La marmellata di rose.

Questa notte ho dormito undici ore, un sonno piacevole, ristoratore.
A tratti ho anche sognato, in uno dei quadri notturni indossavo un esoscheletro che mi permetteva di volare.
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È anche piovuto, credo almeno due volte.
Pare vi sia una regolarità di lacrime del cielo: durante le tenebre almeno due volte, quando albeggia, ancora una spolverata nel pomeriggio per terminare alle venti la sera.
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Facciamo colazione in veranda godendo di vellutati fiori di ibisco, un sonnecchiante gatto bianco e nero ed un uccellino dalla testa arancio fosforescente che, danzando tra le corolle, preleva dignitosamente i loro pistilli.
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Il menù prevede una dieta sana, sebbene ieri abbia acquistato la marmellata di rose.

Ecco la meraviglia 🤩

È estatico perché il profumo è così intenso che pare di immergersi in un campo di Summer Song, la rosa inglese dal color arancio scuro a tratti albicocca che si distingue per la fragranza delicata ed avvolgente, il cui stelo potrebbe ergersi a maestro di portamento.
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Una crema del genere è nobilitata grazie
alla croccante fetta dal nome aulico “Britannia” che promette di esser al latte, scricchiolante e finanche friabile.
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La marmellata, cela intimamente petali di rosa che paiono delicate ostie adatte alla tavola del Pantheon.
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Così il profumo si unisce al gusto ed alla vista, facendomi pensare a quanto sia fortunato perché sentire, vivere, possedere e descrivere emozioni simili non è da tutti.
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Così felice da declamare nel campo di rose: “Quanta bellezza in questo mondo”

Come Quando Fuori Piove.

Era il gioco di parole che utilizzavo per imparare la
sequenza di semi al gioco delle carte: cuori, quadri, fiori, picche e mi divertiva ripeterlo.
Ed immediatamente pensavo: si parte dal seme più aulico ovvero l’amore, si aggiungono denari e fiori per vivere meglio e si finisce con i problemi cioè le picche.
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La nebbia nasconde il Nid d’Aigle


Oggi il cielo è fermo, immobile, non muove una foglia.
Dopo colazione siamo usciti per fare una camminata verso il centro e l’aria era inerte, umida, attaccata al suolo e non vi era possibilità di liberarsene.
Nulla di buono: se manca il vento allora le nuvole stagnanti buttano pioggia.
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Abbiamo acquistato un po’ di chincaglierie: una cavigliera, un anello e un bracciale di elevata fattezza Seychellese.
Io una collana, anche.
La desideravo di perle bianche; vista, provata ed acquistata.
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La mia nuova collanina


Siamo rientrati in camera e dopo aver sgranocchiato un po’ di chips alla banana (apparentemente sane, ma è una pura formalità credetemi) ci siamo messi a leggere, tanto il tempo non sarebbe migliorato.
E cosi è: sono le 16:17 o come direbbero gli inglesi 17 minuti dopo le 4, e piove.
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Dalla finestra dietro il letto filtra una luce vivida, nitida, inattesa e se mi scorgo vedo la punta della collina Nid d’Aigle, un nome altisonante come se fosse una cima della Baviera, coperta di nebbia.
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Un pomeriggio uggioso costellato di libri, chips, sonnellini, relax, scrittura ed esercizi stilistici.
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Scoprire un’isola o un nuovo luogo è esattamente questo: assecondare le sue necessità per entrarci dentro, assumere un ruolo, farsi conoscere ed amarla per conservarla nel proprio cuore, all’infinito.

I libro sdraiati sul letto.

La Grande Anse

In ogni isola creola che si rispetti ne esiste una, e normalmente rispecchia il nome, nomen omen appunto.
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Rispetto al porto, quella di La Digue è relativamente distante se la si raggiunge in bicicletta e moderatamente lontana se si decide di arrivarvi a piedi.

La strada parte dal paesino, un percorso inciso nella terra e brutalmente trasformato in cemento nel corso degli anni.
Inizia dolcemente per poi inerpicarsi lungo l’orgogliosa collina alta ben 300 metri s.l.m.

