Come superare il secondo lockdown

Guida semiseria alla quarantena, dedicata soprattutto ai Mariti.

Ricordo perfettamente il sabato sera successivo alla chiusura: avevamo in programma una cena a casa di un’amica ed io mi rifiutai categoricamente di stare a casa. Uscimmo a piedi per andare da Nadia, a circa 4 chilometri da dove viviamo. Davide ogni tre minuti mi ripeteva “tra un pò arriva la polizia e ci arresta” ed io “zitto! non menare sfiga!”. La polizia non arrivò … arrivarono i carabinieri.

Carabiniere 1: “Cosa fate in giro?”

Noi: ” ehm…una passeggiata…”

Carabiniere 2: “E  dove vivete?”

Io: “in corso tal dei tali”

Carabiniere 1: “ah a 2 km…camminate parecchio vedo…”

Io: “Torniamo a casa?”

Loro: “Si, bravi”.

Nel tragitto verso casa pensai affannosamente a un paese dove poter fuggire perchè mi sentivo in gabbia. Davide mi osservava sconsolato, guardandomi come se fossi matto. Come dargli torto?

Ovviamente non partii, ma decisi di affrontare la cosa di petto con una filosofia molto semplice: “Non puoi sconfiggere il nemico? Fattelo amico!”

E cosi’ inizio’ una fruttuosa alleanza tra me, Davide ed il lockdown.

Una premessa doverosa: casa nostra è piccola, molto piccola; 52 metri quadri  (il terrazzo 60, ma faceva un freddo porco a marzo quindi era inutilizzabile).

Alla fine per noi e’ stata un’esperienza quasi Bellissima, ed ecco come abbiamo fatto.

Divisione dei compiti: ogni faccenda domestica porta via tempo ed energia, dunque e’ fondamentale un’equa divisione delle responsabilità. – Mariti: anche se non andate in ufficio non siete in vacanza, quindi NON potete stare con la vostra panzona sul divano! Non lasciate vostra moglie a sgobbare e correre dietro a figli, cani, gatti, pappagalli e mosche.

Il nostro tea delle 17 💙

Orari di riposo normali: non dormite fino alle 12 solo perche’ siete a casa, la giornata è da vivere insieme! – Mariti, alzateviiiiiiii anche voi, si si si insieme a vostra moglie! Aiutatela a preparare la colazione per le creaturine che sono i vostri figli, la giornata avrà tutto un altro sapore, giurin giuretta!

Cibo: io uscivo spesso a fare la spesa, mi serviva per pulirmi il cervello e per spendere dei soldi (sono io quello con le mani bucate). – Mariti: fare la spesa non significa acquistare birra, patatine e whisky per uccidervi di Fonzies come se non ci fosse un domani! Ah, se proprio dovete ingollare Fonzies, pulitevi ‘ste mani che il divano si macchia! (non vale ciucciarsi le dita eh!).

Sport: praticare yoga o attività fisica è fondamentale per vivere bene ed essere sereni. – Mariti, ora non avete più scuse: muovete ‘sto culone, smettetela di guardare quei ventidue dementi che corrono dietro ad una palla e trasformatevi da palloni gonfi a un normale essere umano.

Tempo: la coscienza di avere tanto tempo a disposizione è fondamentale; sapere che forse non vi capiterà più è straordinariamente importante per non sprecarlo. – Mariti se per voi il tempo è cibo, lavoro, calcio e fantacalcio: iniziate a immaginare anche dell’ altro. Esiste. Fidatevi.

Attività ludiche: ci siamo inventati la qualunque, dal dipingere la casa (era la prima volta e giuro sarà anche l’ultima, altrimenti Davide mi lascia) a preparare il “Dejeuner sur la terrasse” (un vero e proprio pic-nic sull’erba) oppure il tea delle 17: (un sontuoso te’ in stile british). – Maritiniiiiiii: dimostrate che sapete fare anche qualcos’altro oltre alle mosche per andare a pescare oppure riparare le ruote della mountainbike… ah, chiudervi in camera facendo finta di fare call e guardare le donnine nude sullo schermo non è valido.

Shopping: ogni tanto mi concedevo uno sfizio, come gratificazione più che altro psicologica. – Mariti belli dico ancora a voi: concedete alla famiglia l’utilizzo del plafond mensile che vi create facendo la cresta sulla spesa, tanto le vostre mogli lo sanno!

Impaginazione perfetta eh? 😍

Abbigliamento: vestiamoci bene anche in casa è il mio mantra. Non significa indossare lo smoking, ma passando ore ed ore a contatto con le persone che amiamo è fondamentale non essere sciatti, trasandati e poco curati, altrimenti dove va a finire l’ammmore?  Mariti: buttate via quella orrenda tuta dell’Adidas anni ’80 che ormai non vi sta più sul culo non solo perchè vi si e’ rammollito tutto, ma perchè a forza di lavarla è diventata piu’ moscia delle tette di mia nonna bis.

