I ❤️ TA

Israele, Agosto 2013.

Ricordo che quando dissi “Vado in Israele”, la reazione di alcuni fu: “Ma è pericoloso!”

Oggi posso affermare con estrema serenità che è vero, è pericolosissimo, perché è una terra dove vorresti tornare, ritornare e visitare ancora.

Tel Aviv è uno dei più interessanti osservatori sul mondo che esistano, New York a confronto è il cimitero degli elefanti: presuntuosa perche la sua fama negli anni ‘80 la precedeva si è accartocciata su se stessa da parecchio tempo. Lei al contrario è una metropoli fertile, interessante, cangiante, scoppiettante, quando la vivi percepisci che c’è fermento culturale, economico ed innovazione. E’ una città giovane e come tutti gli adolescenti, sebbene sbagli, ha la forza ed il coraggio di rialzarsi, possiede un coté nuovo ed uno un po’ decadente è infatti normale ammirare grattacieli accanto a case ancora distrutte dalle bombe.

“The sin city” altrimenti definita, e mai locuzione fu più azzeccata, non tanto per il valore semantico rispetto al termine “peccato” ma per tutto ciò che di bello ruota attorno al sostantivo: bar aperti tutta la notte, un coacervo di culture e di contaminazione favolose, il bisogno spasmodico di movimento, condivisione ed accettazione dell’altro e del diverso.

Gli Israeliani sono dei combattenti, si sono sempre dovuti difendere, dunque le loro modalità di interazione sono semplici, chiare e dirette (schema relazionale che forse può intimidire una cultura “democristiana” come la nostra), e poi non hanno il culto del “finish” perché le loro case non possiedono un perfetto layout da rivista patinata ma stai pur certo che le magioni sono sempre aperte ad accoglierti, anzi è un onore per loro riceverti in seno. Semplici e diretti si, ma tra i più sofisticati al mondo per pensiero e credo.

Ho avuto la fortuna di essere ospite di Roberta, la mia cara amica di TA, che ricordo mi mise a dura prova prima di fidarsi di me professionalmente, e giuro non mi sono mai sentito ospite bensì parte della sua famiglia, alcune volte anche parecchio allargata – una sera arrivai a casa e c’erano ben 14 bambini, la somma dei suoi figli e quelli di sua sorella 😂

L’unico timore che avevo era quello di sbagliare frigorifero o posate, avendo zone separate per rispettare la legge Kosher sulla divisione delle carni dai latticini ed ammetto alcune volte di avere anche sbagliato; scusami Roberta 🤗

E poi c’è anche la bellezza fisica, molti Israeliani sono statuari. Sono il perfetto melting pot, sia gli uomini che le donne sono attenti alla cura del fisico. Non ho mai visto così tante persone belle nella stessa città. Occhi verdi e profondi, denti bianchi e labbra disegnate. Unici.

TA mi ha profondamente segnato, ancor oggi riesco chiudere gli occhi e posarli sulla città la sera al tramonto: la prospettiva che ogni tardo pomeriggio godevo dalla terrazza al numero 36 di Golomb Street, Giv’atayim il quartiere dove ho vissuto preziosi momenti di bellezza emotiva.

Il tempo è mio.

A quarant’anni persi la mia migliore amica, provai una sofferenza atroce ma Lauretta dopo l’amore dei suoi figli mi fece un altro immenso regalo: una diversa cognizione del tempo.

Fino ad allora avevo esperito lutti ma tutti parte del flusso della vita: nonni, zie, prozie eccetera. La separazione da una persona che ha la tua stessa età non è esattamente la stessa cosa.

Cambiai allora atteggiamento verso l’utilizzo del mio tempo. Così:

