I pensieri che tintinnano.

Sempre Murakami mi ha insegnato ad osservare con cura senza esprimere giudizi affrettati.
Una banalità oppure una lamata psicanalitica, a voi la scelta.
.
Provo dunque a farlo osservando le onde piegarsi verso il mare: ci avete mai pensato? Le onde giungono a riva dopo essersi sottomesse a Nettuno.
Splash, wosh, splash.


.
In realtà ciò che volevo esprimere era quanto i miei pensieri si tocchino fra loro come dei calici di cristallo che, se riempiti adeguatamente, producono note foriere di dolci melodie.
Tin, piiin,tin,tlock.

Murakami insegna anche a scrivere per gioia, esprimersi con frasi facili e semplici anche se il mondo da ritrarre è intricato e difficile.
.
Ora di fronte (mi sono voltato sulla sinistra dell’asciugamano) ho una piccola mangrovia che sta spuntando dalla sabbia.
Il pensiero che ticchetta nella mia mente è: “Hai fatto bene a non stendere il telo sopra di lei.
Rispetta la natura, sempre”. Cip, cip, cip.Tiiin.
E ancora: “Arriverà fino al mare o qualcuno l’estirperà?
Quanti animali si poggeranno su di lei, quante gocce di pioggia lambiranno il suo fogliame?
Quanti granelli di sabbia sono collocati su di lei ora?
Quanti amanti la ritrarranno nei loro scatti matrimoniali?”
Smack, smack. Tin.
.
E tintinnando, i pensieri si uniscono tra di loro, alcuni sfuggono, altri cadono altri ancora restano e maturano sull’albero delle emozioni trasformandosi in meravigliose storie di vita.
.
Tin tin, splash, cip cip, smack, cin cin.

Frammenti di vita.

Questa sarà la vacanza degli scrittori nipponici.

Non avevo mai pensato di potermi appassionare tanto, invece sta accadendo, Murakami è un balsamo per l’anima.

Anse Gaulettes – La Digue ❤️

In un suo saggio afferma una cosa su cui mi sono fermato a riflettere: per scrivere bisogna prima leggere – parecchio – ed incamerare nella memoria quante più esperienze possibili.
Devono rimanere lì a portata di stilografica, come dei cassetti da aprire all’occorrenza.

Quando ho letto questo concetto ho alzato gli occhi dal libro ed ho valutato quante esperienze, storie ed aneddoti possa aver conservato.
Mi sono anche chiesto se ricordassi tutto, e se i miei viaggi avessero potenziato le mie conoscenze ed esperienze.

La memoria è immediatamente andata a quando venticinquenne viaggiai in Africa, esattamente in Kenya, e con un amico (che ahimè ho perso
di vista) prendemmo, per risparmiare, un bus di notte per trasferirci da Malindi a Nairobi.

La guida, un gentiluomo somalo, che ci avrebbe accompagnato nei giorni successivi durante il safari, percorreva questo tragitto ogni settimana.

Durante quel viaggio in Kenya, prese addirittura fuoco il villaggio e noi riuscimmo per il rotto della cuffia a scappare fuori dal bungalow la notte. Perdemmo quasi tutto tra cui un meraviglioso walkman acquistato ad Hong Kong cinque anni prima.

Anse Patates – La Digue ❤️

Ricordo il rumore severo delle foglie del tetto che, infuocate, si accartocciavano e passavano parola ad altre costruzioni.
Ho ancora il sapore delle lacrime che versai quando tutto fu finito; stavo tornando in Italia.

Durante la traversata in bus, all’approssimarsi dell’alba ci fermammo anche in una moschea perché la guida somala e l’autista dovevano pregare.
Fu emozionante entrare perché eravamo gli unici due bianchi nel silenzio della notte africana.

Conservo e consegno a voi, il ricordo della luna che ammirai durante la traversata in notturna: impavida alta nel cielo, vivida, lucente, mentre si faceva accarezzare dalle fronde delle palme.
Ed io piccolo uomo la scrutavo da sotto, dove tutto era buio, verde scuro, e si intravvedevano solo profili di foglie enormi cullate dai suoni della foresta.

