Per una casa profumata e chic.

Adoro i profumi dell’estate.

La scorsa settimana Anna Mazarese mi scrive “Mauri, sono seria e solo tu mi puoi dare il corretto consiglio: Il profumatore d’ambiente più figo che c’è?”.

A questa domanda mi si è aperto il cuore, mi sono illuminato ed ho preparato con grande dovizia la risposta soprattutto perché, ed Anna lo sa molto bene, io sono un amante dei profumi da corpo e non solo. Ne posseggo circa 120 ed ho il grande dono, quando partecipo ad un percorso olfattivo, di riuscire a distinguerne circa otto senza andare in overdose 🙂

Per me un profumo, oltre ad essere una firma, è soprattutto un abito. Un vestito che deve essere scelto in base all’outfit ed anche l’umore.

A mio parere non esistono fragranze maschili o femminili, esistono fragranze che ci scelgono o che noi scegliamo in base alle fasi o momenti della nostra vita.

Ad ogni modo, poiché la nostra magione siamo noi (quando sogniamo la casa è come se sognassimo noi stessi), è dunque giusto scegliere le corrette fragranze e le modalità di condividerle. In base alla mia esperienza vi sono cinque modi raffinati di arricchire l’esperienza in casa.

Candele: sono avvolgenti, amabili, creative e vigorose; non esiste un momento perfetto per accenderle, esiste però un marchio che a mio avviso è l’Hermès della categoria, Diptyque. Le loro candele sono le uniche in grado dopo pochi minuti dall’accensione di rendere inebriante un ambiente, durare un tempo considerevolmente corretto ed avere una palette di profumazioni veramente impareggiabile. Quella che adoro è Baies.

Profumatori a bastoncino: oltre ad essere un altro elemento di arredo molto sofisticato, magari utilizzando un decanter per il vino, diventano un vero e proprio punto di riferimento della casa, quando passate accanto vi inebriate della nota che avete scelto e quello diventerà il vostro angolo preferito. In commercio ce ne sono migliaia, ma diffidate perché la più parte ormai sono acqua colorata con un po’ di essenza. Noi utilizziamo solo il marchio Dr. Vranjes perché oltre all’ottima ricerca olfattiva garantisce la durata.

Lampe Berger: che dire, un’icona di stile perché la loro collezione di lampade è unica e soprattutto perché hanno uno stupendo ventaglio di essenze. Accendere una lampada è un rito, un modo per riconquistare del tempo per se stessi. Sono estremamente utili per scacciare fastidiosi odori; provate Air Pur non ne potrete più fare a meno.

Carta di Eritrea: quando l’ho scoperta non potevo crederci. Iniziamo dal packaging, stupendo, e successivamente lasciamoci accompagnare dall’intuizione del farmacista piacentino Dottor Casanova che nel 1927 ebbe la stupenda idea di unire muschi, resine ed olii essenziali, gli ingredienti che consentono ancor oggi di mantenere tutta la naturalità di questa inimitabile carta officinale da fumigazione. Unica perché purifica e profuma garbatamente la stanza. Esiste anche un triangolo da porre in auto: il migliore profumatore per auto in assoluto.

Contenitore spray: se invece volete solo ravvivare l’ambiente o renderlo più accogliente all’arrivo dei vostri ospiti o prima di accomodarvi sul divano, allora vaporizzate Soft Cachemire o Red Berries di Zara home, magari il primo utilizzatelo per la stagione autunnale ed il secondo per una fresca serata primaverile ed i vostri ospiti vi domanderanno sicuramente di tornare da voi.

Tutto ciò è bellezza, perché una fragranza racconta di sè del proprio stile, e delle sensazioni che avete deciso di regalare a voi stessi oppure agli amici che ospiterete.

“Spesso diamo tutto per scontato e non ci accorgiamo di quanto bene e quanto bello ci circondi.”

La mia mamma: il punto di riferimento più importante della mia vita.

E’ ciò che oggi mi ha scritto Silvia, la mia vicina di casa quando vivevo a Piossasco, commentando favorevolmente il mio blog.

Lei fu la mia compagna di giochi dalla tenera età di 7 anni fino all’adolescenza. I suoi genitori erano i Maestri Borgiattino conosciuti da tutti in paese, nel 1977 Piossasco era un paesone e via Fontanesi era ancora percorsa dalle mucche accompagnate al pascolo dal papà di Vilma. Renzo e Rosina, genitori esemplari, erano un’istituzione (insieme alle maestre Perassi e Pons) ed io ebbi l’onore di frequentare casa loro, giocare nel giardino e respirare cultura e compostezza.