Sorridere. Sempre.
  • Coscienza della vita: con grande lucidità devo sapere che sono già ben oltre la metà (magari mi fosse concesso di superare i 100 anni), e tra l’altro ciò che potrò fare tra vent’anni sarà diverso rispetto a quello che facevo dieci anni fa.
  • Responsabilità dell’impiego: il tema non è l’iperattività, si può anche riposare o rimanere un intero pomeriggio a letto, l’importante è avere deciso scientemente che quella porzione di tempo la utilizzo in quel modo e ne voglio trarre giovamento.
  • Valorizzazione del tempo: trasformo il valore economico del bene che desidero acquistare in valore temporale, ovvero sono disposto a comprare quell’oggetto sapendo che per possederlo dovrò impiegare tot ore della mia vita?
  • Rispetto del momento altrui: prima di coinvolgere altre persone mi domando se abbia senso e mi possa permettere di farlo. In sintesi: rispetta se vuoi essere rispettato. Evito inoltre giri di parole inutili, dico le cose come stanno, anche a rischio di sembrare duro, crudo e spietato, con tanta trasparenza e chiarezza.
  • Amore delle rughe: da quando ho interiorizzato che “l’involuzione del corpo” è un aspetto inevitabile sono diventato più bello ed attraente. Sono più interessante oggi rispetto a vent’anni fa.
  • Serenità di essere: io sono fatto così, non devo piacere a tutti: mi aiuta a vivere la vita con più leggerezza e non sprecare ore a cercare compromessi che non portano da nessuna parte: “Non ti vado bene? No problem: ci sono mille altre persone nel mondo”
  • Aumento del benessere: ogni azione che faccio deve farmi stare meglio. Il contratto di coppia che abbiamo Davide ed io è molto semplice: “Io sto con te solo se mi fai stare meglio di come starei da solo”. ( Ecco chi siamo )
  • Ansia da prestazione: non potrò mai fare tutto nella vita, non avrò così tanto tempo per viaggiare e vedere tutti gli angoli del mondo o ancora leggere tutti i libri che voglio. Scelgo la qualità? No, il piacere.
  • Ottimismo: ogni mattina mi alzo e sono immensamente felice di vivere, conscio che ho a disposizione innumerevoli secondi, minuti ed ore e la scelta è mia.
  • Ricerca della bellezza: ogni persona, oggetto, animale, attimo hanno dentro una forma di bellezza. La cosa più bella è scoprirla, esaltarla e provare a renderla nostra.

Queste sono le mie regole e cerco di metterle in pratica ogni giorno. Solo così sarò in grado di vivere bene la bellezza del mio tempo.

Le 5 forme di eleganza.

Mi sono spesso domandato, nel mio percorso alla ricerca della bellezza, se ed in che modo essa sia correlata con l’eleganza e se sia possibile definirla. Non è mia intenzione scrivere un trattato filosofico, studiosi ben più importanti di me si sono già espressi, ho però il piacere di condividere il percorso del mio ragionamento.

Non esiste una sola forma di eleganza, mi rifaccio infatti al principio di Goleman secondo cui esistono più forme di intelligenza. Scopriamole.

L’Eleganza d’Animo: è forse la più preziosa perché il dono dei nostri genitori. La sensibilità, l’attenzione, il senso del rispetto, del dovere, il senso civico sono tutte caratteristiche che ci vengono trasmesse nel piccolo cerchio famigliare e solo grazie a mamma e papà coltivate e nutrite. L’espressione più bella è l’apertura verso gli altri.

L’eleganza Intellettuale: nasce dell’educazione e dunque sempre dai nostri genitori, ma può e deve essere ampliata ed arricchita. Le letture ed i viaggi secondo me sono un buon modo per far crescere questa forma d’arte. L’espressione più completa è la curiosità ed il bisogno di raggiungere la nobiltà mentale.

L’eleganza Gestuale: nasce dentro e migliora con il tempo. In pochissime persone è innata, in talune non potrà mai fiorire, in altre ovvero coloro che hanno avuto la fortuna di ricevere le prime due, si sprigiona nella fase adulta della vita. Si traduce straordinariamente nel saper accogliere gli altri e nello sguardo.

L’Eleganza Estetica: è tutto ciò che risulta visibile ai molti. Non sempre è naturale, talune volte è costruita e chi possiede le prime tre forme se ne accorge immediatamente. La si può migliorare, affinare ed addirittura costruire a tavolino: un bel vestito è espressione di questa forma ma l’abito fa il monaco per metà. Saper scegliere un gioiello, un arredo o comporre un outfit sono la sua forma più rappresentativa.

Infine c’è la quinta che è la somma parziale o totale delle precedenti. La chiamerei l’Eleganza della Bellezza, che è l’obiettivo verso cui tendere perché lei ci può aiutare ad arricchire il nostro percorso terreno.

La vostra bellezza è nell’aver letto questo mio scritto ed esprimere se volete il vostro pensiero nei commenti. 🤗

Ecco l’articolo letto da me

Perché QBQM?

Sudafrica, Cape Town 27 ottobre 2019.