Grazie Murakami, non mi hai trasformato in uno scrittore: mi hai insegnato a rileggere emozioni.

Anse Patate – La Digue ❤️

I vetri del mare.

Raccolgo i vetri del mare e plasmo una rosa.
Dispongo i vetri del mare e creo una fila.
Ascolto i vetri del mare ed intreccio una storia.
Riunisco i vetri del mare e ne scrivo una prece.

Li adagio dolcemente e mi domando donde provengano.
Li osservo con dovizia ed ammiro ogni curva.
Li immergo con amore fra le onde perché tornino in vita.

E mentre asciugano sotto il torrido sole, fra granelli di sabbia, li scruto e mi domando se abbian assistito a baccanali, balli di corte, sontuosi ricevimenti o cos’altro.

Da lucidi a opachi, il sole li ha resi più tristi; li irroro verso la battigia ma paion celare mestizia.

“Lasciali lì, son stati forgiati senza spine, male non fanno e vivranno per sempre”. È Nettuno che parla.

Una cosa ora conosco: raccontano vite diverse ed il mare li ha levigati per scongiurar spiacevole danno.
.
T’imploro dio delle acque, leviga altresì l’esser umano!

La marmellata di rose.

Questa notte ho dormito undici ore, un sonno piacevole, ristoratore.
A tratti ho anche sognato, in uno dei quadri notturni indossavo un esoscheletro che mi permetteva di volare.
.
È anche piovuto, credo almeno due volte.
Pare vi sia una regolarità di lacrime del cielo: durante le tenebre almeno due volte, quando albeggia, ancora una spolverata nel pomeriggio per terminare alle venti la sera.
.
Facciamo colazione in veranda godendo di vellutati fiori di ibisco, un sonnecchiante gatto bianco e nero ed un uccellino dalla testa arancio fosforescente che, danzando tra le corolle, preleva dignitosamente i loro pistilli.
.
Il menù prevede una dieta sana, sebbene ieri abbia acquistato la marmellata di rose.

Ecco la meraviglia 🤩

È estatico perché il profumo è così intenso che pare di immergersi in un campo di Summer Song, la rosa inglese dal color arancio scuro a tratti albicocca che si distingue per la fragranza delicata ed avvolgente, il cui stelo potrebbe ergersi a maestro di portamento.
.
Una crema del genere è nobilitata grazie
alla croccante fetta dal nome aulico “Britannia” che promette di esser al latte, scricchiolante e finanche friabile.
.
La marmellata, cela intimamente petali di rosa che paiono delicate ostie adatte alla tavola del Pantheon.
.
Così il profumo si unisce al gusto ed alla vista, facendomi pensare a quanto sia fortunato perché sentire, vivere, possedere e descrivere emozioni simili non è da tutti.
.
Così felice da declamare nel campo di rose: “Quanta bellezza in questo mondo”

Come Quando Fuori Piove.

Era il gioco di parole che utilizzavo per imparare la
sequenza di semi al gioco delle carte: cuori, quadri, fiori, picche e mi divertiva ripeterlo.
Ed immediatamente pensavo: si parte dal seme più aulico ovvero l’amore, si aggiungono denari e fiori per vivere meglio e si finisce con i problemi cioè le picche.
.

La nebbia nasconde il Nid d’Aigle


Oggi il cielo è fermo, immobile, non muove una foglia.
Dopo colazione siamo usciti per fare una camminata verso il centro e l’aria era inerte, umida, attaccata al suolo e non vi era possibilità di liberarsene.
Nulla di buono: se manca il vento allora le nuvole stagnanti buttano pioggia.
.
Abbiamo acquistato un po’ di chincaglierie: una cavigliera, un anello e un bracciale di elevata fattezza Seychellese.
Io una collana, anche.
La desideravo di perle bianche; vista, provata ed acquistata.
.