Ma soprattutto abbiamo evitato di fare 3 cose, e vi consigliamo caldamente di evitarle anche voi:

Van e Gogh 😂
  1. Non abbiamo cantato dal balcone: sarebbero scappati tutti
  2. Non abbiamo appeso la bandiera “andrà tutto bene”; pensate l’avessero appesa tutti, non saremmo semplicemente al secondo lockdown: il mondo sarebbe direttamente imploso.
  3. Non abbiamo comprato il lievito: c’è già così tanto meteorismo in giro che proprio non ce la sentivamo di aumentare la produzione di gas serra.

La bellezza? Vi prego non cantate, non inventatevi altre frasi demenziali e cucinate senza lievito. Sarete co-autori di un mondo migliore.

E che Chanel, Dior e Saint Laurent ci proteggano.

Ascoltami 🙂

Pisa pi’ curt.

Avete mai sentito qualcuno pronunciare la frase: “lei non sa chi sono io?”

Immagino di si, un sacco di volte. O magari l’avete solo letta.

Avete mai visto qualcuno che si arrabbia tantissimo per una cosa veramente piccola?

Avete mai partecipato ad una riunione in cui vi viene detto in tono di rimprovero: “ma non è possibile che i clienti non vengano da noi!”.

Ecco a me si, un sacco di volte. Ed ogni volta ho pensato: “Scusa? Ma ti rendi conto che non esisti solo tu al mondo? No perchè forse dovrei ricordarti alcune cose…

Stelle: 300 milioni nell’universo, di cui 4000 visibili ad occhio nudo.

Terra: 40.075 km la sua circonferenza; noi se siamo bravi ne camminiamo 4 al giorno.

Abitanti: 7 miliardi e mezzo al mondo; ogni minuto nascono 140 persone, che proprio come te e me rappresentano lo 0,01% di vita sulla Terra. In compenso  abbiamo già distrutto l’83% delle specie.

Intelligenza: il maiale ha un livello di intelligenza superiore a quello di altri simili, ma noi lo riteniamo un porco.

Longevità: lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) misura tra i 6 e i 7 metri di lunghezza e vive circa 392 anni.

Ogni secondo, gli utilizzatori mondiali di e-mail producono messaggi per l’equivalente di 16.000 copie dell’opera completa di Shakespeare.

William Shakespeare ha inventato oltre 3000 parole, ad esempio “fashionable”.

Ecco, le iniziali delle parole che ho usato per gli esempi precedenti compongono STAI LOW, ovvero Stai Molto Calmo, o meglio “pisa pi’ curt”; o per dirla alla Shakespeare,  smettiamola di fare “molto rumore per nulla”; rassereniamoci che se proprio ci va di “culo” con l’aspettativa di vita media che abbiamo un altro covid non ce lo dovremmo beccare 🙂

La bellezza in tutto questo? ricordarcene ogni volta che qualcuno ci taglia la strada, o quando pensiamo che essere amministratori delegati di un’azienda sia la cosa più figa, o ancora che noi siamo i migliori e dunque gli altri non sono nessuno.

Ascoltami

La verità è che non gli piaci abbastanza

E’ il titolo di un film del 2009. Non e’ certo da Oscar ma chiarisce una verità importante: se non ti cerca è perché non ti vuole. Quante volte ci siamo cascati?

A me è successo un po’ di volte. Conoscevo un ragazzo, lo corteggiavo, uscivamo a cena; il giorno dopo lo chiamavo, lo richiamavo e lo cercavo ancora: ero sempre io a sollecitare l’incontro. Poi iniziavo a chiedere consigli alle mie amiche, e mi dicevo: “beh se non mi cerca forse e’ perche’ non ha tempo” oppure “sicuramente non legge i miei messaggi perche’ ha un cellulare vecchio” o ancora “non mi ha risposto perchè non ha sentito squillare il cellulare” e cosi’ via…

Balle, tutte balle! Non era minimamente interessato al prodotto!

Un mantra da ripeterci sempre è: “se il giorno dopo non mi cerca o  visualizza il mio whatsapp ma non risponde è perché non mi vuole. Avanti il prossimo”.

E fateci caso, questo errore lo facciamo anche in altri ambiti. Se non riceviamo un “bravo” al lavoro, pensiamo “il mio capo non ha avuto tempo”, invece che un onesto “ho semplicemente fatto il mio dovere”. E ancora: “non dico a Laura che sta sbagliando se no la faccio soffrire”. La verita’ e’ che non glielo dico perchè non ho il coraggio di affrontarla dicendo le cose come stanno!

Difficile vero? Eh si.

Ora non voglio fare della filosofa spiccia, ma come sempre uno schemino per aiutarmi a dare delle risposte ai problemi della vita me lo sono fatto!

Provo a riassumerlo con una sigla: IF. Che in inglese vuol anche dire SE. Se penso a perche’ faccio un errore, smetto di farlo.

IF come le due grandi cause dei nostri errori di valutazione: Insicurezza e Fame.