Uno dei meravigliosi fiori lungo la strada

Ibisco, dieffenbachie, banani ed ogni genere di piante tropicali accompagnano il visitatore durante la scoperta.
Ancora l’ultima faticosa salita tra gioiose case colorate et voilà, eccoci arrivati.

Le rocce levigate


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Il rumore del mare fa immediatamente capire chi comanda, chi regna sovrano, chi decide le
sorti delle rocce granitiche, delle mangrovie, dei pini marittimi ed addirittura delle parole.
Sì perché qui il mare si prende tutto, anche il vento.
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Entrarvi è come fare da comparsa in un film: spiaggia bianca soffice come farina, rocce levigate alla perfezione sia a destra che sinistra e di fronte il vasto Oceano Indiano.
In questo punto l’isola non ha protezioni e nemmeno ne vuole, perderebbe altrimenti il suo carattere selvaggio, le rocce arrotondate e riverenti il mare, quest’ultimo padre generoso di vorticosi riccioli di schiuma bianca.

Sembra sera in realtà erano le 12


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Nettuno genera instancabilmente flutti che con determinata costanza, lambendo la battigia, fanno a gara chi urli di più: se le onde, il mare o il vento.
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E nel mentre, sdraiato fra gli alisei che muovono nuvole, mi perdo ad osservare – attraverso brumose lenti – la magnificenza di ciò che ho davanti e prego, con gli occhi umidi, di poterla cristallizzare nella mente come un favoloso acquerello.
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Quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌏

Se viaggi, abbandoni.


Nel preciso istante in cui il volo decolla capisci di aver lasciato qualcosa di tuo in quella città.
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Ammiri i tuoi pezzi rimasti a terra diventare flebili luci, fiumi e prati distanti, sentieri tracciati a matita su carte pregiate.
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Ora possiedi qualcosa di profondamente nuovo perché (dopo un viaggio) acquisisci sapere e abbandoni lacune.
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Qualcosa di straordinariamente unico: elabori idee multi cromatiche detestando pensieri monocolore.
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Qualcosa di essenziale: aumenti autostima ed abbandoni timori.
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Quando l’aereo si stacca da terra il cuore respira, le emozioni sorvolano Amore, il popolo di cui sei stato parte – per poche ore – gioisce: da oggi sei loro fratello.

I miei pensieri colorati

Le relazioni gaussiane.


Partiamo dalla definizione: la curva di Gauss (curva normale), dalla classica forma a campana, viene utilizzata per descrivere la distribuzione di una variabile statistica continua.
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Ora concentriamoci sulla forma: a campana.
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Successivamente proviamo ad individuare comportamenti umani che hanno una correlazione con essa.
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Immagino vi sia già capitato di incontrare una persona, conoscerla, apprezzarla, frequentarla, innamorarvi, amarla follemente, scoprire scostamenti rispetto a voi,capire che non è nelle vostre corde, rallentare la frequentazione ed infine lasciarla.
Adagiate tutto questo sulla campana ed ecco la gaussiana.
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E ancora: decidere a settembre di iniziare la palestra, andarci per tre mesi con costanza, intrecciare corpo, anima ed esercizi fisici, allenarvi e divertirvi, notare quanto il fisico sia migliorato, rientrare a casa la sera stravolti, pensare il giorno seguente “ho male ovunque, oggi non vado”, saltare l’allenamento del sabato perché si parte per il weekend ed infine pagare a vuoto la palestra per mesi.
Anche questa è una gaussiana.
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Al lavoro la applicate voi?