La mia nuova collanina


Siamo rientrati in camera e dopo aver sgranocchiato un po’ di chips alla banana (apparentemente sane, ma è una pura formalità credetemi) ci siamo messi a leggere, tanto il tempo non sarebbe migliorato.
E cosi è: sono le 16:17 o come direbbero gli inglesi 17 minuti dopo le 4, e piove.
.
Dalla finestra dietro il letto filtra una luce vivida, nitida, inattesa e se mi scorgo vedo la punta della collina Nid d’Aigle, un nome altisonante come se fosse una cima della Baviera, coperta di nebbia.
.
Un pomeriggio uggioso costellato di libri, chips, sonnellini, relax, scrittura ed esercizi stilistici.
.
Scoprire un’isola o un nuovo luogo è esattamente questo: assecondare le sue necessità per entrarci dentro, assumere un ruolo, farsi conoscere ed amarla per conservarla nel proprio cuore, all’infinito.

I libro sdraiati sul letto.

La Grande Anse

In ogni isola creola che si rispetti ne esiste una, e normalmente rispecchia il nome, nomen omen appunto.
.
Rispetto al porto, quella di La Digue è relativamente distante se la si raggiunge in bicicletta e moderatamente lontana se si decide di arrivarvi a piedi.

La strada parte dal paesino, un percorso inciso nella terra e brutalmente trasformato in cemento nel corso degli anni.
Inizia dolcemente per poi inerpicarsi lungo l’orgogliosa collina alta ben 300 metri s.l.m.

Uno dei meravigliosi fiori lungo la strada

Ibisco, dieffenbachie, banani ed ogni genere di piante tropicali accompagnano il visitatore durante la scoperta.
Ancora l’ultima faticosa salita tra gioiose case colorate et voilà, eccoci arrivati.

Le rocce levigate


.
Il rumore del mare fa immediatamente capire chi comanda, chi regna sovrano, chi decide le
sorti delle rocce granitiche, delle mangrovie, dei pini marittimi ed addirittura delle parole.
Sì perché qui il mare si prende tutto, anche il vento.
.
Entrarvi è come fare da comparsa in un film: spiaggia bianca soffice come farina, rocce levigate alla perfezione sia a destra che sinistra e di fronte il vasto Oceano Indiano.
In questo punto l’isola non ha protezioni e nemmeno ne vuole, perderebbe altrimenti il suo carattere selvaggio, le rocce arrotondate e riverenti il mare, quest’ultimo padre generoso di vorticosi riccioli di schiuma bianca.

Sembra sera in realtà erano le 12


.
Nettuno genera instancabilmente flutti che con determinata costanza, lambendo la battigia, fanno a gara chi urli di più: se le onde, il mare o il vento.
.
E nel mentre, sdraiato fra gli alisei che muovono nuvole, mi perdo ad osservare – attraverso brumose lenti – la magnificenza di ciò che ho davanti e prego, con gli occhi umidi, di poterla cristallizzare nella mente come un favoloso acquerello.
.
Quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌏

Se viaggi, abbandoni.


Nel preciso istante in cui il volo decolla capisci di aver lasciato qualcosa di tuo in quella città.
.
Ammiri i tuoi pezzi rimasti a terra diventare flebili luci, fiumi e prati distanti, sentieri tracciati a matita su carte pregiate.
.
Ora possiedi qualcosa di profondamente nuovo perché (dopo un viaggio) acquisisci sapere e abbandoni lacune.
.
Qualcosa di straordinariamente unico: elabori idee multi cromatiche detestando pensieri monocolore.
.
Qualcosa di essenziale: aumenti autostima ed abbandoni timori.
.
Quando l’aereo si stacca da terra il cuore respira, le emozioni sorvolano Amore, il popolo di cui sei stato parte – per poche ore – gioisce: da oggi sei loro fratello.

I miei pensieri colorati

Le relazioni gaussiane.