Insicurezza prima di tutto perché abbiamo una paura tremenda di rimanere soli. “No man is an island”, quindi spesso andiamo alla disperata ricerca di un’ anima gemella, o anche solo sorella, ma ci facciamo bastare pure un’anima cugina a volte… e quando la troviamo, anche se nel nostro cuore sappiamo che non e’ quella giusta, ci accontentiamo.

Eh si mi piaccio tanto 🤗

Abbiamo anche paura del fallimento: pensare di non essere apprezzati provoca angoscia e disperazione. Siamo fragili, tormentati dal senso di colpa fin da quando eravamo bambini (a me a scuola dicevano sempre: “devi confessarti! hai commesso peccato! Per riuscire nella vita devi fare molto di piu’ e molto meglio!”); cosi’,  anche quando nel nostro intimo sentiamo che la nostra storia non andra’ lontano,  pur di non ammettere un fallimento andiamo avanti, peggiorando solo la nostra frustrazione.

Fame: vi ricordate il mitico discorso di Steve Jobs: Stay Hungry, Stay Foolish? (Siate affamati, siate folli) Siamo un po’ cresciuti con il mito di questa fame. Fame di emozioni naturalmente, perché noi vogliamo il cuore che palpita, ne abbiamo un disperato bisogno. La filmografia americana ci ha ripetuto milioni di volte come deve essere la storia perfetta: lui e lei si incontrano, si amano in modo spudorato, poi qualcuno o qualcosa li separa ma alla fine va tutto bene. Quindi anche se un po’ sappiamo che il mondo non funziona proprio così, vogliamo che almeno la nostra storia d’amore sia un po’ da film, desideriamo raccontare alle nostre amiche che siamo i protagonisti! A tale proposito vi consiglio una serie su Netflix, il titolo è SKAM, racconta con dialoghi molto raffinati le emozioni e le scoperte che si fanno ai tempi del liceo. Straordinaria: l’ha approvata anche Michela Murgia 🙂

Come fare quindi a scavalcare il grande IF? Beh io ci sono arrivato dopo un pò di porte in faccia e con un grande lavoro su me stesso.

Oggi per me l’importante e’ stare bene… con me: mi piaccio e mi sento realizzato. Sono nel pieno della mia vita, ho accettato le mie rughe e i capelli sale e pepe, e convivo con i miei limiti (due Keepall di Vuitton non bastano).

Ho avuto la fortuna di incontrare Davide che mi fa stare meglio di come starei da solo. (vedi articolo su di noi Ecco)

Sono anche padrone del mio tempo: non voglio investirlo inutilmente, distinuguo bene le mie priorita’ dai semplici divertissememt (a tal proposito Ecco cosa ho scritto).

In fondo dirsi la verità significa solo accettare che ognuno ha i propri gusti: noi possiamo non piacere a qualcuno ma siamo belli a prescindere! Ma solo amando noi stessi mostreremo la nostra immensa bellezza a chi vorra’ vederla. E solo amando noi stessi riusciremo a vedere la bellezza ovunque, perche’ avremo imparato a cercarla.

Ascoltami

Il postulato del M.A.U.

Ieri sera sono andato da Danielina, la mia “strappapeli” di fiducia, che oltre ad essere una “cultrice del pelo” (va alla ricerca spasmodica e smodata di tutto ciò che spunta fuori dalla pelle e se ne appropria come un bambino farebbe con la nutella) è anche una cara amica e dunque ci raccontiamo tutto.

Ammetto che le sedute da lei sono ambigue e dolorose; se qualcuno poggiasse l’orecchio alla porta sentirebbe me strepitare: “Basta, basta ti prego!” ritmato da un mugugno di sottofondo e ancora: “Questa è l’ultima volta che vengo!”(!!!) accompagnato da un ansimare innaturale. Che ci volete fare? A me fa un male pazzesco soprattutto sotto le ascelle, e più mi sforzo di fare finta di niente peggio è: sento il male ancor prima che Danielina applichi la cera sulla porzione di pelle.

Fate un po’ voi, anzi se avete dei consigli fatevi avanti.

Dunque quando sono da lei la obbligo a parlare, parlare, parlare (non e’ uno sforzo, intendiamoci: non sta zitta un attimo) per distrarmi dalla tortura medioevale. Il problema è però che disquisendo dei suoi rari incontri amorosi (magari ne avesse di più), arriviamo sempre al punto di cui mi narra della totale incompetenza amatoria dei suoi partner, oppure di come i suoi uomini non riescano proprio a gestire una relazione extra coniugale (sul tema leggi anche il mio articolo sul mito della caverna: Eccolo). Dunque lei parla, si infervora, la sua rabbia aumenta e si sfoga su di me. Ecco perché soffro.