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E penso anche alla lettura di un libro, visione di un film, frequentazione di un ristorante, spiaggia, scarpe indossate e molto molto altro.
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Ho iniziato a riflettere su questo fenomeno quando – proprio su questo social – pubblico foto, testi o frasi: persone che all’inizio magnificano ed incensano anche un sospiro che poi spariscono nel nulla.
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La mia non è una critica, anzi un ringraziamento perché mi è servito a teorizzare la “gaussiana delle relazioni instabili”, ovvero la nostra umana volatilità e fragilità nello stabilire legami o connessioni e praticare la ripetizione se non per nevrosi.
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E se il motivo si radica appunto nella debole e vulnerabile forma umana, la soluzione sta nella rottamazione e conseguente immatricolazione di nuove relazioni ed esperienze sufficientemente efficaci per lenire la mancanza delle precedenti e particolarmente intriganti da coinvolgere la nostra anima.
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La consapevolezza della teoria e molteplicità delle esperienze, è la chiave per vivere, anzi sopravvivere all’instabilità.

Oggi il sole fatica a farsi vedere

𝓐 𝓶𝓲𝓵𝓪𝓷𝓸 𝓪𝓷𝓬𝓱𝓮 𝓵’𝓲𝓷𝓼𝓪𝓵𝓪𝓽𝓪 è 𝓻𝓲𝓯𝓪𝓽𝓽𝓪.

Frequento la città da anni, ci ho anche vissuto ed all’inizio era pure bello, salvo rendermi successivamente conto che l’adrenalina non proveniva dall’urbe bensì dal cambiamento che stavo vivendo.
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Una delle ultime volte che Davide ed io siamo passati di qui, scendendo le scale della “gialla” per andare in centro abbiamo pensato in contemporanea: “non ha senso vivere qui, o si cambia per metropoli dove si respira anticipazione come Londra, Parigi, Tokyo oppure Torino va benissimo.”
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Se ci pensate i nostri punti di riferimento sono determinati dalle esperienze vissute, se non hai mai viaggiato, letto, studiato e non ti sei mai mosso da Briga Alta o Morterone allora Milano è una metropoli ma se viaggi e voli alto le cose cambiano, non poco…
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In questa città esasperata, illogica e con alberi asfittici c’è però un luogo e due persone che non hanno assimilato i falsi clichés cittadini; sono umani, non sono arroganti, sfuggono l’apparenza difendendo la concretezza.
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Ho scoperto la Latteria Maffucci grazie a Chiara, una mia cara amica ex collega che mi ha invitato qui 5 anni fa e da allora nelle giornate milanesi mangio esclusivamente qui.

Ecco Nunzia e Silvio ❤️

Gustare il cibo è l’ultima delle cose belle che vivo in questo luogo dalle tovaglie rosse, i bavaglini e le radio d’antan.
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Alla Latteria si respirano emozioni, ammirano sorrisi, si incamera affetto, si esperisce attenzione, si osserva cura, assapora garbo, contempla creanza, si apprezza amore per il lavoro e non ultimo si vive il desiderio di stare bene con i clienti.
Nunzia e Silvio sono la roccaforte di autenticità, affetto e simpatia.
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Sono pura Bellezza.
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La prima cosa che faccio quando entro in ufficio è telefonare a Silvio e la sua risposta è sempre la stessa: “ Vaaaa bene Mauri, ti aspetto, ora lo segno”.
Silvio è una certezza, un potente abbraccio che ti conduce in un porto sicuro: la cucina di sua moglie Nunzia.
La loro pasta con le polpette è strepitosa, ed ora che sono a dieta ho scoperto che anche le verdure sono uniche.
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Io mi sono affezionato a loro, sono davvero i miei genitori milanesi anche se di milanese hanno ben poco essendo lei partenopea e lui sardo.
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Ci vado, gusto il cibo ma soprattutto io lì ci sto bene: adoro stare con loro, vederli scherzare e faccio di tutto per ascoltare le loro voci raccontare di vita.
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Questo è il vero lusso, questa è la bellezza che vado cercando nel mondo.
Grazie Nunzia, grazie Silvio.

Quant’altro, cioè, ehm, e le slide con mille parole.

Mi capita spesso di assistere a presentazioni, discorsi o dissertazioni, non soltanto professionali.