Partiamo dalla definizione: la curva di Gauss (curva normale), dalla classica forma a campana, viene utilizzata per descrivere la distribuzione di una variabile statistica continua.
.
Ora concentriamoci sulla forma: a campana.
.
Successivamente proviamo ad individuare comportamenti umani che hanno una correlazione con essa.
.
Immagino vi sia già capitato di incontrare una persona, conoscerla, apprezzarla, frequentarla, innamorarvi, amarla follemente, scoprire scostamenti rispetto a voi,capire che non è nelle vostre corde, rallentare la frequentazione ed infine lasciarla.
Adagiate tutto questo sulla campana ed ecco la gaussiana.
.
E ancora: decidere a settembre di iniziare la palestra, andarci per tre mesi con costanza, intrecciare corpo, anima ed esercizi fisici, allenarvi e divertirvi, notare quanto il fisico sia migliorato, rientrare a casa la sera stravolti, pensare il giorno seguente “ho male ovunque, oggi non vado”, saltare l’allenamento del sabato perché si parte per il weekend ed infine pagare a vuoto la palestra per mesi.
Anche questa è una gaussiana.
.
Al lavoro la applicate voi?


.
E penso anche alla lettura di un libro, visione di un film, frequentazione di un ristorante, spiaggia, scarpe indossate e molto molto altro.
.
Ho iniziato a riflettere su questo fenomeno quando – proprio su questo social – pubblico foto, testi o frasi: persone che all’inizio magnificano ed incensano anche un sospiro che poi spariscono nel nulla.
.
La mia non è una critica, anzi un ringraziamento perché mi è servito a teorizzare la “gaussiana delle relazioni instabili”, ovvero la nostra umana volatilità e fragilità nello stabilire legami o connessioni e praticare la ripetizione se non per nevrosi.
.
E se il motivo si radica appunto nella debole e vulnerabile forma umana, la soluzione sta nella rottamazione e conseguente immatricolazione di nuove relazioni ed esperienze sufficientemente efficaci per lenire la mancanza delle precedenti e particolarmente intriganti da coinvolgere la nostra anima.
.
La consapevolezza della teoria e molteplicità delle esperienze, è la chiave per vivere, anzi sopravvivere all’instabilità.

Oggi il sole fatica a farsi vedere

𝓐 𝓶𝓲𝓵𝓪𝓷𝓸 𝓪𝓷𝓬𝓱𝓮 𝓵’𝓲𝓷𝓼𝓪𝓵𝓪𝓽𝓪 è 𝓻𝓲𝓯𝓪𝓽𝓽𝓪.

Frequento la città da anni, ci ho anche vissuto ed all’inizio era pure bello, salvo rendermi successivamente conto che l’adrenalina non proveniva dall’urbe bensì dal cambiamento che stavo vivendo.
.
Una delle ultime volte che Davide ed io siamo passati di qui, scendendo le scale della “gialla” per andare in centro abbiamo pensato in contemporanea: “non ha senso vivere qui, o si cambia per metropoli dove si respira anticipazione come Londra, Parigi, Tokyo oppure Torino va benissimo.”
.
Se ci pensate i nostri punti di riferimento sono determinati dalle esperienze vissute, se non hai mai viaggiato, letto, studiato e non ti sei mai mosso da Briga Alta o Morterone allora Milano è una metropoli ma se viaggi e voli alto le cose cambiano, non poco…
.
In questa città esasperata, illogica e con alberi asfittici c’è però un luogo e due persone che non hanno assimilato i falsi clichés cittadini; sono umani, non sono arroganti, sfuggono l’apparenza difendendo la concretezza.
.
Ho scoperto la Latteria Maffucci grazie a Chiara, una mia cara amica ex collega che mi ha invitato qui 5 anni fa e da allora nelle giornate milanesi mangio esclusivamente qui.