Ero giunto al termine di un meraviglioso percorso in auto: il Chapman’s Peak Drive una delle strade sul mare più spettacolari del mondo. Questa strada costiera rocciosa inizia dal pittoresco porto peschereccio di Hout Bay e si innalza sensibilmente fino al Chapman’s Point, regalando panorami mozzafiato delle baie sabbiose sottostanti, per raggiungere nuovamente i livelli più bassi nella bellissima area di Noordhoeck.

Percorrere quella strada costa 42 Rand, e ricordo perfettamente che quella fu l’unica volta in Sudafrica in cui non riuscii a pagare con la carta di credito, o meglio non avevano un pos che accettasse le mie. La donna nella guardiola però, visti i miei occhi supplicanti, si recò all’interno ed uscì con un nuovo pos. Non chiedetemi chi pagai ma fatto sta che riuscii ad accedere a quel paradiso.

Quando arrivai al termine, ed essermi fermato almeno una ventina di volte (mi accadde sovente durante quel viaggio), pensai “Ma quanto sono fortunato a godere di così tanta bellezza?” Pubblicai dunque la foto che vedete qui sotto, la relativa didascalia e per la prima volta conclusi con “Quanta bellezza in questo mondo 🌍❤️🙏”. E da quel momento è diventata la firma o pay-off di molte foto che pubblico durante i nostri viaggi.

In Sudafrica mi emozionai così tanto che addirittura piansi (a cape Agulhas) perché non è da tutti poter viaggiare, non soltanto perché ci vogliono quattrini ma soprattutto per l’attitudine al viaggio ovvero quel bisogno innato di scoprire e lasciarsi scoprire. Io ho avuto tre immense fortune nella mia vita: dei genitori che mi hanno lasciato libero di esplorare il mondo, la curiosità che mi ha sempre animato e non ultimo un compagno che come me ama viaggiare al di sopra di ogni cosa.

QBQM, questa semplice frase, se volete anche banale, è la mia filosofia di vita: cercare, esaltare e vivere la bellezza utilizzando bene il mio tempo.

Lo trovate ancora banale? Allora provate a pensare a quante volte avete sprecato ore per cose inutili, non vivendo pienamente l’attimo a vostra disposizione oppure quando avete rinunciato ad un micro viaggio per indolenza o pigrizia, o ancora la volta in cui non avete goduto della bellezza del sorriso dei vostri genitori o figli o partner perché eravate distratti da cose che con il tempo avete scoperto essere irrilevanti.

Ne converrete dunque che troppo spesso sprechiamo tempo prezioso per delle quisquilie.

Pensateci, bene.

Ecco allora il monito che mi ripeto ogni giorno: “Cerca, vivi e ama la bellezza del mondo iniziando da te stesso perché tu ne sei parte e puoi diventare creatore di bellezza.”

Davidouille is the new Ratatouille.

Io non amo cucinare, Davide si. Mi stufo anche a fare il sous-chef ovvero quello sfigato che taglia verdure come se non ci fosse un domani.

Non che Davide sia il nuovo Cannavacciuolo intendiamoci, ma ci mette così tanta passione che mi fa tenerezza.

Io sono super ordinato, lui diciamo un po’ meno? Io voglio la cucina intatta lui la vuole utilizzare.

Io dimentico anche cosa ho mangiato dieci minuti prima, lui sogna tutta la settimana il brunch della domenica, ricorda con estrema dovizia di particolari tuuuuuutti i piatti che gustiamo nei ristoranti e si uccide di ricette per preparare il pasto domenicale.

Pancake riusciti bene 😂

Nonostante tutte queste difficoltà siamo arrivati ad una conclusione, o meglio Davide è riuscito tra la cucina ed il terrazzo a ritagliarsi il suo spazio per sperimentare la cucina alla Davidouille. E gli riesce abbastanza bene tranne quando la mattina si alza alle 06:30 ma non è ancora sveglio (il suo processo di sveglia completa giunge a compimento verso le 10:00) e provando a fare i pancake 🥞 fà abbrustolire loro, padella e tavolino di appoggio. Ma tant’è.

Il risultato di questa domenica autunnale lo vedete nelle foto: direi bello alla vista (te credo ho fatto le foto con l’iPhone 11), ben presentato (ci abbiamo messo dieci minuti per pietanza 😂), adorabile al gusto (lo amo tanto).