Da un pò di tempo frequenta un uomo sposato ma le “peripezie da materasso” sono insufficienti… lui non riesce a trovare scuse per fuggire alla chetichella, raggiungerla, assaporare la mela del peccato e rientrare al desco famigliare. “Non si sa organizzare!, dice Danielina tra uno strappo e l’altro , mi fa solo perdere tempo! e via altri 309 peli. Ahi! urlo io e lei aggiunge sadicamente “anche se c’é l’occasione non la sfrutta: ha paura, l’omino!” aggiunge con sguardo satanico mentre gira il coltello nella ciotola di cera fumante.

Quando finalmente abbiamo terminato il fronte passiamo alla schiena e senza soluzione di continuità procede : “non sa fare il marito, tantomeno l’amante e quindi non e’ un uomo”. A quel punto sono folgorato, mi giro, quasi a scansare una coltellata densa di cera calda e colante, e concludo: “tesoro ma ti rendi conto che hai detto la cosa peggiore che un uomo potrebbe sentirsi dire?” Cioè io mi ucciderei… Ecco il perché.

Il complicato equilibrio di un amante 😂

O amante di Danielina…

Non sai fare il marito: chiaro, se fossi un buon marito forse forse non andresti alla ricerca dell’erba del vicino, o sbaglio?

Non sai fare l’amante: passi l’infedelta’ (chi è sempre stato fedele – fantasie comprese – alzi la mano) ma almeno impegnati come Amante, santa polenta! (bella questa esclamazione vero?)

Non sei un uomo: è evidente! L’uomo è uomo e ha da puzzà, o puzza nel talamo suo o va a puzzare nel letto di altre. E’ basico, semplice, evidente.

Danielina mi guarda e mi chiede “E allora?”

Amore mio, intanto la prossima volta col cavolo che ti faccio parlare perché non solo mi hai fatto il peli del petto e delle ascelle ma poco ci mancava che presa dalla foga mi spalmassi la crema sulla barba e poi tesoro santo e tenero, rilassati e trovatene un altro.

Ecco quindi il Postulato circolare del MAU (Marito, Amante, Uomo): signore sposate: se vostro marito non rende più probabilmente ha un’ amante; fatevene uno anche voi. Donne,  se l’amante non ha mestiere (a letto e fuori), diffidate e cercatene un altro; femmine: se quello che cercate e’ un uomo vero… allora provate con una donna. Magari estetista.

ascoltami 🙂

Se tu sei felice lo siamo anche noi

furono le parole che pronunciò mia mamma quando nella mia cucina le dissi: “mamma io sto con un ragazzo”.

Le parole più semplici, belle e cariche di amore che un genitore possa dire al proprio figlio. Già perché in quella frase non c’era un “ok stai con un uomo e lo accetto”, ma andava oltre: “comunque tu sia – brutto, bello, alto, basso, intelligente o zuccone, con i capelli neri o tinti biondo platino noi ti amiamo per ciò che sei”.

Ed è proprio questa secondo me la bellezza di mettere al mondo dei figli: volere il loro bene, sul serio, non a parole. I film sono una cosa, la vita è altra.

Noi ci piacciamo 😘

La verita’ e’ che ho avuto piu’ paura io a vivermi, di quanta ne abbiano avuta loro. Vi spiego meglio.

A me i maschi sono sempre piaciuti, fin da bambino; magari per altri non è stato così, ma per me si; pero’ si sono infilate in mezzo l’educazione religiosa con il suo stupido senso di colpa, le regole sociali condivise tipo – un maschio deve stare con una donna!- ma soprattutto io avevo paura di dire a me stesso che non ero una pera ma una mela, che a me non piaceva il rosso ma il verde, che io non adoravo andare in montagna ma al mare, che io non scrivevo con la destra ma con la sinistra.

Durante gli anni dell’adolescenza e della giovinezza ero bloccato, avevo paura di commettere un errore, di fare brutta figura, di uscire dai canoni sociali, di non essere come invece avrei dovuto. Non mi sono vissuto, nemmeno di nascosto, nulla. Fermo, piatto e calmo come un lago verso l’imbrunire, quando ormai soffia solo più un refolo di vento ma nulla muove perché non ne ha la forza.

Pensate alla differenza enorme tra queste due semplici affermazioni: “mi piace o non mi piace”, contro “è giusto o non è giusto”. Piace a tutti voi il caviale? E il tartufo? Adorate tutti il formaggio?

Troppe volte ci lasciamo guidare dalle regole sociali, religiose o di buon costume; poche purtroppo dal vivere la nostra pienezza, dal godere di noi così come siamo: nudi, crudi, veri, semplici e belli allo stesso tempo.

Come vedete non ne ho fatto una questione di “si nasce o si diventa?”, “accettare la diversità”, “apertura verso gli altri”.

Balle, balle ed ancora balle. Qui si tratta semplicemente di avere dei gusti. E non tutti sono alla menta, fortunatamente.

Oggi, all’età di cinquant’anni ho capito che la bellezza sta proprio in questo: rispettare i propri bisogni innanzitutto, poi quelli degli altri soprattutto quando ci riguardano! Solo cosi’ possiamo finalmente vivere la pienezza del nostro essere nell’accettazione di pregi, difetti, limiti e capacità. E se mi guardo attorno io vedo tanti amici che mi cercano, che vogliono stare con me, che hanno il desiderio di incontrarmi, di avere un mio parere, di praticare yoga insieme, lavorare con me o più semplicemente scrivermi un messaggio.