Ecco Nunzia e Silvio ❤️

Gustare il cibo è l’ultima delle cose belle che vivo in questo luogo dalle tovaglie rosse, i bavaglini e le radio d’antan.
.
Alla Latteria si respirano emozioni, ammirano sorrisi, si incamera affetto, si esperisce attenzione, si osserva cura, assapora garbo, contempla creanza, si apprezza amore per il lavoro e non ultimo si vive il desiderio di stare bene con i clienti.
Nunzia e Silvio sono la roccaforte di autenticità, affetto e simpatia.
.
Sono pura Bellezza.
.
La prima cosa che faccio quando entro in ufficio è telefonare a Silvio e la sua risposta è sempre la stessa: “ Vaaaa bene Mauri, ti aspetto, ora lo segno”.
Silvio è una certezza, un potente abbraccio che ti conduce in un porto sicuro: la cucina di sua moglie Nunzia.
La loro pasta con le polpette è strepitosa, ed ora che sono a dieta ho scoperto che anche le verdure sono uniche.
.
Io mi sono affezionato a loro, sono davvero i miei genitori milanesi anche se di milanese hanno ben poco essendo lei partenopea e lui sardo.
.
Ci vado, gusto il cibo ma soprattutto io lì ci sto bene: adoro stare con loro, vederli scherzare e faccio di tutto per ascoltare le loro voci raccontare di vita.
.
Questo è il vero lusso, questa è la bellezza che vado cercando nel mondo.
Grazie Nunzia, grazie Silvio.

Quant’altro, cioè, ehm, e le slide con mille parole.

Mi capita spesso di assistere a presentazioni, discorsi o dissertazioni, non soltanto professionali.

Ammetto che faccio difficoltà a mantenere alta l’attenzione, due sono i motivi: i social hanno trasformato la nostra concentrazione al pari di una scimmia ma soprattutto sono rare le persone che hanno competenze ed abilità per parlare in pubblico.

La più parte di loro non si esprime, infila parole, grugniti e versi che solo loro considerano esposizioni coerenti ma di fatto si rivelano inutili perdite di tempo.
E mi sto limitando alla parte verbale, fonetica, tralasciando (per ora) il contenuto.

Iniziamo dalla parolina “quant’altro” che viene utilizzata quando le persone non sanno più cosa dire e la pronunciano per riempire frasi o concetti vacui un po’ come quando in treno si discute del tempo con sconosciuti o ad un funerale si pronuncia la frase “muoiono sempre i migliori”.

Continuando non possiamo trascurare il logoro avverbio “cioè” divenuto il tappabuchi, l’amico sfigato cui si scrocca la sigaretta, o ancora il compagno di classe cui si è sottratta la merendina.

Cioè è l’antesignano, il precursore di “quant’altro”.

In poche parole “Cioè” sta a Madonna come “quant’altro” a Rihanna.

Cioè: il deus ex machina di una conversazione volgare, ignobile e di basso profilo.
Una volta ho contato 20 “cioè” in un discorso di circa 4 minuti.
Un record da perfetto idiota.

Gomme per cancellare “cioè, ehm” ed altre idiozie.

E poi esiste il 5.0 del “cioè”, ovvero “ehm, æaeaeaeea,ëëëë”, cioè (e qui ha senso) il Billie Eilish attuale.

Io vi giuro che non capisco mai se “ehm” sia uno schiarimento della voce oppure un problema di flatulenza… quando però conto circa 20 “ehm” in 4 minuti me ne vado perché l’aria diventa – in ogni caso – pesante.

L’apice è raggiunto da coloro che durante esposizioni (ricche di avverbi, tappabuchi ed armeniccoli simili) leggono le slide anziché rivolgersi al pubblico, fieramente convinti di trasmettere concetti interessanti.
Solitamente i loro “unici concetti visionari” sono concentrati in fitte pagine corpo cinque proiettate su schemi lattiginosi.
E non ultimo per apparire eruditi storpiano parole inglesi come “polisi, assistanse, cuarcod, defolt e brend” tanto per citarne alcune.

Ma la cosa più mesta e squallida è vederli tronfi, sicuri di sé sproloquiare per ore e ore e senza esprimere alcunché in grado di cambiare di un millimetro le nostre esistenze.

La proporzione magica: lo sproloquio sta alla iattanza come l’inconcludenza all’ignoranza.

QBQM

cercatore di bellezza, inguaribile ottimista e viaggiatore forsennato

Vai al contenuto ↓