La bellezza in tutto questo? Io sono andato a yoga e lui è rimasto a casa a cucinare tranquillo (perché senza uno che ti soffia sul collo è meglio), lui si è divertito ed anche io. Tornare e scoprirsi entrambi soddisfatti è semplicemente bellissimo.

Messaggi vocali? Upperlacarità.

Io vorrei sapere chi ha inventato i messaggi vocali.

Allora, partiamo da un assunto moooolto semplice: a cosa serve un telefono? A telefonare. Le funzionalità aggiuntive degli smartphone oggi permettono di inviare messaggi scritti, foto e video e fin qui ci siamo e condivido, ma il messaggio vocale proprio non lo sopporto. Ed ora vi spiego il perché:

  • Sei di corsa? Non puoi editare un messaggio? Allora rilassati, finisci ciò che devi fare e poi rispondi al mio messaggio. Ricordati che quando non esisteva il cellulare non è mai morto nessuno se il tuo dispaccio giungeva al destinatario mezz’ora dopo.
  • Sei ancora di corsa e ti devi mettere d’accordo per un appuntamento? Te-le-fo-na! Circa una settimana fa ho assistito ad una scena kafkiana: due persone che si dovevano incontrare di li a poco ed invece di telefonarsi si spedivano vocali e non si capivano….follia.
  • Hai voglia di fare sentire la tua voce perché pensi sia bella? A maggior ragione telefona.
  • Vuoi essere posh e girare con il cellulare tra le mani come una sedicenne registrando messaggi? Innanzi tutto ricordati che ne hai trenta, quaranta o cinquanta suonati, hai pure qualche ruga e comportandoti così non esalti la tua eleganza. Ah se per questo nemmeno una ragazzina la sottolinea….
  • Sei in auto e non puoi scrivere? Prova a pronunciare: “Hey Siri, chiama Davide!”, ti garantisco che lei sarà ben lieta di farlo. Tra l’altro i messaggi di whatsapp si possono anche dettare, lo sapevate vero?

E poi diciamocela tutta: la maggior parte delle persone non possiede il dono della sintesi e tantomeno ha la voce di Mina, quindi io non vedo perché devo essere obbligato ad ascoltare i loro folli deliri. Già perché nel frattempo magari mandano anche una mail oppure asciugano il moccolo della figlia o ancora parlano con un cliente. Inoltre quando ricevi un messaggio vocale e lo fai partire perché pensi che sia veramente fondamentale ascoltarlo, solitamente sei nel bel mezzo di una riunione o una cena, ti si alza il volume e dall’altra parte senti un gracidare di rane, squillare di telefoni, infanti urlanti o ancora un Moolinex rotante e poi la tua amica che dice “ehm…..senti, allora………(sta per dire qualcosa poi silenzio)…………..senti, cioè per stasera pensavo che …… (silenzio)………. Greta stai ferma! Oddio c’è una zanzara che mi ha punto…… Oddio! mi verrà un bugnone…….” e via di seguito. E tu rimani basito cercando di capire se la tua (ormai ex) amica stia incidendo la nuova versione di Ulisse seguendo il suo stream of consciusness oppure sia tutto vero e quindi abbia completamente perso la sua dignità.

In sintesi: il messaggio vocale è brutto, brutto ed ancora brutto, ruba del tempo alla vittima che lo riceve, non lo fa guadagnare a chi lo invia e normalmente la voce di chi lo incide non è per nulla “secsi”.

Davide mi disse: “Scriverò sul mio stato di whatsapp che non ascolto i messaggi vocali” , io ribattei “Scusa ma poche persone leggono gli status” e lui rispose: “Non è più un problema mio”.

Ora ditemi come potrei non amarlo 🙂 e soprattutto questa è bellezza.

+ sorrisi e – vocali 😂

Skygarden427

Torino, Ottobre 2015.

Fu la prima volta che vidi Skygarden427, erano almeno sei anni che cercavo una casa con terrazzo a Torino, ne avevo viste una trentina ma nessuna di loro mi convinceva.

In realtà fu Davide ad illuminare la mia ricerca. Ricordo perfettamente la prima volta che andai a casa sua e mi resi conto che invece di cercare una casa di cento metri quadri (la magione di Piossasco dove abitavo precedentemente era di quella dimensione) potevo vivere in una casa più piccola. Davide affittava una mansardina bohémienne di fronte alla Tesoriera, il nido dove vivemmo l’inizio del nostro amore.