Ma la bellezza più grande è sapere che io sono la sintesi di due persone – mio papà e mia mamma – che nella loro semplicità sono sempre andati oltre la meschinità sociale, l’ignoranza, la bassezza, la paura; ed oggi io come uomo sento la grande responsabilità di fare in modo che anche solo una persona tra di voi colga questo messaggio, lo faccia proprio e mi aiuti a creare bellezza.

Ascoltami

Ad Amelie ed Alice

Sono le figlie della mia amica Laura, per chi mi segue un pò sui social sono quelle due meravigliose creature con cui faccio spesso delle asana di yoga improbabili ma molto divertenti.

I miei tesori ❤️

La scorsa settimana Alice ha fatto la prima comunione, e la sua mamma le ha regalato uno stupendo abito di Twin Set investendo una fortuna. Quando Laura mi chiese se fosse un acquisto sensato io le dissi immediatamente di si: Davide ed io avevamo appena regalato un giubbotto di pelle (sintetica) alla sorella Amelie, dunque sarei stato un pazzo a suggerirle il contrario… ma mi fermai un attimo e le dissi: “però voglio scrivere loro una lettera”. Ed eccola qui.

Bambine, voi siete la mia luce; quando sono con voi dimentico tutti i problemi perché a malapena mi concedete un attimo per respirare: da quando mi vedete ed iniziate a chiamarmi “mauriiiii, mauriiiii” e mi coinvolgete nei vostri indimenticabili e veri discorsi a quando ci salutiamo e la vostra domanda è “Quando ci rivediamo?”. Emozioni forti, indiscutibilmente uniche per una persona come me che non avrà mai dei figli.

Alice, la mamma non ti ha solo regalato un pezzo di stoffa, la mamma ti ha regalato creatività, ricerca, innovazione, coraggio, buongusto, eleganza, sofisticatezza e bellezza. Si, perchè la moda è questo; i superficiali e gli invidiosi ti diranno che è un marchio, che il vestito è bello perchè il colore blu ti sta bene o perchè c’era del tulle: gli amanti della bellezza sapranno che la tua mamma ha investito del denaro per esaltare la tua figura e farti apprezzare tutti coloro che sapientemente hanno saputo andare contro corrente e forgiare bellezza.

Cane a faccia in giù 😂

Amèlie, tesoro mio, Davide ed io ti abbiamo voluto regalare un’emozione: vederti felice e sentirti domandare “lo posso mettere subito?” ha confermato che avevamo fatto la scelta giusta. Osservarti mentre scorrazzavi per le vie centrali della città con fierezza perché ti piacevi e ti sentivi a tuo agio è stata per noi la gioia più grande. Ricorda piccolo diamante che solo tu potrai decidere come essere e come apparire, che ricordo lasciare di te ad una persona che magari ti vedrà per cinque minuti o ancora che emozione suscitare nel tuo amante. Gli abiti, gli accessori ed i profumi che sceglierai saranno il tuo sigillo sul mondo.

Bambine, voi siete pura bellezza perchè siete limpide, splendide e vere, non abbandonate mai il vostro tempo qui ed ora, abbiate sempre il coraggio di spezzare la monotonia della ripetizione, continuate a viaggiare, leggere e sorridere perchè solo così continuerete a creare bellezza.

Ascoltami 🙂

Ed ecco il video 🙂

Come scelgo il mio outfit

L’abito fa il monaco: una certezza, ma soprattutto uscire di casa e piacermi è il mio mantra.

Mi devo sentire a mio proprio agio, voglio sentirmi bello e sapere che gli altri mi osservano; per me è un motivo di orgoglio personale e ci gongolo.

Io mi piaccio e tu?

Adoro quando qualcuno mi fa i complimenti per una borsa, accessorio, gioiello o semplicemente perché pensa che io sia elegante. Mi colpisce però che quando indosso un abito (nero, blu o grigio) me lo dicano sempre: chissà perché si associa l’eleganza alla formalità. Mi verrebbe da dire “Ei tesoro ma io sono sempre elegante” :-).

A caval donato non si guarda in bocca però.

Dunque di solito io lo decido la sera, poco prima di addormentarmi (è un bel pensiero con cui cullarsi no?) conosco gli impegni del giorno successivo, in quale ambiente mi troverò, le persone che incontrerò, se devo camminare molto oppure no eccetera. Questa io la definisco la “cartografia sociale del giorno successivo” Lo faccio definendo prima il tono e lo stile, successivamente vi associo i colori, e poi i pezzi fino a comporre un unico insieme. L’unica cosa che scelgo al mattino è la fragranza, ne posseggo circa 140, e dato che il profumo lo indosso in base a come mi sento preferisco tenerla per ultima.

