per la vita di essere una persona priva di creatività!

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  3. Oggi essere buoni scrittori è facile, non voglio sminuire il tuo impegno, la tua capacità e le tue buone intenzioni, ma con la penuria di scrittori degni di questo nome basta essere minimamente ben istruiti e si riesce, a mio avviso, dire la propria, col proprio stile in modo chiaro e anche coinciso come sai far tu. Quello che si legge in giro anche su giornali di un certo spessore, scritto da giornalisti professionisti è, spesso, pieno di errori, sgrammaticato, con una sintassi che non scorre e uso dei tempi verbali da matita blu che se avessi scritto io così, mi sarei giocata tutte le uscite del sabato al liceo visto che avevo un insegnate d’ italiano pignolo, pedante e spesso logorroico che, da un errore in su, sembrava il Vittorio Sgarbi della letteratura italiana senza contare che una volta, la professoressa di latino mi tolse tre voti in un compito in classe, così presi il mio solito 5/6, perché avevo scritto “né” negazione senza l’accento e l’errore mi costò l’ingresso a un concerto dei Litfiba e, venduto il biglietto, avevo promesso a mamma di ripassare tutta la grammatica con lei, che è sempre stata bravissima, altrimenti non mi avrebbero fatto iscrivere alle gare di sci della stagione che stava per iniziare, sarebbe stata una tragedia, così passai ottobre e novembre a studiare, oltre il resto, un’ora di grammatica tutti i giorni. Comunque sistemato latino, sistemata la grammatica, avendo un professore di lettere nel triennio che mi ha fatto amare anche Leopardi nonostante io abbia sempre odiato questo soggetto, ho iniziato a scrivere bene anche i temi, scegliendo sempre quello di attualità perché avevo capito di avere le stesse idee del professore e avendo imparato a scrivere in modo decente, non mi son mai reputata capace di farlo, anzi!,sapevo di strappare sempre almeno un 7, che mi permetteva di aggiustare la media dei compiti in classe delle varie materie e quella delle varie interrogazioni e poter continuare ad uscire di casa. La passione per la scrittura non ce l’ho, mai ce l’ho avuta e mai mi verrà, passo intere ore a leggere libri di storia, storia dell’arte, classici della letteratura italiana e straniera, ma scrivo solo se devo e se le circostanze lo impongono altrimenti, non vado oltre i messaggi sui social e whatapp giusto perché odio i vocali.

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