Ammetto che faccio difficoltà a mantenere alta l’attenzione, due sono i motivi: i social hanno trasformato la nostra concentrazione al pari di una scimmia ma soprattutto sono rare le persone che hanno competenze ed abilità per parlare in pubblico.

La più parte di loro non si esprime, infila parole, grugniti e versi che solo loro considerano esposizioni coerenti ma di fatto si rivelano inutili perdite di tempo.
E mi sto limitando alla parte verbale, fonetica, tralasciando (per ora) il contenuto.

Iniziamo dalla parolina “quant’altro” che viene utilizzata quando le persone non sanno più cosa dire e la pronunciano per riempire frasi o concetti vacui un po’ come quando in treno si discute del tempo con sconosciuti o ad un funerale si pronuncia la frase “muoiono sempre i migliori”.

Continuando non possiamo trascurare il logoro avverbio “cioè” divenuto il tappabuchi, l’amico sfigato cui si scrocca la sigaretta, o ancora il compagno di classe cui si è sottratta la merendina.

Cioè è l’antesignano, il precursore di “quant’altro”.

In poche parole “Cioè” sta a Madonna come “quant’altro” a Rihanna.

Cioè: il deus ex machina di una conversazione volgare, ignobile e di basso profilo.
Una volta ho contato 20 “cioè” in un discorso di circa 4 minuti.
Un record da perfetto idiota.

Gomme per cancellare “cioè, ehm” ed altre idiozie.

E poi esiste il 5.0 del “cioè”, ovvero “ehm, æaeaeaeea,ëëëë”, cioè (e qui ha senso) il Billie Eilish attuale.

Io vi giuro che non capisco mai se “ehm” sia uno schiarimento della voce oppure un problema di flatulenza… quando però conto circa 20 “ehm” in 4 minuti me ne vado perché l’aria diventa – in ogni caso – pesante.

L’apice è raggiunto da coloro che durante esposizioni (ricche di avverbi, tappabuchi ed armeniccoli simili) leggono le slide anziché rivolgersi al pubblico, fieramente convinti di trasmettere concetti interessanti.
Solitamente i loro “unici concetti visionari” sono concentrati in fitte pagine corpo cinque proiettate su schemi lattiginosi.
E non ultimo per apparire eruditi storpiano parole inglesi come “polisi, assistanse, cuarcod, defolt e brend” tanto per citarne alcune.

Ma la cosa più mesta e squallida è vederli tronfi, sicuri di sé sproloquiare per ore e ore e senza esprimere alcunché in grado di cambiare di un millimetro le nostre esistenze.

La proporzione magica: lo sproloquio sta alla iattanza come l’inconcludenza all’ignoranza.

Il palco.

Molti confondono il palco con le luci della ribalta, non è quello.
Meglio non è solo quello.

Le luci della ribalta


Per arrivare a “stare” sul palco c’è bisogno di un’accurata preparazione.
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Ecco le mie parole magiche:
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Cultura: devi sapere e sapere di non sapere.
Semantica: studia bene la lingua, i suoi vocaboli, sinonimi e figure retoriche.
Empatia: è importante arrivare al cuore delle persone.
Memoria: ricorda il tuo discorso, gli interventi altrui, il plot narrativo ed i tempi.
Semplificare: usa frasi chiare, pensieri agevoli, emozioni dirette.
Acume: tieni sempre pronto un piano B, ed inventa immediatamente un efficace piano C.
Sorriso: i musoni non piacciono, meglio un sorriso che una scenata.
Umiltà: prima di apparire devi essere.
Dubbio: coltivalo sempre, ti servirà per migliorare.
Voce: calda, avvolgente, determinata, armoniosa, pulita senza cadenze o accenti. Parla senza urlare, evita la monotonia. Sorridi, comunica, esprimiti, senza strepitare.
Sostanza: studia bene ciò di cui discuti, il pubblico serio cerca pensieri penetranti e storie emozionanti.
Fisico: luci, suoni e persone consumano. È importante avere la corretta postura e tenuta.
Precisione: nulla può essere lasciato al caso: quando si apre il sipario, tutto deve funzionare.
Ascoltare: non solo la voce dei tuoi interlocutori ma gli occhi. Devi stare lì con loro e per loro.
Schiettezza: il copione è bello, se le parole arrivano dal cuore è meraviglioso.