A soli 7 anni partivamo la mattina e con le nostre cartelle rigorosamente sulle spalle e raggiungevamo la scuola a piedi: durante il percorso che durava circa mezz’ora ci fermavamo alla panetteria Bertotto, al termine di via Solferino, per acquistare la pizza bianca oppure le patatine con la sorpresina.

La casa di Silvia ed il monte San Giorgio.

Il pomeriggio, dopo aver fatto in compiti, scendevamo in strada per giocare insieme a Cinzia, Tiziana, Paolo, Claudia, Massimo, Francesca….

Eravamo i bambini di Via Fontanesi una strada che terminava nei prati dunque non essendoci pericoli, i nostri genitori ci lasciavano liberi di scorrazzare con le biciclette oppure di disegnare il gioco della settimana a terra. Ah si, giocavamo anche ai quattro cantoni!

Inutile dire che i nostri pomeriggi erano molto semplici ed eravamo felici. Sarei prevedibile e dozzinale se scrivessi “Eh certo non c’erano i cellulari”, ah ma che bella scoperta!

Il punto non è questo, ma come afferma Silvia “La vita prima o poi qualche conto lo presenta come é inevitabile che sia, ma nel frattempo abbiamo avuto la possibilità di studiare, viaggiare, avere una famiglia da cui tornare, fare esperienze, innamorarci. “

Vorrei soffermarmi un attimo su “…una famiglia da cui tornare”: ma vi rendete conto di questo? La più parte di noi ha o hanno avuto un padre ed una madre da cui tornare. Stupendo, veramente stupendo. Secondo me ce lo dimentichiamo, troppo spesso.

E poi con Silvia siamo anche partiti con la bicicletta alle 5 del mattino, credo all’età circa di 10 anni, per andare a vedere l’alba. Svegliarsi alle 4:30 uscire alle 5:00, pedalare in direzione Sangano e fermarsi alle 6:00 per salutare il sole che sorge …forse nacque li il mio amore per lo yoga 🙂

E quando tornavamo a casa avevamo una famiglia che ci aspettava.

Grazie.

E voglio concludere con ciò che Silvia ha ancora scritto in merito al mio blog: “Non è una fortuna data a tutti e credo che il tuo celebrare questa bellezza sia un grande atto d’amore per la vita.”

P.s: Silvia Borgiattino scrive molto meglio di me, dunque se volete approfondire come abbiamo trascorso i nostri anni potete acquistare e leggere il suo divertente saggio, il cui ricavato andrà interamente all’Ospedale Agnelli di Pinerolo.

Buon 5781 🍎🍯 Shana Tova Umetuka

“Il senso della consuetudine, seguita da un menu di cibi dolci, è quella di augurare il meglio per il nuovo anno”.

La mia cara amica Roberta di Tel Aviv mi ha inviato un messaggio di augurio per il nuovo anno. È un testo pieno di amore, sensibilità, buon senso e tanta tanta bellezza.

Carissimo, domani sera festeggeremo in Israele e in tutte le comunità’ ebraiche nel mondo il Capodanno Ebraico, Rosh Hashana.
Rosh Hashanà è da molti celebrato come una ‘festa’ e incentrato sulla cena in cui le famiglie si ritrovano in un’atmosfera gioiosa e purtroppo spesso poco consapevole della serietà di quel giorno definito dai maestri come Yom Ha Din, il giorno in cui Dio decide ‘chi vivrà’, chi sarà sano e sereno, chi dovrà perire nella guerra. Non per altro, Rosh Hashana è vissuto dai cabalisti come il giorno di più drammatica rilevanza del calendario ebraico, forse anche più dell’Yom Kippur nel quale Dio invece appare nel Suo volto di compassione e misericordia.

Quest’anno saremo in lockdown e molti sono solo preoccupati di come non potranno festeggiare insieme, dimenticando che Rosh Hashana e’ una festa individuale, dove ognuno di noi prega e chiede di essere iscritto nel libro della vita e della morte, nell’abbondanza e serenità. Certo pregare insieme porta a Dio una preghiera più forte e unita, ma oggi ci è chiesto di dimenticare il mondo superficiale e dei divertimenti e di sapere essere uniti anche se distanti e di sapere unire le nostre preghiere con il pensiero e il cuore.

