Il palco.

Molti confondono il palco con le luci della ribalta, non è quello.
Meglio non è solo quello.

Le luci della ribalta


Per arrivare a “stare” sul palco c’è bisogno di un’accurata preparazione.
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Ecco le mie parole magiche:
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Cultura: devi sapere e sapere di non sapere.
Semantica: studia bene la lingua, i suoi vocaboli, sinonimi e figure retoriche.
Empatia: è importante arrivare al cuore delle persone.
Memoria: ricorda il tuo discorso, gli interventi altrui, il plot narrativo ed i tempi.
Semplificare: usa frasi chiare, pensieri agevoli, emozioni dirette.
Acume: tieni sempre pronto un piano B, ed inventa immediatamente un efficace piano C.
Sorriso: i musoni non piacciono, meglio un sorriso che una scenata.
Umiltà: prima di apparire devi essere.
Dubbio: coltivalo sempre, ti servirà per migliorare.
Voce: calda, avvolgente, determinata, armoniosa, pulita senza cadenze o accenti. Parla senza urlare, evita la monotonia. Sorridi, comunica, esprimiti, senza strepitare.
Sostanza: studia bene ciò di cui discuti, il pubblico serio cerca pensieri penetranti e storie emozionanti.
Fisico: luci, suoni e persone consumano. È importante avere la corretta postura e tenuta.
Precisione: nulla può essere lasciato al caso: quando si apre il sipario, tutto deve funzionare.
Ascoltare: non solo la voce dei tuoi interlocutori ma gli occhi. Devi stare lì con loro e per loro.
Schiettezza: il copione è bello, se le parole arrivano dal cuore è meraviglioso.

Durante le prove


Il palco, il trucco, le luci e gli abiti sono l’epilogo di un immenso lavoro preparatorio.
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E per non sbagliare ripeti, ripeti e ripeti ancora.
Noi abbiamo bisogno di sicurezza.
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Gli applausi solo alla fine. Se meritati.
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Quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌏

Ancora prove e prove

“Planetiquette”

Vi è mai capitato di volare?
Immagino di sì.
Ecco, allora avrete sicuramente notato quelle persone che in coda per l’imbarco si fermano a scattare una foto all’aeromobile ritardando la procedura, oppure coloro che si perdono in inutili chiacchiere lungo i corridoi impedendo a chi è dietro di procedere verso il posto assegnato.
Minus habens.
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In alcuni casi è ignoranza, in altri stupida distrazione ma la più parte delle volte è crassa cafoneria.
Sì l’ho detto: sei un gran cafone se non capisci che le hostess ed il personale di terra sta lavorando per far decollare il volo in orario e tu brutto maleducato ti fermi per cose inutili rallentando tutto e tutti.
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Credo sia opportuno avere una “planetiquette” anche per i voli, con multe per chi rallenta ostacolando il lavoro altrui. Creerei una patente a punti del buon viaggiatore
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Vado ad elencare alcune regole semplici da seguire:

Il monte Fuji 🗻❤️
  • arriva in aeroporto in tempo, la tua puntualità aiuterà a non ingombrare il mondo perché correre non aiuta la concentrazione, ingolfa strade e corridoi ed intralcia gli altri, trasferendo sul mondo inutile stress.
  • Stai attento, sii vigile: quando si viaggia ogni minimo cambiamento è importante, la tua uscita può variare e non sai quanto tempo ci impieghi a raggiungerla.
  • Non urlare: rispetta gli altri: a me non importa nulla se hai fatto le nozze d’oro, se la tua prozia va di corpo, oppure cos’hai ingurgitato ieri sera. Ah ti informo che in volo c’è rumore per via dei motori, ma tu NON sei autorizzato ad alzare la voce. Se sei debole d’udito leggi un buon libro.
  • Quando ti siedi controlla che sia il tuo posto assegnato ma soprattutto dove riporre le tue braccia e gomiti sudaticci: il tuo vicino magari l’ha fatto. E quando li posi, effettualo con delicatezza.
  • Salendo a bordo sfila il tuo dannato zaino dalle spalle: lo vuoi capire che se ti muovi rischi di colpire chi sta accanto a te?
  • Lavati i denti prima di imbarcarti: i sedili sono vicini. Ah la stessa procedura anche per le ascelle. Sappi che esistono anche degli spray, diversi però per bocca ed altre parti del corpo.
  • Quando il volo atterra, attendi ad alzarti, un’uscita ordinata e precisa aiuta le procedure di disimbarco: muoversi come dei montoni non aiuta certamente.
  • Se devi fare una telefonata non urlare: “non urlare” lo ripeto, ai tuoi vicini non interessa che tu abbia un “bissenisse” a Crotone, una macelleria a Noto o un bar in Falchera.
  • Se decidi di viaggiare con i tuoi figli – è lecito – impara ad essere prima di tutto un educatore e dare il buon esempio, ti assicuro che serve. Poniti una domanda, spesso, in merito alla tua diseducazione.
  • Se i tuoi figli sono piccoli, piangono e si lagnano con costanza, riduci i viaggi con mezzi pubblici. Farai del bene all’umanità.
  • Se hai un posto nelle file di emergenza, riponi tutto nella cappelliera: lo vuoi capire o no che non ti fanno tenere nulla sotto il sedile? È per la tua sicurezza. Capra.
  • Quando mangi assicurati di utilizzare il tovagliolo, pulisciti la bocca, non mettere la faccia nelle confezioni e prova a tenere i tuoi gomiti stretti ai fianchi. Te l’assicuro: ti aiuterà a fare bella figura anche quando siederai al desco normale.

Non so quante miglia abbia volato, un giorno mi piacerebbe provare a contarle, di una cosa sono certo: ho incontrato davvero poche persone che sanno volare e … stare al mondo.

Ecco, se tutto ciò accadesse il volo sarebbe più bello e pure – un po’- il mondo.

Adoro viaggiare 🤩

Gli incontri che cambiano la vita

Ho conosciuto Luca Chiggiato un anno fa, lo intervistavo perché moderavo un evento per la Rotta dei Trasporti.

Che onore fare da presentatore.

Ricordo ancora la prima telefonata con lui: mi raccontò di suo papà e di come avesse fondato l’azienda. Accennò al suo impiego come autista nell’impresa familiare, del suo primo viaggio all’estero, dell’impellente bisogno di far crescere la realtà che il suo babbo, con tanto sudore, aveva fondato anni prima.

Ciò che mi colpì non fu la storia, esempi imprenditoriali di questo tipo ve ne sono parecchi; ciò che mi sorprese furono alcuni tratti della personalità di Luca che ora mi pregio di raccontare.

La sua visione: discorrere con Luca significa essere radicati nel qui e ora ma con il costante invito a gettare il cuore oltre l’ostacolo, immaginare un futuro diverso.

La sua pragmaticità: Luca conosce alla perfezione la sua azienda, il suo mestiere, i suoi collaboratori e si rammarica di non avere più tempo a disposizione per poter mangiare una pizza e bere una birra il venerdì sera con i suoi autisti (che oggi sono 220) che trasportano plasma in Iran, farmaci salvavita oppure beni di lusso.

La sua umiltà: Luca non è un uomo da palco, ma se vi sale tutti lo osservano, lo ascoltano e lo seguono. Il leader silenzioso.

Grazie Luca per la tua amicizia

La sua trasparenza: Luca ti osserva e leggi nei suoi occhi l’etica, il rispetto, la deferenza per le persone.

La sua fiducia: si affida alle capacità altrui. L’evento che ho preparato con lui è stato per me straordinariamente motivante; l’aria profumava di stima e credito nei miei confronti.

La sua apertura verso i giovani: grandissima parte del suo team è composta da ragazze e ragazzi con menti fresche, perché come dice lui “i giovani hanno il fuoco dentro, hanno voglia di costruire, non hanno preconcetti e non necessitano di assistenti o segretarie per fare le cose”.

La sua precisione: i fili verde acceso del manto erboso all’ingresso dell’azienda sono freschi, turgidi, tagliati alla perfezione; gli uffici ed i servizi sono puliti e profumati, il magazzino, i rimorchi e l’officina sono spettacolarmente organizzati.

E quel prato è sempre così.