Durante le prove


Il palco, il trucco, le luci e gli abiti sono l’epilogo di un immenso lavoro preparatorio.
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E per non sbagliare ripeti, ripeti e ripeti ancora.
Noi abbiamo bisogno di sicurezza.
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Gli applausi solo alla fine. Se meritati.
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Quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌏

Ancora prove e prove

“Planetiquette”

Vi è mai capitato di volare?
Immagino di sì.
Ecco, allora avrete sicuramente notato quelle persone che in coda per l’imbarco si fermano a scattare una foto all’aeromobile ritardando la procedura, oppure coloro che si perdono in inutili chiacchiere lungo i corridoi impedendo a chi è dietro di procedere verso il posto assegnato.
Minus habens.
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In alcuni casi è ignoranza, in altri stupida distrazione ma la più parte delle volte è crassa cafoneria.
Sì l’ho detto: sei un gran cafone se non capisci che le hostess ed il personale di terra sta lavorando per far decollare il volo in orario e tu brutto maleducato ti fermi per cose inutili rallentando tutto e tutti.
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Credo sia opportuno avere una “planetiquette” anche per i voli, con multe per chi rallenta ostacolando il lavoro altrui. Creerei una patente a punti del buon viaggiatore
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Vado ad elencare alcune regole semplici da seguire:

Il monte Fuji 🗻❤️
  • arriva in aeroporto in tempo, la tua puntualità aiuterà a non ingombrare il mondo perché correre non aiuta la concentrazione, ingolfa strade e corridoi ed intralcia gli altri, trasferendo sul mondo inutile stress.
  • Stai attento, sii vigile: quando si viaggia ogni minimo cambiamento è importante, la tua uscita può variare e non sai quanto tempo ci impieghi a raggiungerla.
  • Non urlare: rispetta gli altri: a me non importa nulla se hai fatto le nozze d’oro, se la tua prozia va di corpo, oppure cos’hai ingurgitato ieri sera. Ah ti informo che in volo c’è rumore per via dei motori, ma tu NON sei autorizzato ad alzare la voce. Se sei debole d’udito leggi un buon libro.
  • Quando ti siedi controlla che sia il tuo posto assegnato ma soprattutto dove riporre le tue braccia e gomiti sudaticci: il tuo vicino magari l’ha fatto. E quando li posi, effettualo con delicatezza.
  • Salendo a bordo sfila il tuo dannato zaino dalle spalle: lo vuoi capire che se ti muovi rischi di colpire chi sta accanto a te?
  • Lavati i denti prima di imbarcarti: i sedili sono vicini. Ah la stessa procedura anche per le ascelle. Sappi che esistono anche degli spray, diversi però per bocca ed altre parti del corpo.
  • Quando il volo atterra, attendi ad alzarti, un’uscita ordinata e precisa aiuta le procedure di disimbarco: muoversi come dei montoni non aiuta certamente.
  • Se devi fare una telefonata non urlare: “non urlare” lo ripeto, ai tuoi vicini non interessa che tu abbia un “bissenisse” a Crotone, una macelleria a Noto o un bar in Falchera.
  • Se decidi di viaggiare con i tuoi figli – è lecito – impara ad essere prima di tutto un educatore e dare il buon esempio, ti assicuro che serve. Poniti una domanda, spesso, in merito alla tua diseducazione.
  • Se i tuoi figli sono piccoli, piangono e si lagnano con costanza, riduci i viaggi con mezzi pubblici. Farai del bene all’umanità.
  • Se hai un posto nelle file di emergenza, riponi tutto nella cappelliera: lo vuoi capire o no che non ti fanno tenere nulla sotto il sedile? È per la tua sicurezza. Capra.
  • Quando mangi assicurati di utilizzare il tovagliolo, pulisciti la bocca, non mettere la faccia nelle confezioni e prova a tenere i tuoi gomiti stretti ai fianchi. Te l’assicuro: ti aiuterà a fare bella figura anche quando siederai al desco normale.