Ieri notte, mi sono raccolta davanti al mare, per vedere la bellezza della Natura e dell’Umanità, tra le onde, il cielo, le stelle e la luna e nel mio raccoglimento ho fatto una preghiera: quest’anno il mio raccoglimento sarà per tutta l’umanità, perché il mondo possa riconoscere la Luce e che la Salute, Pace e Serenità scendano sulla terra, perché’ questo virus possa sparire così come e’ venuto, perche il mondo possa vivere la magia dei miracoli e saperli riconoscere.

Shana Tova Umetuka – per anno buono e dolce per tutti, al di la’ della proprio religione, perché’ le benedizioni non hanno ne tempo, ne spazio e appartengono a tutti.

Con tutto il mio amore
Roberta

Bisogna sempre avere un foulard, possibilmente di Hermès ☺️

E’ la frase che la scorsa settimana dissi ad Amèlie, la figlia di Laura durante la nostra cena di sushi. Il giorno precedente il tesorino si era rotta un dito (fortunatamente nulla di grave) e dopo esser stata ingessata non aveva mezzi per legare la mano al collo.

Amèlie, arguta creatura di sette anni, alla mia affermazione sgranò gli occhi e con il suo sorriso più disarmante: “Chi è Emmè?”.

Io: Hermès amore, Hermès. Una prestigiosa casa francese di altissima artigianalità che ha scritto la storia dell’eleganza in Francia e non solo. Un’icona di stile per foulard, scarpe, cravatte, cuscini, abiti, gioielli… La maison è dal 1837 sinonimo di libertà di creazione, ricerca costante dei materiali più belli, trasmissione di savoir-faire d’eccellenza.

La settimana successiva Amèlie è dalla nonna (la mamma di Laura) e ad un certo punto dice: “Nonna lo sai cosa mi ha detto Mauri? Che bisogna sempre avere un foulard di Ermè”.

Pronuncia migliorata, messaggio passato, concetto interiorizzato: io adoro Amèlie è così straordinariamente simile a me, che non potrei non amarla.

In realtà ciò che mi interessava trasmetterle era il gusto per il bello ed i foulard di Hermès sono indiscutibilmente belli. Li avete mai visti? Toccati? Sfiorati? Avete mai letto di come li producono? Di come realizzano le stampe? Della qualità che sta dietro a quelle opere d’arte? Un consiglio: fatelo.

Quando andiamo in centro, dico sempre a Davide: “Andiamo a vedere le vetrine di Hermès, quel tempio vale sempre una tappa”. Vi siete mai soffermati davanti? Le cambiano circa ogni tre mesi o forse ancor più di frequente. Sono uniche: una sinfonia di colori, oggetti accostati alla perfezione. Sono un quadro, un’opera d’arte.

Non è detto che amare il bello significhi possederlo, io ad esempio non posseggo un foulard di Hermès, tante volte basta osservarlo, poi chiudere gli occhi immaginarlo e riempirsi l’anima di tanta bellezza.

Il lavoro nobilita l’uomo?

La piramide del Louvre ed il magnifico gioco di luci.

Circa un anno fa rassegnai le dimissioni. Avevo ricevuto un’offerta estremamente interessante da una multinazionale leader nel settore dell’autoveicolo. I criteri che mi spinsero a cambiare furono sostanzialmente tre: l’adesione al progetto Aziendale (non mi riconoscevo più nel modello scelto dalla precedente azienda), il gruppo di lavoro (si erano venute a creare delle frizioni e degli stress inutili nel precedente comitato direttivo) ed ultimo ma non meno importante l’aspetto economico (non essendo uno sceicco, devo lavorare per vivere).

Mai scelta fu più appropriata. Certo cambiare lavoro a cinquant’anni mi creò un po’ di stress: uscire dalla zona di comfort, cambiare città, dover conquistare la fiducia dei collaboratori, costruire un nuovo ruolo erano certamente aspetti di non poco conto ma la mia inguaribile curiosità ed ottimismo mi aiutarono e feci la scelta con consapevolezza e serenità.

Nel mio percorso professionale ho cambiato molte aziende, ho avuto modo di esperire parecchio e di confrontarmi con tantissime persone. Nel bene o nel male sono stati tutti momenti di crescita professionale (anche quelli negativi: si impara cosa “non fare” anche da un capo incapace) e personale: ho avuto modo di imparare da tutti e di poter scrivere tante belle pagine.