Se devo incontrare persone per la prima volta vesto molto classico che per me non è giacca e cravatta (quest’ultima ormai la utilizzo in contesti estremamente formali) ma pantalone blu o nero e relativa camicia dello stesso colore o al massimo bianca. Le persone si fanno un’idea di noi nei primi cinque massimo dieci secondi è dunque fondamentale non apparire sopra le righe. Colori troppo accesi sono un pugno in un occhio, così come scarpe appariscenti od accessori stravaganti. La scorsa settimana ad esempio sono stato a pranzo nell’unico ristorante giapponese stellato che abbiamo in Italia (Iyo Experience che vi consiglio caldamente), ebbene trattandosi di un’occasione semi formale mi sono abbigliato con pantalone e camicia nera, cardigan di lana dello stesso colore, scarpe Shanghai bordeaux e pouch nero LV.

Intendiamoci, ho avuto anche io le mie pessime cadute di stile: a casa di mamma e papà ho delle bretelle di Moschino, per cui spesi anche un occhio della testa con i segnali stradali, capite? Una specie di corso da scuola guida che regge i calzoni…. uribile! Ecco, credo di averle indossate una volta sotto un abito grigio scuro e poi riposte nel cassetto.

A voi le bretelle 😂

Una volta invece in pieno delirio da shopping acquistai una giacca pied poule bianca e rosa. Fortunatamente ogni giorno mi specchio mentre penso: “Sei proprio un gran figo!” e poi esco di casa. Ecco, quella mattina in cui la provai tornai in camera, la tolsi e non la usai mai più. Sembravo un gelataio anni ’60 ma non della serie “The marvelous Mrs Maisel”, l’avete mai vista? Non perdetevela, se amate la moda i suoi outfit sono da URLO!

Ed eccomi qui a dirvi che tutta questa è bellezza, ma sapete perchè? Sarebbe troppo facile associarla alla moda, agli outfit ed all’eleganza. No, secondo me è bellezza perché uscire di casa e sentirci belli ci cambia la giornata, ci fa sentire migliori ed inattaccabili. Dobbiamo piacere a noi stessi prima di tutto, essere in equilibrio.

Outfit da shopping sfrenato

Provate domattina a vestirvi, truccarvi o indossare il vostro profumo preferito, poi mettetevi in piedi di fronte allo specchio e ditevi: “Sono proprio una gran bonazza, oppure sono veramente figo!”, anche se lo pensate solo per il 20% vi farà stare meglio, fidatevi.

Ascoltami 🙂

Perché non so scrivere ma adoro scrivervi.

Vi ricordate quando la maestra delle elementari ci dava come compito a casa i pensierini da scrivere? Io molto bene: panico totale.

Passavo ore a scervellarmi per trovare qualcosa da scrivere; passavo poi a pietire l’aiuto di mamma, che invariabilmente peggiorava la situazione strappando la pagina poiché la grafia non era ordinata o perché avevo fatto le orecchie all’angolo del foglio.

Pensierini per la testa.

Un vero incubo.

Poi vennero i temi alle medie. Lì me la cavavo un po’ meglio perché ci facevano dividere il foglio a metà per poter scrivere le correzioni a lato, quindi con poco sforzo arrivavo a riempire sei o sette pagine. Anche al liceo andava abbastanza bene dal momento che sceglievo quasi sempre il tema di letteratura, così dovevo semplicemente riscrivere quello che avevo studiato. Non ho mai amato i temi di attualità, avevo opinioni su quasi tutto ma le parole non uscivano dalla penna. Ricordo che una volta, per sfidare me stesso, provai anche a scrivere un libro: non avevo un’idea di base, non mi ero preparato uno schema da cui partire, ma con una certa spavalderia decisi di ambientare la storia in un tribunale marino durante il processo agli esseri umani per aver inquinato il mare; insomma alla tenera età di 14 anni ero una “Greta de’ noj artri” ante litteram, ma mi arenai dopo le prime pagine.

Considerando inoltre che dalla seconda alla quinta liceo ho avuto un’insegnante di lettere veramente capra, le cui occupazioni principali erano nell’ordine: coprire con un foulard (tra l’altro nemmeno di Hermès) inequivocabili segni sul collo, sventolare il suo presunto anello nobiliare (anche se a me quel Migliavacca mi sapeva più di altro che non di nobiltà), e per ultimo commentare Dante leggendo in modo becero le note a fondo pagina; vi potrete quindi spiegare facilmente perché il componimento letterario non fosse proprio il mio forte e fossi a dire poco incerto delle mie capacità di scriba.

Poi nulla, il buio più assoluto. Ho sempre pensato di non avere la capacità di scrivere un testo, nemmeno un pensierino; finché, qualche anno fa, iniziai a stendere delle email professionali e mi resi conto che non solo sapevo mettere in fila le parole ma riuscivo anche a trasmettere delle emozioni. Non per questo posso dire di aver mai avuto il fuoco sacro dello scrittore.

