Il talento fa paura.

Il talento non spaventa perché è arrogante ma perché mette in crisi.

Dove arriva smonta le abitudini.
Pone domande che nessuno osa fare.
Non si accontenta del “si è sempre fatto così”.
E costringe a guardare dove stai andando e chiederti se stai facendo abbastanza.

Il talento è uno specchio, infrangibile.

E spesso agli smargiassi non piace ciò che riflette.
Perché se c’è qualcuno che può fare meglio, più velocemente e con più visione… allora significa che é meglio di te.

Significa che il sistema può evolvere, ma ha scelto di restare fermo.

Il talento fa paura ai capi che necessitano di controllo.

Fa paura a chi confonde il ruolo con il valore.
Fa paura a chi vuole sottomissione, non condivisione.

Peggio di questo c’è solo chi sceglie i mediocri per riuscire ad emergere.
Chi dice no al futuro per proteggere un presente che scricchiola.

Eh no, il talento non è per tutti.

Serve coraggio per riconoscerlo.
Umiltà per accoglierlo.
Visione per farlo crescere.

Il talento non rovina i team, sgretola le zone di comfort.

E se una zona di comfort basta a farvi dire “no” a chi può fare la differenza… allora il problema non è il talento.

È la vostra ingordigia e mancanza di senso etico.

Amsterdam, luglio 2025

L’inganno del tramezzino (e altre storie di vita) .

Sabato mattina, complici alcune commissioni in centro, ho tradito la mia solita routine.

Anziché la rassicurante sosta da Stratta – baluardo di eleganza dell’ex capitale sabauda – ho ceduto alla curiosità di provare un bar appena aperto.

Spinto da un certo languorino, ho ordinato un tramezzino al vitel tonné.
Al di là della qualità discutibile, un dettaglio mi ha colpito: il panino appariva ricco e “cicciotto” solo sul lato esposto in vetrina, nascondendo un retro smilzo e malinconico.

Perché questa necessità di apparire stracolmi solo dove cade l’occhio del cliente?

La risposta mi è arrivata poco dopo, osservando un albero di Natale: luci e decorazioni sfavillavano solo sul lato rivolto alla strada.

È solo apparenza? Inganno? O forse semplice fretta?
Probabilmente, sono solo le due facce della stessa medaglia, diverse interpretazioni del “vuoto per pieno”.

D’altronde, anche la mente umana funziona così: alterna momenti di fulgida creatività (il fronte dell’albero) a minuti di vuoto cosmico (il retro del tramezzino).

Non esiste una regola aurea.
Il mondo è fatto di dritti e rovesci, di significati e significanti.

Io intanto mi rifugio nella saggezza di Amanda Lear: “È inutile essere belle dentro se nessuno entra”.🤣

P.s. : e se nella foto non mi trovassi a Nizza ma in uno studio cinematografico?

Cambiare.

Nel corso di un viaggio in solitaria, dentro un secrétaire trovai una lettera scritta dall’Anima, inquilina di un corpo sensibile.
Recitava così:

“Se ripenso al cul de sac in cui ti trovavi un anno fa ancora non me ne capacito.

Eri arrivatə a fine di quel torrido mese, in un luogo di sofferenza e dramma.
Arduo risalirne la china.

Oggi hai superato quel dolore, lo hai sopito e nientemeno ringrazi sia giunto.

Ti daranno del mattə ma, grazie a quella sofferenza puoi affermare di essere più bellə, sorridente ed equilibratə.

Hai riposizionato persone che non meritavano il tuo sguardo, interesse, rispetto.
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Essi si crogiolano tra la melma laggiù, negli inferi.

Hai preso distanza, doverosa distanza, da alcune dinamiche esterne, feroci e violente.

Hai minimizzato il comportamento arrogante, sciatto, ipocrita, invidioso e falso di una persona.

Ti sei lasciatə cullare da coloro che ti amano, stimano e ti scelgono ogni giorno.
Hai studiato, letto e riflettuto, parecchio.

Non hai vinto perché non si tratta di vincita: non cambierai chi è vuoto, villano e teme l’intelligenza.
Anche se ti ha visto agire, parlare, pensare non può capire e nemmeno imitarti.
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È una fiera.
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Hai combattuto lucidamente la tua guerra contro l’immoralità, la prepotenza ed hai sempre sorriso, perché tu sei Altro.

Il trionfo è aver raggiunto la consapevolezza che le persone meschine, grossolane, misere e spregevoli non potranno mai metterti in un angolo.

Non è una vittoria ma una constatazione che hai appreso seguendo il tuo respiro, i tuoi pensieri, il tuo corpo.

Oggi tu sei qui, un passo avanti, cresciutə e serenə e questo è ciò che conta.
Vale solo questo, ricorda.
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Ti amo e ti rispetto”

Lascio queste parole a voi con la speranza che almeno un seme germogli.

Buongiorno 🙏❤️

Buongiorno a chi rispetta e si ama.
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Buongiorno alle persone stimolanti, che si mettono alla prova ed hanno esperienze da raccontare.
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A chi ha scelto di crescere, cambiare, imparare, studiare e conoscere.
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A chi ha deciso che il proprio tempo è il tesoro più prezioso.
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A chi ascolta, riflette ed incoraggia il cambiamento.
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A chi va controcorrente incarnando creanza ed educazione.
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A chi fa della delicatezza la propria arma.
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A chi non ha paura di contrapporsi alla mediocrità, sciatteria ed arroganza.
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A chi è vittima di invidia e la combatte.
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A chi non teme amici, collaboratori o colleghi più capaci ed intelligenti.
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A chi ritiene che l’invidia sia povertà.
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A chi pensa che l’ipocrisia sia debolezza.
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A chi fa della coerenza un’arma per migliorare il mondo.
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A chi si alza ogni giorno e sorride, portando un po’ di bellezza nel mondo.
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Quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌏

Al Silena – the Soulful hotel – è facile svegliarsi e sorridere 😊

Appeso ai pensieri.


Grande Soeur, Petite Soeur, Felicite e Marianne, i nomi delle quattro isole, ci troviamo sul lato est di La Digue.
Il mare si è ritirato, bassa marea.
Dalle 9:39 di stamane pare si vergogni, ogni minuto indietreggia
Ci sarà un limite?
Due ordini di onde, le prime si infrangono sulla barriera corallina, le seconde più deboli e meno bianche arrivano alla battigia.
C’è un po’ di rosa, la spiaggia è ancora lucente sebbene il sole faccia capolino dietro le nubi bianche trasportate dagli alisei.
Un granchio, piccolo e tenero sta scavando una buca per proteggersi e ripararsi.
Pioverà?
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Sulla sinistra una palma, lenta, costante si lascia cullare le fronde dagli alisei, senza lamentarsi. Una piacevole brezza.

Davide è sdraiato per godere degli ultimi timidi raggi di sole.
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A destra le rocce granitiche belle, immense, rosse, rosa, marrone con alcuni dettagli bianchi.

Odo solo il rumore delle onde, quasi una preghiera; dietro di me la strada e poi la foresta.
Le bici sono la, ci aspettano.
È ora di tornare.

Grazie per avermi ispirato questo insieme di pensieri, lo leggerò quando mi mancherai.

Unica La Digue ❤️

La Digue, l’isola dalle due anime.

La scelta del cocco spezzato in due parti affiancate come simbolo di quest’isola è pertinente.

Due mondi differenti, caratterizzati da anime uniche separanti, ed allo stesso tempo compenetranti, uniti, voracemente amanti.
L’uno dell’altro.

Un piccolo laghetto alle spalle di Grande Anse

Porzioni apparentemente dissimili, contrapposte, divisive invero uniche, compensazioni perfette l’una dell’altra.
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La natura incontaminata e vitale le unisce.

Il mare: le tenere onde bianche, soavi e soffici che penetrano in un mare mosso, roboante, importante, prima trasparente, bianco, poi grigio, azzurro, indaco, blu ed infine verde.

La sabbia che pare borotalco, piacevole al tatto ed alla vista, costellata di coralli crudi, pietre dure e foglie arse dal sole e vento.

Ragni e pipistrelli, che paiono esseri pericolosi, cantano in coro con aironi e teneri volatili dal capo arancione fosforescente.

Il francese anzi creolo, una lingua semplificata e popolare, lascia spazio all’aulico inglese delle colonie britanniche.

Il tramonto dal Nid d’Aigle.
Anse cocos

I sorrisi ed i bonjour sempre presenti sui visi generosi degli uomini, e la riservatezza delle donne che pregano la vergine maria.

Il sole ed il vento che volano alti nel cielo e che durante la giornata lasciano spazio a scroscianti lacrime.

E ancora le palme vigorose, con foglie che sembrano lame taglienti rivolte al sole, fanno verso alle ombre danzanti del fogliame, lungo la foresta di diefenbachie e croton.
Foglie variegate dalle tinte verde vivo, bianco puro, giallo sole, borgogna e rosso sangue.

Un’isola, due anime e tanta immensa bellezza.

I pensieri che tintinnano.

Sempre Murakami mi ha insegnato ad osservare con cura senza esprimere giudizi affrettati.
Una banalità oppure una lamata psicanalitica, a voi la scelta.
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Provo dunque a farlo osservando le onde piegarsi verso il mare: ci avete mai pensato? Le onde giungono a riva dopo essersi sottomesse a Nettuno.
Splash, wosh, splash.


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In realtà ciò che volevo esprimere era quanto i miei pensieri si tocchino fra loro come dei calici di cristallo che, se riempiti adeguatamente, producono note foriere di dolci melodie.
Tin, piiin,tin,tlock.

Murakami insegna anche a scrivere per gioia, esprimersi con frasi facili e semplici anche se il mondo da ritrarre è intricato e difficile.
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Ora di fronte (mi sono voltato sulla sinistra dell’asciugamano) ho una piccola mangrovia che sta spuntando dalla sabbia.
Il pensiero che ticchetta nella mia mente è: “Hai fatto bene a non stendere il telo sopra di lei.
Rispetta la natura, sempre”. Cip, cip, cip.Tiiin.
E ancora: “Arriverà fino al mare o qualcuno l’estirperà?
Quanti animali si poggeranno su di lei, quante gocce di pioggia lambiranno il suo fogliame?
Quanti granelli di sabbia sono collocati su di lei ora?
Quanti amanti la ritrarranno nei loro scatti matrimoniali?”
Smack, smack. Tin.
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E tintinnando, i pensieri si uniscono tra di loro, alcuni sfuggono, altri cadono altri ancora restano e maturano sull’albero delle emozioni trasformandosi in meravigliose storie di vita.
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Tin tin, splash, cip cip, smack, cin cin.

Frammenti di vita.

Questa sarà la vacanza degli scrittori nipponici.

Non avevo mai pensato di potermi appassionare tanto, invece sta accadendo, Murakami è un balsamo per l’anima.

Anse Gaulettes – La Digue ❤️

In un suo saggio afferma una cosa su cui mi sono fermato a riflettere: per scrivere bisogna prima leggere – parecchio – ed incamerare nella memoria quante più esperienze possibili.
Devono rimanere lì a portata di stilografica, come dei cassetti da aprire all’occorrenza.

Quando ho letto questo concetto ho alzato gli occhi dal libro ed ho valutato quante esperienze, storie ed aneddoti possa aver conservato.
Mi sono anche chiesto se ricordassi tutto, e se i miei viaggi avessero potenziato le mie conoscenze ed esperienze.

La memoria è immediatamente andata a quando venticinquenne viaggiai in Africa, esattamente in Kenya, e con un amico (che ahimè ho perso
di vista) prendemmo, per risparmiare, un bus di notte per trasferirci da Malindi a Nairobi.

La guida, un gentiluomo somalo, che ci avrebbe accompagnato nei giorni successivi durante il safari, percorreva questo tragitto ogni settimana.

Durante quel viaggio in Kenya, prese addirittura fuoco il villaggio e noi riuscimmo per il rotto della cuffia a scappare fuori dal bungalow la notte. Perdemmo quasi tutto tra cui un meraviglioso walkman acquistato ad Hong Kong cinque anni prima.

Anse Patates – La Digue ❤️

Ricordo il rumore severo delle foglie del tetto che, infuocate, si accartocciavano e passavano parola ad altre costruzioni.
Ho ancora il sapore delle lacrime che versai quando tutto fu finito; stavo tornando in Italia.

Durante la traversata in bus, all’approssimarsi dell’alba ci fermammo anche in una moschea perché la guida somala e l’autista dovevano pregare.
Fu emozionante entrare perché eravamo gli unici due bianchi nel silenzio della notte africana.

Conservo e consegno a voi, il ricordo della luna che ammirai durante la traversata in notturna: impavida alta nel cielo, vivida, lucente, mentre si faceva accarezzare dalle fronde delle palme.
Ed io piccolo uomo la scrutavo da sotto, dove tutto era buio, verde scuro, e si intravvedevano solo profili di foglie enormi cullate dai suoni della foresta.

Grazie Murakami, non mi hai trasformato in uno scrittore: mi hai insegnato a rileggere emozioni.

Anse Patate – La Digue ❤️

I vetri del mare.

Raccolgo i vetri del mare e plasmo una rosa.
Dispongo i vetri del mare e creo una fila.
Ascolto i vetri del mare ed intreccio una storia.
Riunisco i vetri del mare e ne scrivo una prece.

Li adagio dolcemente e mi domando donde provengano.
Li osservo con dovizia ed ammiro ogni curva.
Li immergo con amore fra le onde perché tornino in vita.

E mentre asciugano sotto il torrido sole, fra granelli di sabbia, li scruto e mi domando se abbian assistito a baccanali, balli di corte, sontuosi ricevimenti o cos’altro.

Da lucidi a opachi, il sole li ha resi più tristi; li irroro verso la battigia ma paion celare mestizia.

“Lasciali lì, son stati forgiati senza spine, male non fanno e vivranno per sempre”. È Nettuno che parla.

Una cosa ora conosco: raccontano vite diverse ed il mare li ha levigati per scongiurar spiacevole danno.
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T’imploro dio delle acque, leviga altresì l’esser umano!

La marmellata di rose.

Questa notte ho dormito undici ore, un sonno piacevole, ristoratore.
A tratti ho anche sognato, in uno dei quadri notturni indossavo un esoscheletro che mi permetteva di volare.
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È anche piovuto, credo almeno due volte.
Pare vi sia una regolarità di lacrime del cielo: durante le tenebre almeno due volte, quando albeggia, ancora una spolverata nel pomeriggio per terminare alle venti la sera.
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Facciamo colazione in veranda godendo di vellutati fiori di ibisco, un sonnecchiante gatto bianco e nero ed un uccellino dalla testa arancio fosforescente che, danzando tra le corolle, preleva dignitosamente i loro pistilli.
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Il menù prevede una dieta sana, sebbene ieri abbia acquistato la marmellata di rose.

Ecco la meraviglia 🤩

È estatico perché il profumo è così intenso che pare di immergersi in un campo di Summer Song, la rosa inglese dal color arancio scuro a tratti albicocca che si distingue per la fragranza delicata ed avvolgente, il cui stelo potrebbe ergersi a maestro di portamento.
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Una crema del genere è nobilitata grazie
alla croccante fetta dal nome aulico “Britannia” che promette di esser al latte, scricchiolante e finanche friabile.
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La marmellata, cela intimamente petali di rosa che paiono delicate ostie adatte alla tavola del Pantheon.
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Così il profumo si unisce al gusto ed alla vista, facendomi pensare a quanto sia fortunato perché sentire, vivere, possedere e descrivere emozioni simili non è da tutti.
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Così felice da declamare nel campo di rose: “Quanta bellezza in questo mondo”

QBQM

cercatore di bellezza, inguaribile ottimista e viaggiatore forsennato

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