Non so se il mio percorso si possa definire una carriera sfolgorante, ma il punto non è questo. Ho sempre voluto fare bene il ruolo che mi veniva affidato, con impegno, serietà e dedizione. Rispettando i colleghi, i collaboratori oppure i partner. E soprattutto sono sempre stato me stesso, con i miei limiti e le mie passioni. Sono un ottimista dunque non avrebbe senso non esserlo sul lavoro.

Ho avuto soprattutto la grandissima fortuna di gestire progetti che mi divertissero, non lo dico a caso ma con cognizione di causa.

Ho ancora presente l’emozione quando dieci minuti prima dell’inaugurazione di un evento organizzato per Eni al Louvre – un cocktail dinatoire a favore di un’esposizione d’arte – osservai i primi ospiti, fra cui tante personalità del mondo politico e dello spettacolo, la piramide e l’edificio del Louvre interamente dipinti dal colore giallo delle luci, e mi commossi: tutto quello era anche opera mia e di circa una sessantina di persone che avevano collaborato con me a quel progetto.

Alla mia sinistra Annalisa Messa e Patrizia Bonzio due formidabili donne che hanno creduto in me

Ma soprattutto il mio percorso professionale è stato pregno di incontri: persone ricche umanamente e culturalmente. Ho interloquito con operai, impiegati, imprenditori, segretarie, assistenti, manager, amministratori delegati, ed anche panettieri. Donne e uomini che mi hanno dato tanto, soprattutto motivi per crescere ed evolvere.

Credo quindi di poter affermare che il lavoro, se costruito con gli altri per dare vita ad un bel progetto, nobiliti certamente l’uomo.

Ed anche questo è una magnifica bellezza!

E questi siamo noi ❤️

Davide ed io nel deserto del Negev – Israel

Una coppia che cresce insieme da ben 6 anni. Ci siamo incontrati in un momento in cui io non cercavo una relazione, anzi esattamente il contrario. Ero single da circa 4 anni e non avevo alcuna intenzione di impegnarmi. E invece un ragazzo su una 600 blu mi ha stregato.

Il nostro patto è molto semplice: io sto con te solo se mi fai stare meglio di come starei da solo.

E fino ad ora ha funzionato egregiamente.

Abbiamo un sacco di interessi in comune, primo fra tutti i viaggi: un amore spudorato, folle ed unico. Non abbiamo ancora terminato un’esperienza che stiamo già prenotando la prossima.

Il primo viaggio fu Israele 🇮🇱. Ricordo ancora che prima di partire pensai: “se regge questo viaggio posso andare con lui ovunque” non perché sia un Paese particolarmente pericoloso anzi, non è però una metà che un ragazzo di 22 anni credo sceglierebbe.

Israele è un po’ come noi: frizzante, accogliente, unico, determinato, sempre alla ricerca della novità, instancabile, con radici solide, inesplorato, solare e potrei continuare per ore!

Davide ha saputo accogliermi con grazia, sensibilità e pazienza, tanta pazienza direi: io avevo 44 anni all’epoca e non avevo mai convissuto. Nemmeno lui ma con 3 fratelli immagino fosse più semplice. Ed io credo di avere difetti per almeno 10 fratelli 😂

Non gli dissi subito la mia età, ricordo che ad una sua lecita domanda affermai “attorno ai 40…”; un giorno ci dovemmo iscrivere in palestra dunque domandarono le nostre date di nascita; Davide non disse nulla se non dopo essere usciti e la sua frase fu “ah e così hai 44 anni”.

E da quel momento la mia età fu pubblica (che disperazione 😂).

Un giorno in Africa due energumeni (italiani ci tengo a sottolinearlo) ci chiesero “cosa c’è tra di voi?” Io risposi: “21 anni di differenza!”

Tutto questo è bellezza ed anche di più.

Il viaggio.

Le mie fedeli compagne.

La prima volta che salii su un aereo fu a 16 anni quando andai a Londra per studiare. Fu un’esperienza indimenticabile perché era una tappa importante per scoprire il mondo. Non avevo paura di volare, al contrario ero eccitato perché avrei potuto studiare inglese, conoscere nuove persone, scoprire una capitale ed un nuovo Paese.

Per me il viaggio è tutto questo e molto di più.

Incontrare nuove culture, conoscere persone, gustare cibi, perdermi nella natura, percorrere nuovi viali, provare hotel e ristoranti, scoprirmi diverso ogni istante e mettermi alla prova.