E poi c’era una frase che mi girava sempre in testa: “Bisogna smettere di scrivere ed iniziare a leggere”; la ritengo una grande regola tutt’ora, solo che per “colpa” di Davide ho aperto questo blog quasi per scherzo e poi ci ho preso gusto.

Da quando ho iniziato circa un mese fa, la cosa che mi ha più colpito è stato l’apprezzamento per il mio stile: “fresco, diretto, chiaro, divertente, concreto, ottimista, felice”, questi sono gli aggettivi che molti lettori hanno utilizzato per definirlo!

Ora, io non so se il mio stile potrà continuare a piacere, non so quanti lo apprezzeranno e quanti mi seguiranno, so solo che potermi raccontare, sapere che riesco a condividere le mie esperienze e magari a illuminare i miei amici, o anche solo accendere un sorriso sulle labbra di qualcuno dei miei followers, rende bellissime le emozioni che provo.

Ascoltami 🙂

Grazie.

L’arte della ripetizione

Provate a riflettere su questo aspetto: trascorriamo la nostra vita a ripetere dei gesti: ci alziamo tutti i giorni dal letto, ci vestiamo, usciamo, normalmente non cambiamo strada andando al lavoro, ci accomodiamo nella stessa sedia che abbiamo occupato l’ultima volta per la riunione con i colleghi, quando torniamo a casa incontriamo sempre lo stesso vicino di casa e poi ci sediamo al nostro posto per cenare con i familiari.

Questa è la base della vita; ci sono quelli che ne fanno una regola (e guai a cambiarla) e altri che invece sentono l’irrefrenabile bisogno di evadere, di guardare oltre, di innovare.

Quello che ci accomuna e’ che abbiamo paura, perché uscire dalla nostra zona di comfort non è facile, anzi è un trauma; pensate che il trasloco e’ considerato il trauma più grave dopo un lutto.

E i politici? I presentatori? Cosa fanno? RI_PE_TO_NO, ripetono allo sfinimento un discorso, un concetto, un copione.

E lo fanno anche gli artisti: dalle ventidue sante (o i ventisei Santi) dei mosaici bizantini di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna che si somigliano tutte come bottiglie di Coca-Cola, ma poi hanno decorazioni tutte diverse, al viso di Marilyn Monroe sapientemente ripetuto da Andy Warhol.

Ora, per anni ho sentito dire che un manager dovesse innovare, trovare strade alternative, andare oltre.

Balle.

Un manager deve ripetere perchè l’essere umano ha un disperato bisogno di certezze, di punti fermi, pilastri su cui appoggiarsi. Provate a cambiare le abitudini di un bambino e ne uscirete matti: nasciamo con un disperato bisogno di reiterazione. E poi la memoria è corta e labile, soprattutto se si tratta di ritenere informazioni che non ci interessano personalmente.

Lo so: le persone intelligenti dopo un po’ di tempo si stufano perché hanno già capito le cose e vorrebbero andare avanti; invece no, bisogna tornare sui fondamentali e ripeterli fino alla nausea.

Nel mio ufficio a Milano

Due esempi eclatanti; quando divenni capo del marketing in una catena di manutenzione auto, proposi come prima promozione questa meccanica: “Più punti hai sulla patente più sconto hai”: nuova e virtuosa. Risultato? Un fallimento: la rete era abituata da anni a fare promozioni con un semplice sconto in euro: “Con il tagliando auto per te lo sconto di 20 euro”. Lo facevano da anni, era la loro certezza, non vi fu modo di cambiare.

Un grande successo fu invece questo; dovete sapere che nel corso della mia carriera mi resi conto, ogni volta che facevo le riunioni e redigevo dei “meeting report” (in pratica una paginetta in cui si riassume il contenuto della riunione, per chi come me “vien dalla campagna”) che alcuni si perdevano dei pezzi di un progetto perché erano stati stabiliti che so, due settimane prima. La mia soluzione? Aggiornare il meeting report ripetendo anche il contenuto delle riunioni precedenti,  ripetendo le priorità e ripetendo (ancora!) per tutti le best practice (le cose andate bene fino ad ora, dai).

Al manager è richiesto di andare oltre? No. Di ripetere. 

Ora io nella mia vita ho scritto ben poche frasi degne di nota, ma credo che questa possa farvi riflettere:

Ciò che per l’intelligente è cambiamento per gli altri è trauma, quello che per gli altri è novità per l’intelligente è vecchio.

La bellezza della vita e’ tutta nascosta nelle volte in cui rompiamo uno schema, una ripetizione, nelle volte in cui usciamo dalla comfort zone per regalarci un’emozione nuova. Il resto e’ management.

Delle assemblee di condominio

O di come risparmiare tempo e ottenere bellezza.

Prima di possedere la meravigliosa Skygarden427 vivevo a Piossasco, in una mansarda sopra i miei genitori dentro una piccola e deliziosa palazzina con otto appartamenti. Poche famiglie, che risiedono in quella casa da decenni e che sono ormai anestetizzate un po’ dall’età e un po’ da un generico senso di pace, dato che ormai da tempo hanno deposto l’ascia di guerra condominiale.

Il mio giardino per lo yoga 🧘

Quando mi spostai a Torino scoprii un mondo, un universo complesso ed articolato fatto di uomini e donne ancora appartenenti all’era del Pleistocene.

Devo dirvela tutta: Skygarden427 sarà pure figa perchè ha un terrazzo pensile, è al decimo piano fuori terra e nessuno ci vede, ma i nove piani sottostanti raccolgono un substrato di umanità che Freud ci avrebbe campato per altri cent’anni. Sia ben chiaro, non voglio dire che i miei vicini siano peggio dei vostri, forse ognuno di noi ha i vicini di casa (e di viaggio in treno) che si merita, ma vi sfido a venire ad una delle riunioni di condominio a Miraflowers. Già, avete letto bene, MIRAFLOWERS: nome che ho inglesizzato per dare un tono a Mirafiori, il quartiere che per anni ha ospitato i dipendenti statali della F(i)CA (oddio quanto sono scurrile) e che ha generato una serie di zamarri che ve li raccomando.

Veniamo al dunque: è il Novembre 2015, devo partecipare alla prima assemblea di condominio.

Vado peraltro con un unico obiettivo: farmi dare l’ok all’installazione di una pergola sul terrazzo. Il mio tema è all’ordine del giorno, ma al quinto punto. L’ assemblea inizia alle 20:30, e alle 22:00 stanno ancora litigando sul primo punto: il budget di spese per l’anno successivo, più alto di un (credo) tre percento rispetto al consuntivo; fanno molta fatica a capire che è addirittura “meno dell’inflatulenza” come fa notare un condomino laureatosi suppongo a Ros Angeles, provincia sud di Milano.

L’amministatore, a cui è chiaro il mio rapporto con il tempo, ad un certo punto mi guarda e domanda: ” e lei Bramezza cosa ha da dire a proposito?” 

Mia la scena, mia la parola: carpe diem.

Mi alzo lentamente, mi guardo attorno con un mesto sorriso sulle labbra (mi ero seduto in prima fila per avere una posizione adeguata a tenere un discorso), rimango in silenzio per una decina di secondi ed inizio la mia arringa: “Buonasera a tutti signore e signori. Vi ho ascoltati molto attentamente fino ad ora; con grande attenzione – sebbene abbia fatto un po’ fatica ad intercettare ogni parola perchè le vostre voci si sono confuse tra le urla di tutti” – Silenzio – Poi proseguo: ” ho fatto un calcolo veloce e se non sbaglio l’età media di lorsignori è circa 65 anni; ora, sapendo che l’aspettativa media di vita in Italia è 83 anni, avete quasi un piede nella fossa e se va bene tra 15 anni sarete trasferiti in un ospizio dai vostri amati figli, dunque che ne dite di impiegare meglio il vostro tempo? “

Secondo voi ho sbagliato l’interpretazione dell’ars oratoria? Beh forse non era proprio da manuale ma ottenni comunque l’effetto che desideravo. Catone può essere fiero di me 😎

Torniamo nella sala: Silenzio. Il nulla. Visi stupiti ed occhi dentro cui scorgo dei  criceti che si affannano a far girare le rotelline.

Ad un certo punto un signore -credo del quinto piano- grida: “Miiiiii! ha raggione!” Segue un pò di cicaleccio delle donne (che se la casa non fosse in Corso Unione Sovietica starebbero fuori dall’uscio a fare la maglia), e all’unanimità vengo nominato “Presidende” dell’assemblea. Capite? Insignito del titolo di Conte dell’Assemblea di Miraflower, ma sia chiaro non perchè avessi detto una cosa utile ma perchè io “parlo bene”.

Capite? La parola fa il Conte, o meglio l’abito fa la parola, o ancora la parola del conte, ma cosa sto scrivendo? In poche parole con il mio discorso ottenni ciò che volevo, cioè la pergola sul terrazzo.

Il nostro paradiso al decimo piano

La bellezza in tutto questo? Scherzi a parte, quella che dice la mia amica Anna: in una casa che era non proprio una residenza signorile in una zona non proprio bobò (come direbbero i francesi), io ci ho visto il bello ed ora abbiamo un giardino pensile che quelli di Babilonia ci fanno una pippa.

P.s.1: se volete sapere delle assemblee successive rimanete sintonizzati, ho altri studi antropologici da condividere.

P.s.2 se invece siete interessati a veder il mio terrazzo lo trovate a questo link (Il suo account Instagram )

P.s.3 la bellezza vera è che nei nove piani sottostanti ci sono anche persone meravigliose: Silvia la nostra vicina che è un vero amore, sempre disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte; e poi Stefania, un’altra donna dolcissima che ho incontrato per la prima volta insieme a suo figlio e mi ha colpito per lo sguardo colmo di amore col quale abbracciava la sua creatura. E questa sí, è un’immensa bellezza.

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