Non so quante miglia abbia volato, un giorno mi piacerebbe provare a contarle, di una cosa sono certo: ho incontrato davvero poche persone che sanno volare e … stare al mondo.

Ecco, se tutto ciò accadesse il volo sarebbe più bello e pure – un po’- il mondo.

Adoro viaggiare 🤩

Gli incontri che cambiano la vita

Ho conosciuto Luca Chiggiato un anno fa, lo intervistavo perché moderavo un evento per la Rotta dei Trasporti.

Che onore fare da presentatore.

Ricordo ancora la prima telefonata con lui: mi raccontò di suo papà e di come avesse fondato l’azienda. Accennò al suo impiego come autista nell’impresa familiare, del suo primo viaggio all’estero, dell’impellente bisogno di far crescere la realtà che il suo babbo, con tanto sudore, aveva fondato anni prima.

Ciò che mi colpì non fu la storia, esempi imprenditoriali di questo tipo ve ne sono parecchi; ciò che mi sorprese furono alcuni tratti della personalità di Luca che ora mi pregio di raccontare.

La sua visione: discorrere con Luca significa essere radicati nel qui e ora ma con il costante invito a gettare il cuore oltre l’ostacolo, immaginare un futuro diverso.

La sua pragmaticità: Luca conosce alla perfezione la sua azienda, il suo mestiere, i suoi collaboratori e si rammarica di non avere più tempo a disposizione per poter mangiare una pizza e bere una birra il venerdì sera con i suoi autisti (che oggi sono 220) che trasportano plasma in Iran, farmaci salvavita oppure beni di lusso.

La sua umiltà: Luca non è un uomo da palco, ma se vi sale tutti lo osservano, lo ascoltano e lo seguono. Il leader silenzioso.

Grazie Luca per la tua amicizia

La sua trasparenza: Luca ti osserva e leggi nei suoi occhi l’etica, il rispetto, la deferenza per le persone.

La sua fiducia: si affida alle capacità altrui. L’evento che ho preparato con lui è stato per me straordinariamente motivante; l’aria profumava di stima e credito nei miei confronti.

La sua apertura verso i giovani: grandissima parte del suo team è composta da ragazze e ragazzi con menti fresche, perché come dice lui “i giovani hanno il fuoco dentro, hanno voglia di costruire, non hanno preconcetti e non necessitano di assistenti o segretarie per fare le cose”.

La sua precisione: i fili verde acceso del manto erboso all’ingresso dell’azienda sono freschi, turgidi, tagliati alla perfezione; gli uffici ed i servizi sono puliti e profumati, il magazzino, i rimorchi e l’officina sono spettacolarmente organizzati.

E quel prato è sempre così.

La sua ispirazione: lavorare ha come sottofondo la melodia “e se si potesse fare meglio?”. Senza stress ma con occhi che si muovono in fretta alla ricerca della bellezza e delle novità.

Luca rispetta, ascolta, delega, non sta col fiato sul collo, non è arrogante, non è egocentrico, non ti assale, non ti parla sopra, dà il buon esempio, ti regala attenzioni; lui non toglie spazio al contrario apre la strada.

Luca ha fatto il cameriere, l’autista, il meccanico e oggi ha un’azienda che parla la lingua della sostenibilità, dell’inclusione, della correttezza e della gioventù.

Luca è rispettato ed amato dai suoi figli: sul palco al termine dell’evento che ho avuto l’onore di presentare e moderare, in coro gli hanno detto: “papà grazie ti vogliano bene e ti stimiamo.”

E questa penso sia la cosa più bella che un uomo possa udire.

Quanta bellezza in Luca ed in questo mondo

Adoro valorizzare la bellezza delle Aziende.

QBQM

cercatore di bellezza, inguaribile ottimista e viaggiatore forsennato

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