Io penso che il denaro utilizzato per viaggiare sia investito e non speso.

Guardare, dialogare ed ascoltare le persone è una fortuna inestimabile, soprattutto se appartengono ad una cultura diversa dalla mia.

Non ho mai smesso di farlo e finché potrò salirò su un aereo per attraversare i confini e gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Le esperienze più preziose, le emozioni più forti e profonde che serbo nel mio cuore le ho esperite in Namibia, Sudafrica, Maldive, Iran ed Israele, cui dedicherò degli articoli successivamente.

Ogni viaggio è un percorso che, nel mio caso nasce dall’anima perché ho bisogno di arricchirla e torna all’anima perché la deterge, la rinnova e la nutre di immenso amore.

Ora ditemi se questa non è bellezza.

Ecco da chi tutto ebbe inizio

Ritratto di una famiglia felice.

I miei genitori. Sono loro che mi hanno amato fin da quando mi misero al mondo, e credo ancora prima.

Mamma Luciana e Papà Carlo sono gli artefici, coloro che mi hanno forgiato grazie al loro amore, pazienza, saggezza, cura, dedizione, sacrifici e talvolta anche sbagli.

La loro bellezza non è solo fisica: dietro agli occhi verdi di papà (che vorrei avere anche io ) e la voce di mamma (canta benissimo Mina) c’è un cuore , un amore immenso. Non posso che essere grato alla vita per avermi regalato dei genitori così.

Non mi hanno mai fatto sentire solo, anche quando mio papà arrivava tardi dal lavoro perché da buon self made man ha sempre lavorato tantissimo, oppure quando mamma un po’ pigra e poco amante della cucina non sempre mi faceva trovare un pranzo luculliano.

Poco importa.

Mi hanno insegnato il rispetto, la dedizione al lavoro, l’ordine, la pulizia, l’umiltà, il bisogno del confronto, la voglia di scoprire il mondo e la cultura.

Credo che ognuno di noi sia per gran parte il prodotto dei genitori, e credo di poter affermare che loro abbiano creato un discreto prodotto. Le lacune ed i difetti sono miei, i pregi sono merito loro.

Papà e mamma ci sono sempre, in qualsiasi momento anche di notte oppure la mattina presto; sono sempre stati pronti ad aiutarmi sia moralmente che economicamente.

Mi rendo conto di essere stato tanto fortunato ad avere loro come genitori e mi sento molto responsabile perché non posso tradire il loro esempio, non posso lavorare male – mio padre non se lo perdonerebbe mai – e non posso fare le orecchie alla pagina quando scrivo – mia mamma ne avrebbe a male e la strapperebbe per farmela riscrivere.

I miei genitori sono unici, proprio come lo sono per voi i vostri, non vi pare dunque una straordinaria bellezza?

Perché questo blog?

Sono un inguaribile ottimista ed amo la vita in modo quasi bulimico. Non credo che queste siano delle qualità di poco conto e quindi devo innanzi tutto ringraziare i miei genitori per avermi messo al mondo e regalato tanta gioia di vivere.

Onestamente non ricordo quando iniziai ad essere un entusiasta della vita, ma so per certo che molti dei miei followers di Instagram o Faceboook mi riconoscono il fatto che io riesca a vedere la bellezza in ogni azione quotidiana e soprattutto la sappia tradurre con parole, foto, viaggi, gioia e sorrisi.

Le persone trovano piacevole trascorrere del tempo con me e, giuro non mi sto vantando, questa è la verità.

Quando scatto una foto, incontro una persona, preparo la tavola, mi vesto oppure faccio una riunione, cerco sempre la bellezza degli altri, delle cose e degli instanti. E la trovo. Come ci riesco? Non lo so.

Sono stato spinto a scrivere questo blog dal mio compagno Davide, un ragazzo di 29 anni che nonostante i miei innumerevoli difetti ha deciso di amarmi e di stare non me. Non vi sembra già un bel motivo per essere felici?

Ieri Davide mi ha detto: “Apri un blog, potrai raccontare la tua esperienza con la bellezza, il tuo amore per i viaggi, oppure esprimere il tuo parere su un buon ristorante o molto più semplicemente raccontare la tua esperienza in un negozio che hai particolarmente apprezzato”.

Ed eccomi qui davanti a voi, in modo molto semplice: la bellezza è anche questo condividerla con voi.

Ad maiora.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: