Il postulato del M.A.U.

Ieri sera sono andato da Danielina, la mia “strappapeli” di fiducia, che oltre ad essere una “cultrice del pelo” (va alla ricerca spasmodica e smodata di tutto ciò che spunta fuori dalla pelle e se ne appropria come un bambino farebbe con la nutella) è anche una cara amica e dunque ci raccontiamo tutto.

Ammetto che le sedute da lei sono ambigue e dolorose; se qualcuno poggiasse l’orecchio alla porta sentirebbe me strepitare: “Basta, basta ti prego!” ritmato da un mugugno di sottofondo e ancora: “Questa è l’ultima volta che vengo!”(!!!) accompagnato da un ansimare innaturale. Che ci volete fare? A me fa un male pazzesco soprattutto sotto le ascelle, e più mi sforzo di fare finta di niente peggio è: sento il male ancor prima che Danielina applichi la cera sulla porzione di pelle.

Fate un po’ voi, anzi se avete dei consigli fatevi avanti.

Dunque quando sono da lei la obbligo a parlare, parlare, parlare (non e’ uno sforzo, intendiamoci: non sta zitta un attimo) per distrarmi dalla tortura medioevale. Il problema è però che disquisendo dei suoi rari incontri amorosi (magari ne avesse di più), arriviamo sempre al punto di cui mi narra della totale incompetenza amatoria dei suoi partner, oppure di come i suoi uomini non riescano proprio a gestire una relazione extra coniugale (sul tema leggi anche il mio articolo sul mito della caverna: Eccolo). Dunque lei parla, si infervora, la sua rabbia aumenta e si sfoga su di me. Ecco perché soffro.

Da un pò di tempo frequenta un uomo sposato ma le “peripezie da materasso” sono insufficienti… lui non riesce a trovare scuse per fuggire alla chetichella, raggiungerla, assaporare la mela del peccato e rientrare al desco famigliare. “Non si sa organizzare!, dice Danielina tra uno strappo e l’altro , mi fa solo perdere tempo! e via altri 309 peli. Ahi! urlo io e lei aggiunge sadicamente “anche se c’é l’occasione non la sfrutta: ha paura, l’omino!” aggiunge con sguardo satanico mentre gira il coltello nella ciotola di cera fumante.

Quando finalmente abbiamo terminato il fronte passiamo alla schiena e senza soluzione di continuità procede : “non sa fare il marito, tantomeno l’amante e quindi non e’ un uomo”. A quel punto sono folgorato, mi giro, quasi a scansare una coltellata densa di cera calda e colante, e concludo: “tesoro ma ti rendi conto che hai detto la cosa peggiore che un uomo potrebbe sentirsi dire?” Cioè io mi ucciderei… Ecco il perché.

Il complicato equilibrio di un amante 😂

O amante di Danielina…

Non sai fare il marito: chiaro, se fossi un buon marito forse forse non andresti alla ricerca dell’erba del vicino, o sbaglio?

Non sai fare l’amante: passi l’infedelta’ (chi è sempre stato fedele – fantasie comprese – alzi la mano) ma almeno impegnati come Amante, santa polenta! (bella questa esclamazione vero?)

Non sei un uomo: è evidente! L’uomo è uomo e ha da puzzà, o puzza nel talamo suo o va a puzzare nel letto di altre. E’ basico, semplice, evidente.

Danielina mi guarda e mi chiede “E allora?”

Amore mio, intanto la prossima volta col cavolo che ti faccio parlare perché non solo mi hai fatto il peli del petto e delle ascelle ma poco ci mancava che presa dalla foga mi spalmassi la crema sulla barba e poi tesoro santo e tenero, rilassati e trovatene un altro.

Ecco quindi il Postulato circolare del MAU (Marito, Amante, Uomo): signore sposate: se vostro marito non rende più probabilmente ha un’ amante; fatevene uno anche voi. Donne,  se l’amante non ha mestiere (a letto e fuori), diffidate e cercatene un altro; femmine: se quello che cercate e’ un uomo vero… allora provate con una donna. Magari estetista.

ascoltami 🙂

Pubblicato da Maurizio Bramezza

Blogger & Happiness Coach

4 pensieri riguardo “Il postulato del M.A.U.

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