La settimana successiva lessi l’annuncio su un sito di immobili, chiamai l’agente e andai a vederla. Ricordo come fosse oggi la mia emozione appena entrai ed il cuore che batteva a mille quando vidi il terrazzo e posai lo sguardo sulla catena di montagne che disegna l’orizzonte. Dal Monviso – il Re di pietra – al Monte Rosa, e poi ancora la Sacra ed il Monte San Giorgio, il gigante che protesse le mia infanzia.

Quando trovi la tua casa lo senti dentro. È immensamente vero. La visitai mi emozionai e la volli.

I lavori di ristrutturazione durarono circa quatto mesi sebbene il terrazzo lo terminai a luglio. Parecchi intoppi ma ne valse la pena. Come afferma la mia amica Anna: “Tu riesci a vedere il bello anche dove apparentemente non c’è”.

Aprile 2020, il Tea del pomeriggio

A distanza di cinque anni posso affermare che Skygarden427 sono io, l’ho fatta a mia immagine e somiglianza. Lei è fedele al mio stile perché sobria nei toni e negli spazi; rappresenta la mia personalità (ricca e cangiante come il giardino pensile che ho creato) ed è elegante: indossa arredi e suppellettili senza tempo.

Infine è unica perché ha vissuto tutta la storia del mio amore con Davide, dai weekend alla convivenza, passando per il lockdown: mai periodo fu più propizio per la nostra relazione.

La mia analista diceva sempre: “Maurizio, se lei sogna la sua casa sta sognando se stesso: la casa siamo noi”. Le persone che abbiamo avuto il piacere di ricevere come ospiti dicono che Skygarden427 è bella. Vorrà dire qualcosa?

P.s.: Lei ha sia un profilo Instagram Skygarden427 che una pagina Facebook Skygarden427

Farsi rispettare significa amare se stessi.

San Diego, California agosto 2018

Erano gli ultimi giorni di una complicata vacanza ed avevamo deciso di soggiornare in un hotel a San Diego, la cui promessa era “Relax in un contesto elegante”.

Promessa completamente disattesa: piscina con orde di bambini ma soprattutto genitori incapaci di gestirli, camera con moquette poco pulita, parcheggio a pagamento ad un prezzo esorbitante, caffè gratuito dalle cinque alle sette del mattino (scusa mi stai prendendo in giro?), personale della reception superficiale ed incapace e vi posso garantire che Estancia La Jolla Hotel & Spa si fa pagare molto profumatamente.

La sera del primo giorno mi presento alla reception e chiedo di poter incontrare il direttore che mi dicono essere in una riunione. Salgo dunque in camera, scrivo una mail a Booking ed attendo di essere richiamato. Il giorno prima della partenza vengo convocato (accidenti quanto lavoro ha questo signore) e mi accomodo. Con una lucidità estrema faccio presente tutte le mie lamentele e concludo chiedendogli cosa lui avrebbe fatto al mio posto. Il direttore che fino a quel punto non aveva proferito parola mi domanda: “Cosa posso fare per lei? – Risposta: “Data la gravità dei problemi e delle mancanze io sono disposto a pagare la metà del prezzo perché non ritengo che il vostro servizio sia da cinque stelle”. Il direttore, un uomo sui 35 anni, mi guarda e mi dice: “Done!”.

L’ultimo giorno al nostro check-out pagammo la metà del prezzo.

Ora, il vero tema non è quanto io sia stato bravo od esigente, ciò che vorrei passasse è che secondo me c’è un forte legame tra la bellezza e la dignità di farsi trattare bene, di sapersi belli e meritevoli. Non è una questione di soldi, io credo che sia sbagliato pensare “pago dunque devo avere”, la base invece deve essere un’altra ovvero l’amore per se stessi, la lucidità e la capacità di esprimere il proprio disappunto.

Una persona con una buona autostima, ottiene molto più di un’altra che è insicura e che magari proprio per questo suo limite può risultare anche più arrogante nel momento in cui fa presente le lacune.

Chi ama se stesso, garbatamente, con aplomb, tranquillità e sicurezza sa farsi valere.

Insomma saper esigere il giusto trattamento, sapersi valorizzare, saper chiedere quello che ci spetta e si merita è fondamentale ed è di una bellezza straordinaria.

QBQM

cercatore di bellezza, inguaribile ottimista e viaggiatore forsennato

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