Ecco il mio stile.

Partiamo da un concetto molto semplice: per creare un proprio look o aspetto bisogna innanzi tutto avere buon gusto ed una giusta dose di eleganza. Il buon gusto secondo me è la capacità di non apparire mai sopra le righe lasciando però un segno nelle altre persone. L’eleganza invece è la somma di più aspetti come il portamento esteriore ed interiore, l’apertura agli altri e la preparazione culturale e morale. (Ancora sull’eleganza )

Look easy chic cittadino

Non ci si arriva in un giorno, è un percorso fatto di tanta determinazione, curiosità e desiderio di differenziarsi. Ricordo ancora quando a sedici anni andai per la prima volta a casa di Laura la mia compagna del liceo: mi accolse un cameriere con i guanti bianchi e fummo serviti a tavola da una seconda cameriera. Trascorsi l’intero pranzo ad osservare le eleganti movenze di sua mamma Lilli, il modo in cui stava seduta, teneva il calice dell’acqua, ammirai le decorazioni in rilievo dei piatti tono su tono ed addirittura la scelta del tovagliato rigorosamente di lino. Avevo sete di buon gusto e bellezza ed ero conscio che dovevo osservare chi poteva regalarmi amore per l’eleganza.

Ora ho cinquant’anni, non credo di essere un maestro di bon ton ma so per certo che riesco ad essere a mio agio sia ad una cena molto formale che in una serata più semplice, conservando aplomb, simpatia e generosità sociale.

Weekend al lago

Ho impiegato parecchio tempo a trovare la mia cifra estetica e vi sono arrivato anche grazie a tanti errori fatti non solo nell’acquisto di abiti ma anche di mobili. Ricordo che una volta comprai un terribile divano gonfiabile ed obbligai i miei genitori ad esporlo. Il divano era posto in cucina, in bellavista: uno scempio. Lola, una cara amica di famiglia che mi conosce molto bene, un po’ di anni fa mi disse: “caro Mauri, quel divano a due posti di plastica trasparente fu proprio una caduta di stile”. E come darle torto? 😊

Come il management è l’arte della ripetizione, l’educazione alla forma è l’arte dell’osservazione, una strada da seguire con tanta umiltà e determinazione.

Adoro il lino

Essere eleganti non significa acquistare abiti firmati, il brand o marchio non è sinonimo di raffinatezza: si può indossare uno smoking di Saint Laurent ma avere le calze corte nere che lasciano scorgere la gamba e relativa peluria, così come si può essere in completo fumo di Londra e parlare con un tono di voce del tutto insopportabile.

Per me non è importante ciò che pensano gli altri, ritengo di dover piacere a me stesso, mi affido al mio fiuto, stile e bisogno estetico del momento. Se esco mi vesto bene non per apparire (ecco secondo me lo sbaglio più comune) ma per me stesso, voglio essere sempre a mio agio con me. Se ci si veste per apparire non è sempre detto che lo si faccia con costanza, se lo si fa’ per una necessità personale allora accadrà sempre.

Weekend al mare

L’eleganza non è solo da vestire nel contesto sociale esterno, parte in casa. E’ una forma di rispetto verso se stessi e chi vive con noi.

Non ho mai acquistato un abito per coprirmi ma per ornare il mio fisico ed il mio viso. Gli accessori come borse, scarpe, profumi, cinture, occhiali, foulard e gioielli a mio avviso sono ancora più importanti di una maglia o una camicia.

I colori che prediligo sono tutte le tonalità di blu, nero, grigio e marrone. Non li voglio troppo esagerati e se li indosso cerco di smorzarli con altri.

Le camicie per me sono bianche, blu tinta unita o righe, queste ultime ovviamente fini. I maglioni possibilmente di cachemire, lino o cotone mentre le scarpe sneakers o classiche inglesi.

Non ho uno stilista che preferisco, scelgo il taglio del capo non il marchio; avendo la fortuna di vivere un fisico alto e slanciato (e lavorando tantissimo per mantenerlo) posso acquistare tanti capi senza il bisogno di portarli da una sarta.

Un outfit non è solo da comporre: bisogna saperlo indossare, il nostro incedere, gesticolare e comparire in pubblico sono l’impeccabile chiusura del cerchio.

La bellezza a mio avviso è domandarsi ogni giorno “mi piaccio?” e sapere che la strada dell’eleganza e del buon gusto sono prima di tutto un viaggio interiore.

E come sempre l’articolo letto da me 🙂

Si sta come d’autunno sulla montagna i liguri

Ovvero perchè i liguri sono sempre arrabbiati con il mondo e odiano noi turisti.

E’ dalla tenera età di quattro anni che frequento la Liguria e da buon piemontese che si rispetti mio nonno aveva affittato casa a Diano Marina, dunque la parte di ponente di questa magnifica regione. Ricordo le passeggiate con lui ma ancor di più l’espressione della sua seconda moglie quando le disse “in luna di miele andiamo a Diano Marina con Maurizio”. Ora, che mio nonno fosse un pochino despota lo capii verso i 33 anni ma realizzai solo successivamente nel dettaglio che quella povera donna di nonna Maria dovette sopportare i suoi modi diciamo militareschi (la divisa ce l’aveva ma era quella da tranviere) per parecchi anni. Poveretta 🙂 Che Dio li abbia in gloria.

Esperii dunque anni di frequentazione della costa in lungo ed i largo e di conseguenza oltre alle classiche frasi: “non ci sono più le mezze stagioni, o fa caldo caldo o fa freddo freddo” ed ancora “muoiono sempre i migliori” mi dovetti subire pure “i liguri sono tutti antipatici e non sanno sorridere ai clienti”.

Se poi ci aggiungiamo che ho anche avuto per un anno e mezzo un fidanzato di Pieve di Teco allora ho fatto bingo! Conoscete Pieve di Teco? Ecco se si va bene così, se no va bene così lo stesso a meno che non amiate la pizza rossa ed allora dovete andare alla panetteria Ferrari lungo la strada provinciale: orgasmica! Tutte le sante volte che andavamo a casa di sua madre mi domandavo se alla nascita fosse capitata nella fila sbagliata di distribuzione dei sorrisi – manco ‘na volta che gliene uscisse uno normale – capirete bene perché anche in questo caso mi dedicai allo studio antropologico del motivo per cui i liguri sono così diciamo ehm… poco carini con gli altri?

Finalmente un giorno mi diedi la risposta.

A Torrazza dal Patriarca

Se non lo avete mai fatto dovete promettermi di percorrere una volta la strada del Colle di Nava: Autostrada Torino – Savona, uscite a Ceva e poi seguite le indicazioni per Garessio e successivamente Ormea. Come sottofondo musicale vi consiglio un pò di gay compilation tipo Abba, Madonna o Heather Parisi (Cicale va benissimo si intona alla perfezione, soprattutto d’estate) quando arrivate al Colle di Nava fate una sosta per acquistare l’essenza di lavanda nel negozietto anni ’60 che c’è ancora: merita farlo per la proprietaria perché usa la cipria per la parrucca proprio come durante la rivoluzione francese.

Giunti a Pieve di Teco, provate a ragionare sul tempo che ci avete impiegato a fare da Torino al Colle – circa 1h:15 minuti: una strada dolce che passa tra pianura, collina e successivamente montagna- e comparatelo con quello che invece avete impiegato a scendere ovvero 30 minuti scarsi; successivamente voltatevi dando le spalle al mare ed osservate la montagna: ripida, scoscesa e praticamente a ridosso del mare.

C’è poca distanza tra il mare e la punta! Capite ora? Sti poveri liguri vivono in mezzo a mille paesini di quattro anime ciascheduno e soprattutto ( io me li sono sempre immaginati così) devono stare aggrappati ingrugniti alla montagna per non cadere a mare.

La scena è: tanti piccoli ligurietti che stanno con le mani piccoliiiiine (loro non sono tanto alti) attaccate ai monti con il terrore di scivolare per non bagnarsi il culettino ed annegare nel mare.

Ed ora ditemi: non sareste inc…. neri pure voi?

I liguri si dividono dunque in Liguri Montanari Inc….ti (LMI) e Liguri Montanari Caduti (LMC) non che i secondi sorridano più dei primi ed amino particolarmente noi turisti ma quantomeno sono scivolati, si sono arenati sulla battigia ed hanno provato ad aprire una qualche attività commerciale. Il tutto ovviamente con scarsi risultati.

Noi sulle rocce imperiesi

Ecco, ed anche oggi mi sono perso degli altri followers, ma sapete che vi dico? Fa lo stesso, non si può piacere a tutti 🙂 anzi, già che ci siamo vi dico che i miei studi antropologici sono parecchi dunque mi sa che alla fine rimarrò solo io con il mio Mac fino a quando anche la mela non deciderà di marcire.

P.s.1: gli uomini liguri sono inc….ti neri ma vi immaginate le donne? Come facevano ‘ste poverine a stare attaccate alla montagna senza rovinarsi la manicure?

P.s.2 che poi non è vero che sono tutti arrabbiati e non sorridono, esistono pure i tirchi.

P.s.3 adesso con ‘sta roba della bellezza ho un pò l’ansia da prestazione, cosa ci sarà di bello in tutto questo? Ah si! Certo potrei essere nominato il nuovo Darwin oppure l’erede di Claude Lévi-Strauss , solo che io anziché essere il padre dall’antropologia sociale posso al massimo cucire l’orlo ad un paio di jeans 🙂

P.s.4 Fino ad ora ho scherzato, torno serio. Io amo la Liguria e l’imperiese. Se volete trascorrere un weekend favoloso andate a dormire a Torrazza dal Patriarca (Eccoli qui 😊), Ivan e la sua compagna vi accoglieranno in un modo così unico che non vorrete più andare via. E per un’esperienza culinaria da urlo prenotate “Da U titti” (Questi sono loro) a Lingueglietta: fa-vo-lo-si! . Andateci e poi fatemi sapere. E questa è pura bellezza 🤗

Ecco l’articolo letto da me 🙂

Come prepariamo un viaggio.

Borse ed abiti rappresentano la nostra seconda voce di spesa, la prima sono i viaggi.

Non vi svelerò mai l’investimento che facciamo ma credetemi, e’ abbastanza per ritenermi un matto oppure un saggio: a voi la scelta.

Oggi mi piacerebbe raccontarvi come noi (Davide è matto o saggio come me) affrontiamo i nostri viaggi.

Innanzi tutto se leggete il mio articolo (Eccolo) sulle cinque forme di eleganza scoprirete che una di esse è proprio la base per affrontare la scoperta di un nuovo paese: l’eleganza intellettuale.

“L’eleganza intellettuale nasce dall’educazione (dunque prima di tutto dai nostri genitori), ma può e deve essere ampliata ed arricchita. Le letture ed i viaggi sono i migliori strumenti per far crescere questa forma d’arte. Ne sono l’espressione piu’ completa la curiosità ed il bisogno di raggiungere la nobiltà mentale.”

Eh si, un bel punto di partenza, ma andiamo per gradi:

  1. META. E’ fondamentale, anche per un weekend; va scelta prima di tutto in base al piacere, non solo da un punto di vista culturale o pratico. Una meta deve essere appagante per tutti i sensi, anche quello del gusto. Ovviamente non tutte potranno soddisfare le nostre aspettative, ma naturalmente un viaggio è anche mettersi alla prova. Ad esempio quando andammo in California, uno dei paesi che ho meno amato (sopporto poco gli Americani), soffrii molto ma fu sicuramente molto formativo!
  2. PREPARAZIONE. Stiliamo sempre un programma (in word, perche’ io odio excell) inserendo tutte le informazioni logistiche e non solo. Forse può creare un pò di ansia ma credetemi, quando vi trovate a Singapore ed avete solo tre giorni per vedere quella perla rara (negozi compresi che sono da urlo) allora vi servirà! Se viaggiate soli e’ ancora piu’ importante: il viaggio dello scorso anno in Sudafrica sarebbe stato un incubo senza il mio fedele programma stampato! Potete scaricare il programma di quel viaggio dal collegamento sotto, avrete così uno schema da cui partire.
  3. STUDIO. In genere acquistiamo una guida Lonely Planet, anche se recentemente ci ha deluso un po’: le Cameron Highlands Malesi (piantagioni di the e coltivazioni di fragole) hanno di bello solo il Cameron Highland Resort, uno degli hotel più straordinari (per servizio ed accoglienza) dove sia mai stato; per il resto nulla di che, mentre la guida invece sembra promuovere questa meta in modo esagerato.
  4. VALIGIA. Ho smesso di imbarcare la valigia da anni, non ha nessun senso portarsi dietro l’armadio, esistono le lavanderie ed hotel che offrono questo servizio. Tra le mie note ho una lista specifica per preparare una valigia per il mare, una per la montagna, per una settimana di trasferta di lavoro o ancora per un weekend al lago. La lista comprende anche il contenuto del beauty e gli accessori necessari. Secondo me persino la scelta della valigia è fondamentale, come anche quella  delle custodie per l’organizzazione interna: porta abiti, porta scarpe, porta vestiti usati, porta prese e caricabatterie eccetera… io odio avere oggetti che navigano nella borsa. Al termine di un viaggio anche di soli due giorni, ripuliamo le nostre valigie con una crema ad hoc (Neutro Pelle di Nuncas) e prima di riporle nell’armadio ci mettiamo dentro una striscia profumata di Carta di Eritrea.
Toscana agosto 2020

Molti ci dicono: “ma siete sempre via!”; in parte è vero,  appena possiamo scappiamo; ho notato che la più parte, pur potendoselo permettere, non lo fa’. Perché? Beh forse perché non si sa organizzare! La gran parte dei nostri viaggi dura un solo weekend, come? Pianificando alla perfezione gli spostamenti in auto o aereo, i trasferimenti e… mettendoci  tanta tanta voglia di “sbattersi”.

La bellezza di tutto questo? Per un viaggiatore il solo pensiero di organizzare una nuova esperienza è elettrizzante, noi trascorriamo serate a sognare di partire ed alcune volte ci è capitato di acquistare un volo sull’onda dell’emozione. Sarebbe tanta bellezza anche scoprire il vostro punto di vista o le domande che vorrete farci nei commenti!

Ecco l’articolo letto da me 🙂

Il mito della caverna

ovvero perché le donne riescono a fare più cose insieme.

Allora si, miei adorati amici maschietti, credo che quanto sopra sia diventato un dogma ed anche se noi non lo ammetteremo mai di fronte alle nostre amiche, compagne o mamme (per quel dannato orgoglio “testosteronico” che ci distingue) loro sono più brave di noi quando si tratta di fare due o tre cose contemporaneamente.

La prima volta ne ebbi coscienza – e successivamente iniziai a studiare il caso – quando iniziai il liceo linguistico; ricordo perfettamente il monito di mio padre: “Maurizio, attenzione che in una classe di sole femmine farai molta più fatica”, certo, avrebbe anche potuto dirmi che avrei rischiato di diventare gay ma per quello mi è bastato ascoltare Mina cantata da mia mamma tutti i giorni 🙂 (ah quanto la adoro!).

Successivamente ne ebbi conferma ai tempi dell’agenzia: il mio gruppo di lavoro era formato per la più parte da donne (quindici). Ecco, ogni volta che facevo un brain storming ovvero tempesta di cervelli (praticamente è un modo figo per buttare idee sul tavolo, sperare che ne esca qualcosa e poi andare a venderle al cliente), ecco dicevo, ogni volta io rimanevo indietro nei ragionamenti perdendomi tra le loro sinapsi mentali ed arrancavo pronunciando “Spè, spè ripeti un pò?” e loro con sguardo compassionevole ripetevano ciò che per loro era già ovvio da almeno dieci minuti.

E qui il Maschio Etero Basic (MEB) potrebbe obiettare “Eh certo, sei tu che non sei intelligente e non capivi”, ok ci può stare ma vi prego continuate a leggere…

Veniamo alla mia teoria: ci troviamo al tempo della pietra (o cavernicoli) ma dobbiamo separare bene il ruolo del maschio alfa dalla donna “betagammadeltaechipiùnehanemetta”. L’ uomo aveva un compito: cacciare. Usciva al mattino presto, percorreva praterie e distese (stancandosi anche ) per trovare un animale da mangiare e poi tornava a casa stremato.

E la donna? Beh, la donna doveva alzarsi, preoccuparsi di mantenere il fuoco acceso, badare ai bambini, preparare la sbobba, rassettare il giaciglio, difendere la caverna e possibilmente trovarsi un altro uomo per fare all’ammmore perché il primo era uscito presto e non sarebbe tornato a casa prima del tramonto, tra l’altro lamentandosi pure della sua stanchezza (cosa che ogni MEB fa ogni sera al rientro dal lavoro).

Capite ora? E’ nel DNA!!! Risale tutto alla notte dei tempi! Il genere femminile è abituato a ricoprire più ruoli: donna, madre, amica, ed amante (pure un pò provocante altrimenti l’amante mica se lo tiene).

Un saluto a voi 🤗

E vi domanderete dove sta la bellezza in tutto questo? Innanzi tutto che forse vi ho fatti ridere, oppure pensare ad un aspetto su cui non avevate mai ragionato e che forse io con sta meravigliosa chicca potrei essere invitato da Alberto Angela ed ottenere il successo che merito.

P.s.1 Con questo post magari mi sono giocato una parte di follower maschili ma sapete che c’è? Non è un problema: l’uomo è infedele per sua natura nel senso che pensa di saperla più lunga degli altri, la donna invece (nonostante si cercasse un amante già ai tempi) è molto più fedele perché si informa, legge, ragiona e poi fa una scelta oculata che normalmente porta avanti per anni.

P.s:2 per tutti i MEB che invece continueranno a seguirmi e magari sono single: fate bene, avere un amico gay è un passpartout per trovare nuove donne pescandole tra le sue followers.

P.s:3 Chiedo venia a Platone per essermi permesso di fare un cauto riferimento al suo mito sull’allegoria della conoscenza. E che ora mi fulminasse pure.

Ecco il brano letto da me 🙂

Sintesi, grazie.

Una delle regole che mi sono dato quando ho aperto il blog è stata di scrivere articoli brevi, possibilmente utili, piacevoli e soprattutto senza tanti giri di parole. Io sono semplice, diretto e so cosa voglio dunque per me è più facile evitare ruoli da azzeccagarbugli o torri semantiche fumose e prive di senso.

Abbiamo bisogno di leggerezza ma al contempo non siamo più in grado di dedicare attenzione alle cose che facciamo: la tecnologia va più veloce di noi e siamo sempre in affanno per stare al passo. E’ inevitabile. E poi ci arrabbiamo se dobbiamo attendere in coda oppure se siamo al bancomat ed il denaro non esce in pochi secondi.

Prima tutto scorreva, oggi tutto corre. Solo la natura non ha mai cambiato il suo ritmo, essa scrive la sua strada: con la cadenza costante di un metronomo, la generosità di un amante e la resilienza di un guerriero. Osservate la grazia di questo fiore, è straordinariamente bello, sembra creato in provetta invece non è chimico, è solo naturalmente perfetto: non ha un petalo di troppo e forma una sfera esemplare. Meraviglioso.

Dunque in questo mare di informazioni, immagini, suoni e divergenze stilistiche è fondamentale andare al sodo, arrivare al cuore in poco tempo e trovare il modo di sintetizzare un pensiero perché vitale ritenere le informazioni salienti per attuare le nostre scelte.

Ho sempre avuto, credo un pò nel dna e grazie al metodo che adottavo per studiare, una certa capacità di sintesi e di centrare agilmente il cuore di un argomento.

La mia formula per lo studio? S.R.S.R., noooo non è una nuova nazione o il titolo di una canzone di Eddy Huntington ma il mio metodo, ovvero: sottolinea a matita (prima lettura), ri-sottolinea con blu o rosso (seconda lettura), schematizza (solo ciò che hai sottolineato nella seconda fase) e ripeti (utilizzando solo gli schemi). Anche in questo caso non ho inventato nulla di nuovo ma credo che questa buona norma ripetuta con costanza mi abbia aiutato ad arrivare sempre al “dunque delle cose”.

Quante volte ci siamo persi dietro a colleghi che parlano, parlano e non vanno mai al sodo oppure amici che per paura di dire una cosa scomoda si nascondono dietro a fiumi in piena di parole? Il tempo è il nostro bene più prezioso, pensiamoci perché dobbiamo amarlo, rispettarlo e non abusarne. Osservate il colore di queste rose, la delicatezza dei loro petali e la perfezione della forma, quando me le hanno regalate le osservavo ogni giorno con grande attenzione ed amore.

La bellezza sta secondo me nell’esprimere un pensiero cristallino, possibilmente con logica, in lingua italiana, ed onesto intellettualmente. Domandiamoci se vi riusciamo sempre ed alleniamoci a farlo proprio come la natura forgia i propri gioielli.

Ecco l’articolo letto da me.

La Houselini

o altrimenti detta Casalini è …. praticamente la sorella che non ho mai avuto.

Ecco appunto, ho avuto la fortuna di essere figlio unico e poi a circa 25 anni mi ritrovo lei, che di umano ha ben poco.

Con la Casalini ho fatto di tutto, tranne che all’ammore, uno perché al massimo potrei farci la manicure (infatti a New York era uno dei nostri passatempi preferiti) e due perchè siamo talmente bestie che l’amore presuppone un sentimento che noi due messi insieme non siamo in grado di ricreare.

Lei ha fatto il liceo linguistico ma a Formentera è riuscita ad ascoltare per circa mezz’ora due tedeschi (è più curiosa di una scimmia) fingere di comprendere ed alla fine dirmi: “uhm parlano un americano così stretto che faccio fatica a capirli”.

Abbiamo fatto almeno una ventina di viaggi insieme e dormendo nello stesso letto mi sono dovuto sopportare lei e tutti i suoi fazzoletti di carta che al mattino ritrovavo ovunque ( si è fatta rifare il naso – con i soldi del master – dunque non le funziona più bene ).

E poi c’è ancora la volta quando in partenza per Roma un signore osservando la mia meravigliosa giacca grigia con revers in raso viola le chiese: “E’ il suo fidanzato?” Risposta: “Secondo lei?” Replica del tipo: “Ce ne sono tanti in giro?” E la Casalini con un aplomb impeccabile “Siamo circondati”, oppure quando a Petra decidemmo di prendere due cavalli per scalare la montagna verso il tempio, peccato che a lei diedero un ciuco talmente sfigato che non andava avanti e ad ogni gradino vedevo il suo sguardo pregno di angoscia: meraviglioso!

La Casalini dove la metti sta, se le dai da mangiare non si lamenta, se la porti in giro sta brava e poi ti telefona sempre, ogni mattina ti ripete rigorosamente le stesse cose (per la verità anche io) senza cambiare mezza parola o mezzo intercalare.

Come afferma giustamente Fra (la nostra amica di Ebbboli che la Casalini ha immediatamente incluso dopo circa due minuti che aveva messo piede in territorio sabaudo) la manderesti a quel paese un giorno si e l’altro pure, poi quando arrivi al limite lei riesce a trovare quel suggerimento o frase intelligente o azione che ti sconvolge e si salva fino alla settimana successiva.

Noi ci ripetiamo sempre le stesse cose, talune volte ci siamo sopportati a fatica ma guai a chi me la tocca (ci hanno già provato) che divento una iena perché lei è la mia sorella del cuore cui voglio un bene unico.

E questa è tanta bellezza.

p.s. 1: Tranquilli è già fidanzata altrimenti col cavolo che scrivevo un articolo simile.

p.s.2: La scorsa settimana mi ha chiesto: “ma scusa scrivi articoli su tutti e non su di me?” La mia risposta: “Casalini, rileggi il nome del mio blog e datti una risposta”

p.s.3: Pensate che dopo questo mi mandi a quel paese? Allora non la conoscete bene, anzi mi toccherà lasciarle il mio orologio in eredità (si, lei spera che io schiatti prima di lei per ottenerlo, figuratevi che mi ha praticamente obbligato a fare il testamento per non rischiare di perdere il Rolex).

Ecco l’articolo letto da me 🙂

Foto e status.

Piacendomi molto amo pubblicare delle immagini che mi ritraggono, ma aborro farlo con una frase presa a prestito da uno scrittore, filosofo o mia zia scrittrice ( non ne posseggo una però).

Vi sarà certamente capitato di vedere dagherrotipi (bella questa eh?) di vostri amici o conoscenti, magari in pose plastiche mentre fanno finta di osservare il mare, un tramonto oppure sono in procinto di uscire di casa e leggere sotto “La vita è questa, niente è facile e nulla è impossibile” o ancora “Nella vita non c’è nulla da temere, solo da capire”.

… inspira ed espira 😂

Ecco, questo mi irrita quanto i messaggi vocali, ( Cosa ho scritto a tal proposito) dunque ogni volta che mi capita di vedere uno scempio del genere mi domando:

  1. Perché non scrivi la verità tipo: “Mi piaccio, penso di essere un gran figo e pubblico la foto sulla mia pagina. Ti piace? Metti il like. Non ti piace? Voltati o passa oltre”.
  2. Se ti manca il coraggio di scrivere la prima frase allora perché non la pubblichi e basta?
  3. Se pensi che pubblicare una foto senza una scritta “interessante” sia da sfigati perché non metti dei semplici # e la facciamo finita?
  4. Ma se ancora non sei soddisfatto perché non ti domandi “alle persone interesserà di più vedere un pezzo della mia vita o leggere una frase che magari hanno già visto da altre parti?”
  5. E se proprio non ce la fai, ti prego rileggi la frase che pensi di pubblicare e domandati: E’ coerente con la foto? O solo perché sei al mare puoi scrivere come la barca lascia la scia io ti lascio la firma mia?


Ah, non valgono nemmeno in inglese o altre lingue, sia chiaro. Peggiori solo la situazione: oltre all’incoerenza sottolineeresti anche la tua pochezza linguistica.

Ecco, ho detto tutto; anzi no, ancora una cosa: i social vanno se c’è: gossip, cibo e gattini. La prossima volta dunque sotto la tua foto in posa scrivi “Miao” e facciamola finita.

Trovate una frase ad effetto per questa foto 😂

A proposito di frasi, io ne ho scritte poche intelligenti ma questa mi piace tanto: “Citare continuamente gli altri non è da fighi, è non avere nulla da dire.”

Cosa c’entra tutto ciò con la bellezza? Semplice: chi ti segue ti apprezza per come sei.

E buona bellissima domenica 🙂

Inspira ed espira.

… inspira ed espira e ancora inspira ed eeeeespira: la base per praticare yoga.

Grazie Rosaria.

Sono trascorsi cinque anni dalla prima volta, ed anche in questo caso fu Davide a suggerirmelo (accidenti sto ragazzo mi ha fatto scoprire tante belle cose tra cui yoga, questo blog …..). Cercavo uno sport nuovo perché mi ero stufato di andare a correre e nuotare. In realtà lo avevo già provato a ventidue anni credo, con Silvia (la mia prima fidanzata e persona che amai tantissimo, ed amo tutt’ora sia chiaro) ma era uno yoga diverso e poi mi addormentavo sempre 😂

Dunque il mio approccio è stato prima di tutto “fisico”, non volevo uno “sport” statico, al contrario; avevo sentito parlare da un’amica milanese, Monica, di Bikram yoga, ovvero una pratica fatta in una sala riscaldata a 38 gradi….. mi piacque immensamente. Davide venne con me alcune volte ma si metteva sempre in ultima fila per non essere visto dato che praticamente non si muoveva 😅, poi mi salutò ed io continuai la strada da solo.

Successivamente ho incontrato Lei, la mia Maestra, Amica e Donna speciale: Rosaria (Ecco il suo profilo). Mi ha stregato, rapito e fatto capire cosa significhi la frase: “Practice and all is coming” cioè “Pratica e tutto arriva”. Verissimo: cinque anni fa ero un bastone, ora quasi un fuscello che si piega con agilità, forza e determinazione ( e credetemi a cinquant’anni non è così comune).

Inspira ed espira, inspira ed espira……

Costanza, curiosità ed amore per il proprio corpo sono state le basi per scoprirmi rinnovato, dopo ogni pratica. E’ meraviglioso perché dopo circa cinque minuti che pratico inizio a sorridere di felicità, e Rosaria questo lo sa bene perché lei non è solo la mia Maestra, molto di più: lei sa leggermi dentro.

Per fare yoga oltre alla predisposizione d’animo ci vogliono gli addominali e l’apertura delle anche, questo è bene saperlo così come è bene sapere che non basta un anno per ottenere tutto questo. E’ un percorso infinito. Sia ben chiaro a chi vuole iniziare 🤗

Il sorriso di Rosaria è il suo marchio di fabbrica un pò come il mio, ma ciò che la rende ancora più peculiare sono la sua sproporzionata generosità ed immensa sensibilità. Io le voglio bene non solo per questo ma perché si è totalmente dedicata a me: il suo cuore è tanto tanto grande.

Inspira ed espira ed ancora inspira ed espira……

Lo yoga è donare e ricevere: offrire agli Altri ed accogliere dal Mondo, concedere alla Mente ed ascoltare il Corpo; è una corte principesca bella, complessa che ogni giorno si arricchisce e si rinforza viepiù.

Ad ogni inspirazione accogliamo consapevolezza e novità, ad ogni espirazione doniamo esperienza e resilienza. E tutto questo è straordinaria e lucente bellezza.

Chiamate video? Si, grazie!

Una volta c’erano le convention, le riunioni, i podi e gli altari virtuali da cui i manager egoriferiti amavano sproloquiare per ore. Ho avuto la grande fortuna di lavorare negli eventi e per cinque anni ho assistito a presentazioni soporifere, al limite dell’allucinante, senza capo né coda, esibizioni che servivano semplicemente al relatore o per lavarsi la coscienza – ” io ve l’ho detto” – o per accarezzare il proprio ego sproporzionato e malato. Ho anche assistito a pubblici – quasi interi- addormentarsi non a causa dei bucatini all’amatriciana o la pasta cacio e pepe: la persona che esponeva non era interessante . Non a caso ho scritto “persona”: l’argomento è secondario, chi sa veramente ascoltare e poi comunicare è in grado di rendere “secsi” anche un tema ostico.

Poi di punto in bianco il mondo è cambiato: ora ci sono gli inviti sul calendario virtuale e le video chiamate. I primi hanno un enorme vantaggio: inizio e fine precisi; se ti trovi di fronte una persona che si perde nel particolare del dettaglio del particolare ad un certo punto lo interrompi e gli domandi: “Ok, dunque? Cosa decidiamo?” Aaaaah che meraviglia vederlo sgranare gli occhi e capire (se è minimamente intelligente) che ha sbrodolato e che ora una decisione la deve prendere. Le video chiamate invece hanno due aspetti positivi: primo l’interlocutore trasmette da casa sua e quindi hai la possibilità di conoscerlo un pò di più (anche coloro che usano un fondo finto si svelano, direi proprio per quello) e poi dimostrano tutta l’incapacità comunicativa perché non sei su un palco o su un podio da cui domini la situazione bensì allo stesso livello del tuo interlocutore.

Tutto questo si rivela un vero grattacapo, credo almeno per l’ottanta percento dei manager che ripeto sono irrimediabilmente ancorati alla lettura banale delle loro slide zeppe di dati, parole, cifre, immaginette anni ’70 e torte multicolor. Che mestizia…. Ricordo che una volta un mio cliente, presidente di un’ importante catena di retail in ambito cosmetico mi disse: ” Se leggi le diapositive è perché non hai nulla da dire”, ed è vero: esse devono essere un supporto, non un pilastro su cui pavoneggiarsi. Vi immaginate Enzo Tortora o Corrado con le slides? Non voglio dire che i manager debbano essere come loro, ma farsi qualche domanda in più sì …..

L’ efficacia comunicativa o ce l’hai o ne sei sprovvisto, poche storie. Puoi fare tutti i corsi del mondo, partecipare a tutti i simposi dell’universo ma se non possiedi innanzi tutto l’umiltà di ascoltare il tuo pubblico, percepire emotivamente il sentimento che in quel momento veleggia, guardare negli occhi i tuoi interlocutori, entrare garbatamente in contatto con loro, stimolare le sinapsi emotive con un sorriso, non potrai mai affascinarli.

Molti pensano “io sono il capo, anzi menagger, dunque bravo, ho delle cose da dire e gli altri le devono ascoltare”. Balle, balle ed ancora balle. Svegliati, anzi domandati “Mi ascolterei?” Uhm… forse no.

Anche in questo caso, le diverse forme di eleganza ( Ecco il mio articolo ) giocano un ruolo fondamentale.

L’ eleganza d’animo: come possiamo pensare che gli altri ci seguano se noi per primi non ascoltiamo e rispettiamo i loro bisogni (non posso star seduto ore a vedere te che leggi diapositive) oppure non ci apriamo verso gli altri (un sorriso cordiale e sentito è sufficiente per trasmettere positività).

L’ eleganza gestuale: il valore dell’accoglienza (far percepire la nostra predisposizione all’ascolto vero) attraverso uno sguardo: non siamo noi quelli importanti, al contrario è importante il pubblico, ovvero il nostro Ospite.

L’ eleganza intellettuale: capacità espositiva, ricerca del termine più appropriato, concetti chiari, puliti, utilizzo intelligente della nostra lingua. La vogliamo smettere di usare termini anglofoni per riempirci la bocca e mascherare la nostra profonda ignoranza ed incapacità comunicativa?

Siamo esseri umani ed abbiamo avuto un gran dono: la parola. Utilizziamola bene, con garbo ed attenzione si possono creare delle stupende catene comunicative: ecco, questo è bellezza.

I ❤️ TA

Israele, Agosto 2013.

Ricordo che quando dissi “Vado in Israele”, la reazione di alcuni fu: “Ma è pericoloso!”

Oggi posso affermare con estrema serenità che è vero, è pericolosissimo, perché è una terra dove vorresti tornare, ritornare e visitare ancora.

Tel Aviv è uno dei più interessanti osservatori sul mondo che esistano, New York a confronto è il cimitero degli elefanti: presuntuosa perche la sua fama negli anni ‘80 la precedeva si è accartocciata su se stessa da parecchio tempo. Lei al contrario è una metropoli fertile, interessante, cangiante, scoppiettante, quando la vivi percepisci che c’è fermento culturale, economico ed innovazione. E’ una città giovane e come tutti gli adolescenti, sebbene sbagli, ha la forza ed il coraggio di rialzarsi, possiede un coté nuovo ed uno un po’ decadente è infatti normale ammirare grattacieli accanto a case ancora distrutte dalle bombe.

“The sin city” altrimenti definita, e mai locuzione fu più azzeccata, non tanto per il valore semantico rispetto al termine “peccato” ma per tutto ciò che di bello ruota attorno al sostantivo: bar aperti tutta la notte, un coacervo di culture e di contaminazione favolose, il bisogno spasmodico di movimento, condivisione ed accettazione dell’altro e del diverso.

Gli Israeliani sono dei combattenti, si sono sempre dovuti difendere, dunque le loro modalità di interazione sono semplici, chiare e dirette (schema relazionale che forse può intimidire una cultura “democristiana” come la nostra), e poi non hanno il culto del “finish” perché le loro case non possiedono un perfetto layout da rivista patinata ma stai pur certo che le magioni sono sempre aperte ad accoglierti, anzi è un onore per loro riceverti in seno. Semplici e diretti si, ma tra i più sofisticati al mondo per pensiero e credo.

Ho avuto la fortuna di essere ospite di Roberta, la mia cara amica di TA, che ricordo mi mise a dura prova prima di fidarsi di me professionalmente, e giuro non mi sono mai sentito ospite bensì parte della sua famiglia, alcune volte anche parecchio allargata – una sera arrivai a casa e c’erano ben 14 bambini, la somma dei suoi figli e quelli di sua sorella 😂

L’unico timore che avevo era quello di sbagliare frigorifero o posate, avendo zone separate per rispettare la legge Kosher sulla divisione delle carni dai latticini ed ammetto alcune volte di avere anche sbagliato; scusami Roberta 🤗

E poi c’è anche la bellezza fisica, molti Israeliani sono statuari. Sono il perfetto melting pot, sia gli uomini che le donne sono attenti alla cura del fisico. Non ho mai visto così tante persone belle nella stessa città. Occhi verdi e profondi, denti bianchi e labbra disegnate. Unici.

TA mi ha profondamente segnato, ancor oggi riesco chiudere gli occhi e posarli sulla città la sera al tramonto: la prospettiva che ogni tardo pomeriggio godevo dalla terrazza al numero 36 di Golomb Street, Giv’atayim il quartiere dove ho vissuto preziosi momenti di bellezza emotiva.

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