La sua ispirazione: lavorare ha come sottofondo la melodia “e se si potesse fare meglio?”. Senza stress ma con occhi che si muovono in fretta alla ricerca della bellezza e delle novità.

Luca rispetta, ascolta, delega, non sta col fiato sul collo, non è arrogante, non è egocentrico, non ti assale, non ti parla sopra, dà il buon esempio, ti regala attenzioni; lui non toglie spazio al contrario apre la strada.

Luca ha fatto il cameriere, l’autista, il meccanico e oggi ha un’azienda che parla la lingua della sostenibilità, dell’inclusione, della correttezza e della gioventù.

Luca è rispettato ed amato dai suoi figli: sul palco al termine dell’evento che ho avuto l’onore di presentare e moderare, in coro gli hanno detto: “papà grazie ti vogliano bene e ti stimiamo.”

E questa penso sia la cosa più bella che un uomo possa udire.

Quanta bellezza in Luca ed in questo mondo

Adoro valorizzare la bellezza delle Aziende.

Staticità fisica e movimento mentale. 

Racconto tratto da: “Lettere da Giannutri” giorno 9

Non avevo più scelto di fare una vacanza stanziale da almeno 20 anni. 

Un cambio profondo, impegnativo e forse impensabile almeno per me. 

Leggo, studio e pratico ma l’azione mi manca. 

Ripeto incessantemente la stessa routine ogni santo giorno e mi dico “se sono qui un motivo ci sarà”.

Un po’ come nella ballata  “The rime of the ancient Mariner” di S.T.Coleridge: la staticità del mare, così fermo che intimorisce.

Pasti frugali: evito dolci e carboidrati, zero alcolici, zucchero bianco e dolci. 

Ieri ho fatto due ore di pratica yoga, una mia la seconda come maestro.

Il mio viaggio da maestro yoga è iniziato a Giannutri ❤️

Mi sto cimentando: effettivamente la pratica è differente e la cucio in base ai partecipanti. 

La voce deve essere chiara, ritmata ed accogliente, sono all’ascolto del mio respiro quando pratico solo e poi all’ascolto dei cuori altrui. 

“Spero che questa pratica di yoga mi aiuti ad unire corpo, spirito e mente” ecco ciò che recito all’inizio di ogni sessione. 

Vi sono alcuni momenti in cui mi abbandono al dolce far nulla, magari sdraiato in riva al mare. 

Così provo a viaggiare con la mente e giro il mondo vorticosamente ripercorrendo tappe già fatte.

Penso all’ascensore che mi porta in camera al Mandarin di Las Vegas, al pranzo frugale sulla stripe, i negozi meravigliosi in cui cercavo uno zaino da viaggio capiente ed elegante. 

Mi sovviene Singapore, il caldo umido che si respira, i “Gardens by the Bay” e ancora i gustosissimi ramen di cui mi cibavo quasi con ingordigia. 

Il sushi mangiato a Cape Town, la gomma forata durante il tragitto in direzione di Knysa, la cena iniziata in solitaria e conclusa al tavolo di otto favolosi indigeni.

Il porto di Stoccolma, la corsa organizzata e la barca che ci ha condotti su un’isola stupenda, la cena al ristorante dove abbiamo scambiato idee ed esperienze con la cameriera. 

La serata operistica a Riga, quella del lago dei cigni a Londra al Royal Albert Hall ed il gelato di Amorino ordinato all’iPad. 

Ancora il piccolo concerto al ristorante italiano di Cuba quando filmai i cantanti da premio Oscar, la passeggiata lungo il Malecon e la foto che mi ritrae con il saxofonista cubano.

Immagini, esperienze e soprattutto emozioni che riuscirei a vivere anche se fossi cieco perché la completezza che si genera con un viaggio è inimitabile, unica e va oltre lo sguardo, dritta al cuore.

#qbqm

I pranzi illuminanti e le “bagigie”

Quando sono a Milano, ma non esclusivamente, scelgo di frequentare persone che possano aggiungere conoscenza e mi stimolino intellettualmente. Lo faccio perchè ho un disperato bisogno di novità, sete di  confronto, smania di connessioni funzionali tra cellule del cervello.

Oggi ho pranzato con Claudia, collega, donna, amica, mamma, studente, femmina … e potrei continuare ancora perché se quasi tutti abbiamo più ruoli (attoriali ed attanziali) nel caso delle Donne è proprio una regola.  (se vuoi rileggi il  mio post sul mito della caverna https://quantabellezzainquestomondo.wordpress.com/2020/10/06/il-mito-della-caverna/).

Claudia parla veloce e pensa ancora più rapidamente, così tanto celermente che se Gemini dovesse trascrivere i suoi pensieri e sinapsi andrebbe in affanno, davvero…

Accadeva spesso, quando lavoravo in agenzia di pubblicità, che durante un “brain storming” (ovvero tempeste di cervelli) al femminile dovessi ammettere di essere rimasto almeno tre pensieri indietro. 

Ecco, con parecchie donne (impegnative come amo definirle) mi accade spesso 🙂 

Ma torniamo noi.

Oggi da Claudia  ho appreso che gli abbracci creano endorfine e che ognuno di noi necessita quotidianamente di quattro abbracci  per sopravvivere e dodici per crescere.

Quando lo ha pronunciato, buttandolo li come se fosse una “bagigia” (arachidi  in dialetto piemontese e veneto), mi sono fermato ed ho pensato immediatamente a quante persone potrei (anzi devo e posso) allungare la vita iniziando dai miei genitori, passando per amiche, non ultimo Davide.

Tornando dal pranzo prima di salutarla ovviamente l’ho abbracciata: una calda e vera stretta fatta con occhi, cuore e anima.

Claudia mi ha anche parlato dei suoi figli, di come si impegni a trasmettere loro i suoi valori: inclusione, rispetto, diversità, con un intenso profumo di cultura; successivamente ha arricchito l’esposizione  con un’altra “bagigia” asserendo: ” eh si Mauri, per insegnare basta conoscere, per educare bisogna essere”.

Stump! Crack! Gosh!

Basito con la forchettata di pasta e polpette a mezz’aria la osservo, mentre  davanti davanti a me scorrono le immagini di tutte le volte in cui mi troverò ad insegnare o meglio educare allo yoga, oppure come manager sarò responsabile della buona crescita di altre persone.

La mitica pasta con le polpette della Latteria Maffucci ❤️

Non sono un genitore e a volte mi domando se ne sarei capace, forse non  posseggo la lungimiranza, visione, generosità e pazienza per assolvere al ruolo, ciò non di meno credo che ognuno di noi, sebbene in assenza di figli, possa educare amici, parenti, cugini, colleghi, conoscenti addirittura bambini.

Se ci pensate è davvero l’esempio che ci rende unici ed insostituibili, quell’esempio che non nasce da ciò che abbiamo studiato bensì dalla potente luce di bellezza interiore che parte dal cuore e si sprigiona attraverso gli occhi.

E allora mi ripeto: “Leggi, studia ed apprendi per insegnare, osserva, ascolta ed ama per educare”.

Quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌏

Hong Kong e la notte 🌙🌃

Ho composto queste poche righe durante il nostro soggiorno in questa meravigliosa città. Spero davvero di riuscire a trasmettervi l’emozione che provai in quel momento.

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Le luci delle automobili dipingono scie pastello sugli scatti fotografici, lo sferragliare dei Ding Ding continua imperterrito, le strade si popolano di gente incoerente ed armoniosa, i palazzi gioiscono perché luci fredde rallegrano le loro scivolose facciate.

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Geometrie di ombre ravvivano edifici coloniali e futuristici, nuvole cariche di pioggia si intervallano a cieli plumbei, poi tersi.

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Vociare costante, profumo di spezie orientali, sinfonie di amanti.

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Viaggio come se non avessi mai visto il mondo e ringrazio.

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Quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌏

𝓛𝓮 𝓹𝓻𝓸𝓶𝓮𝓼𝓼𝓮 𝓲𝓶𝓹𝓸𝓻𝓽𝓪𝓷𝓽𝓲.

Sebbene me ne senta 35 la realtà è che sono fortunato d’essere diventato un 55enne discretamente piacente ed ancora in gamba. 

Sto facendo un potente lavoro su me stesso, che mi rende strutturato e felice. 

In questi anni ho allontanato persone, che rimaste ferme ed incagliate, non trovavo più affini al mio percorso.

Sono felice di essere ciò che sono e se potessi rinascere vorrei esattamente la mia vita. 

Ecco le promesse che oggi faccio a me stesso: 

1. Prima di arrabbiarti pensa: “ne vale la pena?” E poi non farlo. 

2. Vivi la vita con leggerezza, autoironia ed amore per te stesso. 

3. Studia tanto, leggi ancora e viaggia come se non avessi mai visto il mondo. 

4. Alzati la mattina e sorridi a te stesso, poi al mondo.

5. Sii ottimista, ci sarà sempre tempo per la mestizia. 

6. Sii lucido, chiaro e racconta i fatti come sono.

7. Allontana  i falsi, gli ipocriti e gli invidiosi perché sono il male del mondo. 

8. Cimentati in nuovi progetti, commetti errori perché solo così potrai evolvere. 

9. Ama i tuoi genitori, solo se buoni.

10. Il perdono è sopravvalutato, concedilo solo a chi lo merita. 

11. Ricorda che tu sei fortunato, tanto. 

12. Utilizza la tua intelligenza per vivere meglio, non  per umiliare gli altri. 

13. Apprezza la salute. 

14. Vivi il qui ed ora, usa il passato per educarti ed il futuro per cimentarti.

15. Sforzati di emozionarti, vivi ed ammira ogni singolo interstizio delle tue lacrime e sorrisi. 

16. Rendi facili le cose, l’ufficio complicazioni affari semplici non deve appartenerti.

17. Rammenta che non siamo tutti uguali. 

18. Evita situazioni in cui ti senti a disagio, limiteresti  la tua serenità 

19. Agisci entro la tua sfera di azione, non puoi salvare il mondo. 

20. Leggi le regole precedenti almeno una volta al giorno ed applicale. 

La vita è bella perché c’è anche la morte, il più tardi possibile però 🙃

Quanta bellezza in questo mondo 🙏❤️🌎

#citytour #statements #myrulesmylife❤️ #qbqm

Enzo.

Enzo è il compagno di Lidia, hanno più di 90 anni e sono i vicini di casa dei miei genitori, nonché miei ex vicini ma soprattutto una coppia cui sono tanto tanto affezionato.


Tutte le volte che vado dai miei genitori li vedo con piacere, spesso escono sul balcone del salotto, Lidia si emoziona e mi dice sempre: “mi arrivavi qui, indicando la sua vita, quando hai fatto la prima comunione e tuo papà ci ha scattato la foto in giardino”.

È un rituale, un momento tutto mio, con loro, con la mia infanzia e con le mie emozioni.

Enzo è un finanziere in pensione, un uomo tutto d’un pezzo, serio, ha una sola parola. Enzo è un uomo che ha lavorato instancabilmente: nelle forze armate, a casa, nel garage e soprattutto in campagna.
Si sveglia alle 6 ogni mattina, si prepara e va a lavorare nell’orto.

Lo fa ogni santo giorno, senza tregua e senza lamentarsi.
Non l’ho mai sentito dolersi dì qualcosa, di qualcuno, mai.

Enzo mi ha insegnato a fare i cestini con il salice, cestini che poi si utilizzeranno per contenere frutta o pomodori, questi ultimi sono anche la base della conserva che prepara ogni anno ad agosto; cadesse il mondo.


Così, ogni giorno, ogni estate, ogni autunno ed ogni primavera Enzo si reca nell’orto e semina l’insalatina fresca che poi regala a mio papà, agli amici ed irriga le zucchine, le melanzane ed i peperoni.

Il suo orto è un quadro: pulito, perfetto, ordinato e serio. Lo rappresenta alla perfezione.

Enzo ha sempre acquistato Bmw perché sono auto sicure, comode e soprattutto affidabili, esattamente come lui quando mi accompagnava alle 06:30 del mattino a Torino durante gli anni del liceo.

Enzo è un uomo di una volta: poche parole, serietà, correttezza, un uomo tutto d’un pezzo.

Enzo è morto oggi.
La bellezza in tutto questo? Averlo conosciuto.

Grazie Enzo per ciò che mi hai insegnato, ti porterò per sempre nel mio cuore.

Due sorelle ed un paradiso.

C’è un luogo incastonato fra le colline dietro Levanto che prima di essere un agriturismo è un vero paradiso.

Gentilezza, attenzione, delicatezza, cortesia, servizio, camere belle e semplici, colazione equilibrata, pulizia e decoro fanno da cornice ad un terrazzo la cui vista è semplicemente impareggiabile.

Ecco una parte della vista dal terrazzo ❤️

Io sul terrazzo del https://www.sancristoforoagriturismo.com/ ho fatto la mia pratica di yoga e vi assicuro che poter fare il saluto al sole scrutando l’orizzonte, scorgere colline dipinte, case multicolore, il blu del mare accompagnati da una leggera brezza è assolutamente senza eguali.


L’edificio è composto da sole sei camere dunque un vero e proprio gioiello, ed i clienti che abbiamo avuto modo di incontrare e conoscere durante il soggiorno sono in linea con lo stile del luogo: belle persone, sorridenti, educate ed attente agli altri. 
Proprio vero che “chi si somiglia si piglia”.

La campana suona ma anche questo è piacevole

La bellezza in tutto questo? Oltre a tutto quello che vi ho raccontato, avere avuto l’onore di fornire consigli su come migliorare il terrazzo, arricchire il percorso esperienziale dei prossimi consumatori e ricevere in omaggio una marmellata di limoni fatta in casa dalle due stupende ed indimenticabili sorelle Paola e Greta.

Ascoltami 🙂

Retro o fronte?

Questa mattina sono uscito di buon ora per fare una passeggiata e mi sono diretto verso la Reggia di Stupinigi, una meravigliosa creatura eretta, su progetto di Filippo Juvarra tra il 1729 ed 1731, per le attività venatorie della Reale famiglia Savoia.

Fronte della palazzina

Fu il mio babbo a portarmi li per la prima volta, avrò avuto circa sette anni e ricordo che rimasi affascinato dalla carrozza di Napoleone: esposta in bellavista in una delle meravigliose stanze affrescate; essa non era certamente una delle cose più straordinarie conservate all’interno ma ricordo che, forse per la grandezza rispetto a me, la trovai meravigliosa.

Non potendo entrare, ho fatto il giro di tutta la Reggia, dunque non mi sono concentrato solo sul fronte o gli interni ma soprattutto sul retro.

E ne sono rimasto estasiato: si distinguono chiaramente il giardino della palazzina e la tenuta di caccia circostante: il complesso, infatti, è inserito all’interno di un vasto giardino geometrico, caratterizzato da un continuo succedersi di aiuole, parterre e viali, che può essere a tutti gli effetti considerato il giardino vero e proprio della reggia. Tale parco, delimitato da un muro di cinta e intersecato da lunghi viali, fu progettato dal giardiniere francese Michael Benard nel 1740.

Retro della palazzina

E mi sono reso conto di quanto anche il retro sia unico ed indiscutibilmente affascinante.

Il fronte è solenne, perfettamente disegnato ed imponente, ma il retro della costruzione nasconde dei segreti che da un certo punto di vista lo rendono ancora più bello: i giardini matematicamente disegnati, il Viale Torino che si apre verso il Monviso, ed infine il parco Naturale ovvero la vera dimora di caccia e se penso che quei giardini ospitarono anche la prima menagerie ovvero giardino zoologico e finanche l’elefante Fritz, allora capisco perchè molte volte ciò che sta dietro le cose, ciò che viene celato o semplicemente difeso da una facciata imponente ha un indiscusso valore.

La bellezza di tutto questo? Innanzi tutto la Reggia parte integrante di una delle residenze venatorie dei Savoia, poi il fatto che sono riuscito a fare un piccolo viaggio mattutino, ed infine che nonostante la pioggia di questa notte il sole sicuramente tornerà. Sempre.

Ascoltami 🙂

QBQM

cercatore di bellezza, inguaribile ottimista e viaggiatore forsennato

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